Qual è la via d’uscita per l’automobile? Ben prima del phase out all’elettrico, previsto tra il 2030 e il 2035, diminuiranno le auto in Italia e chi ne avrà bisogno ricorrerà, nelle città in cui saranno disponibili servizi, al car sharing o al noleggio, sia a breve che a lungo termine
Così titola un importante articolo di “Fleet manager” di luglio-agosto 2022, rivista di nicchia che si rivolge a dirigenti che gestiscono le flotte auto aziendali e degli autonoleggi: qualche centinaio di manager che acquistano ogni anno un quarto delle auto nuove vendute in Italia. Pochi e poche le auto rispetto ai colleghi tedeschi, dove la quota di mercato delle flotte supera il 60%, dove le famiglie, quando non usano l’auto aziendale, acquistano l’auto all’usato. Ebbene, cosa vogliono dirsi tra loro i gestori delle flotte auto con il titolo “l’auto non è più per tutti”?
“Oggi gli italiani si muovono in auto più di quanto facevano prima della pandemia. Nonostante ciò, il mercato degli acquisti è praticamente fermo e il parco circolante continua a invecchiare. Sta aumentando il “divario di mobilità” tra chi può permettersi le auto con nuove immatricolazioni (in particolare SUV e vetture grandi) e chi invece non può farlo e si affida alla propria vecchia auto.” Sono infatti sempre meno le famiglie italiane che possono comprarsi l’auto nuova: – 20% le vendite a luglio 2022 nel confronto con i primi 7 mesi del 2021, -35% rispetto ai primi 7 mesi 2019. Nel 2021 si sono radiate (1.439 mila rottamate o vendute usate all’estero) tante auto quante se ne sono acquistate (1.456 mila contro), il parco auto invecchia ma non cresce più, anche se con i suoi 39 milioni rimane sempre superiore alle patenti abilitate a guidarle.
Ma soprattutto, aumenta il “divario”: mentre il potere d’acquisto dello stipendio medio (dati Ocse) è leggermente inferiore a quello di 10 anni fa, il prezzo medio di acquisto di un auto nuova (dati UNRAE) è passato da 18.857 euro del 2012 a 24.891 euro del 2021, il 32% in più! Anche le city car, il segmento più economico, quello della Panda, il prezzo è cresciuto del 25% in dieci anni. Usiamo percentualmente l’auto per spostarci più del 2019 (prima del Covid), ma percorriamo meno chilomentri di allora (ancora ad aprima 2022, eravamo a -1,9% di consumi di carburanti): non c’è da stupirsi, con i prezzi raggiunti dalla benzina e dal gasolio, che la prima rinuncia sia proprio per i viaggi troppo lunghi.
E ancora la conversione all’elettrico non c’entra proprio nulla. L’auto elettrica rappresenta solo il 5% del mercato, i prezzi d’acquisto elevati, ma decisamente calanti, i prezzi di rifornimento e di gestione dimezzati rispetto alle auto tradizionali. Non si capisce perché l’elettrico sia così osteggiato dai populismi e dalle destre in Italia (per altro solo Lega e FdI), mentre appunto l’elettrificazione sembra per il futuro dell’industria dell’auto europea l’unica salvezza possibile, quando i prezzi d’acquisto scenderanno sino a equiparare le auto a combustione. Secondo tutte le previsioni, tra il 2025 e il 2027. Vedremo.
Quale dunque la via d’uscita possibile per l’automobile del prossimo futuro? Ben prima del phase out all’elettrico, previsto tra il 2030 e il 2035, diminuiranno le auto in Italia e chi ne avrà bisogno ricorrerà, nelle città in cui saranno disponibili servizi, al car sharing o al noleggio, sia a breve che a lungo termine. Oppure al mercato dell’usato. Invece dei bonus all’acquisto, il governo dovrebbe agevolare l’acquisto di auto elettriche da parte delle flotte aziendali e di noleggio, consentendo di scaricare l’iva e riducendo la tassazione anche per l’utente finale: perché l’iva sul taxi è zero, sul volo aereo è al 5%, sui biglietti dell’autobus al 10% e sullo sharing e il noleggio al 22%. Mentre un’auto elettrica entra in flotta ora e tra 3 anni diventa un appetibile acquisizione all’usato per le famiglie, visto che la durata media della batteria è di 15 anni.
I petrolieri e la destra populista hanno lavorato bene: incentiva auto sempre più care ai ricchi e tassa i mezzi pubblici e le auto a noleggio alla metà degli italiani che l’auto, quando ne hanno proprio bisogno, la comprano solo usata. Per inciso, mentre all’estero l’auto usata ha pochi anni ed è già ibrida, da noi ha una età media di 10 anni e puzza tanto inquina. Solo per poveracci. Già oggi quindi, l’Italia vista delle auto in strada sembra presagire un “Effetto Cuba“, con il 35% delle auto circolanti con più di 15 anni, le vendite che crollano al livello del 1979 (sotto 1,2 milioni all’anno), mentre i profitti delle prima 19 case auto occidendali (dati Jato Dynamics) sono in crescita sul 2019. Si vendono 44% di crossover (SUV) e un po’ più auto di alta gamma, sia elettriche che non. Quelle di alta gamma sono poche, appena 3.300 dall’inizio dell’anno, ma costano mediamente oltre 150.000 euro l’una. Pochi ricchissimi, sempre di più, mentre per più della metà degli italiani l’auto nuova di proprietà scompare persino dai sogni.