Durante un’intervista rilasciata al Festival della TV di Dogliani, in Piemonte, il direttore del TgLa7 Enrico Mentana ha affrontato il tema della linea editoriale della rete per cui lavora, affermando che l’emittente e i suoi programmi manifestano un chiaro posizionamento contrario al governo guidato da Giorgia Meloni.
Nel corso del suo intervento, Mentana ha espresso diversi apprezzamenti nei confronti dei conduttori e del direttore di rete Andrea Salerno, precisando a più riprese che le sue considerazioni non costituiscono una critica, bensì una «constatazione».
Secondo il direttore del telegiornale, tale orientamento «netto e marcato» è riscontrabile nell’omogeneità dell’offerta televisiva, evidenziando come tutti i programmi della rete condividano la medesima impostazione, gli stessi ospiti e il medesimo orientamento politico.
A supporto di questa analisi, Mentana ha citato la frequenza delle presenze dei leader delle principali forze di opposizione, sottolineando che nell’ultimo anno solare la televisione ha ospitato Elly Schlein e Giuseppe Conte almeno un centinaio di volte, riservando al contrario uno spazio decisamente minore ai rappresentanti dell’esecutivo e del centrodestra.
Nel descrivere la dinamica interna ai talk show, il giornalista ha utilizzato una metafora per spiegare come vengono percepiti gli interlocutori in studio, affermando che in ogni trasmissione si trova un ospite che si muove come se fosse a casa propria e uno che appare in trasferta, ovvero uno posizionato idealmente in poltrona e l’altro sui carboni ardenti.
Le dichiarazioni del giornalista Mentana
Sotto il profilo dei risultati, Mentana ha riconosciuto l’efficacia di questa formula, confermando che l’impostazione attuale genera riscontri positivi in termini di ascolti e di gradimento del pubblico, ma ha aggiunto che evitare di parlarne equivarrebbe a non voler vedere «l’elefante nella stanza».
L’intervento a Dogliani fa seguito ad altre dichiarazioni rilasciate precedentemente da Mentana, come l’intervista alla trasmissione Tv Talk su Rai 3, in cui aveva definito La7 una «tele-anti-Meloni» per l’evidente contrapposizione alla cosiddetta «tele-Meloni».
In questa nuova occasione il direttore ha approfondito l’argomento, definendo eccezionale la scelta di un posizionamento così esplicito per un’intera rete e dichiarando che si è cercato di trasformare La7 nella nuova Rai 3, senza però che vi fosse la presenza di una nuova Rai 1 o di una nuova Rai 2.