Le difese aeree ‘bucate’ in Polonia: “Il pericolo sono gli sciami di droni”

Roma, 13 settembre 2025 –  Piccoli droni e grandi manovre sulla costola Est della Nato dopo l’incursione in terra polacca. L’Europa si agita, la Russia tace mentre al di qua si alzano barriere difensive in cielo e in terra. Una new age della Cortina di ferro.

Il generale Leonardo Tricarico

Generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato maggiore dell’aeronautica e ora presidente della Fondazione Icsa, solo quattro droni neutralizzati su venti: c’è un buco nella difesa aerea Nato?

“Lo scudo aereo dell’Alleanza atlantica sul fronte orientale è da sempre molto efficiente e puntuale nelle intercettazioni di velivoli che sconfinano. Ma la barriera non è impenetrabile al 100%. Non bisogna scandalizzarsi se alcuni droni di piccole dimensioni che volavamo molto bassi sono sfuggiti alla rete di protezione”.

Attacco deliberato o errore?

“L’ipotesi della involontarietà è piuttosto ardua trattandosi di droni, un mezzo lento, pilotato da remoto e in genere, in assenza di disturbi elettromagnetici, in costante consapevolezza della propria posizione. Non è infondato ritenere che l’atto sia stato deliberato”.

Perchè effettuare un raid del genere?

“Probabilmente per saggiare la capacità di risposta dei dispositivi Nato, ma potrebbe anche trattarsi di un errore dovuto all’inesperienza di personale non perfettamente addestrato. I russi utilizzano anche molte reclute impreparate e formate in poco tempo”.

Il controllo dei cielo va comunque rinforzato?

“L’Alleanza lo sta facendo, lo ha annunciato proprio in queste ore ed è sempre utile. I droni vengono lanciati a sciami proprio perchè alcuni possano superare la barriera difensiva”.

L’Europa in ambito Nato è in grado di garantire sicurezza contro guerra ibrida e cyber?

“Non siano ancora sufficientemente attrezzati sulla sicurezza e contro minacce più insidiose come missili e attacchi aerei. In Europa non ci sono Paesi blindati al 100% contro minacce del genere. Nella classifica della sicurezza c’è Israele al primo posto, ma è comprensibile. Investe nel settore perchè da decenni difende il proprio diritto ad esistere”.

Che fare allora?

“I Paesi europei, a cominciare dai Volonterosi, dovrebbero sedersi un tavolo e avviare una costituente per la difesa comune sul piano aereo, cyber e spaziale. Per ora c’è la ricetta, ma mancano gli ingredienti”.

Perché i droni russi sono entrati in Polonia. Il generale Tricarico: “Non è stato un errore”

Quali sono?

“C’è una valida proposta italiana. Per esempio creare le condizioni per cui sia sufficiente un solo click per un seguito operativo. E l’Europa deve prepararsi a tale sfida. Potrebbe intraprendere un percorso dal basso, di sicura utilità quando la capacità militare dovrà inquadrarsi in un sistema di difesa e sicurezza comune”.

Serve un piano

“Certo, è sostanzialmente quello Nato, e su questa base avviare un ‘force offering’ esteso ai volenterosi e ad altri attori, per unire le competenze, dislocando poi le forze anche in aree lontane dai confini e dal teatro operativo. Con una cabina di regia che veda fianco a fianco personale europeo e statunitense”.

I volonterosi insistono sul tema delle truppe di pace in Ucraina.

“Lasciamo perdere. È un’idea scellerata ipotizzare la formazione di una forza multinazionale quando il Paese interessato è in guerra aperta e non ci sono segni per una cessazione delle ostilità e per un negoziato”.

In Polonia ha contribuito all’intercettazione dei droni anche un aereo radar italiano.

“È un velivolo Caew (Conformal Airborne Early Warning), il mezzo forse più performante in ambito Nato di cui l’Italia va orgogliosa. Utilizza tecnologia di progettazione israeliana, un radar a scansione elettronica ed è in servizio con il 14° Stormo dell’Aeronautica militare a Pratica di Mare. Anche per questo il contributo italiano nella sorveglianza a Est è considerato di alto livello”.

Nel 2026 entrerà in funzione il sistema di difesa aerea italo francese Samp/T ora adottato anche dalla Danimarca.

“È molto efficiente ed è un primo passo verso l’ammodernamento della difesa europea. Ma non basta, siamo in ritardo da tempo e bisogna recuperare terreno in fretta”.