Firenze, 4 settembre 2026 – “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr. Hyde”. Nelle parole rotte dal dolore di Samanta, amica di Lorena Isceri, 45 anni, c’è la sintesi tragica e lucida di un dramma annunciato. Una consapevolezza del pericolo che strideva con l’illusione della vittima di poter gestire, da sola, una furia silenziosa ma sempre più ingombrante.
Il doppio volto dell’omicida
Il duplice volto di Federico Vella, 36enne fiorentino, si è svelato ieri pomeriggio lungo l’autostrada A1, sul viadotto sospeso tra le Croci di Calenzano e Barberino di Mugello. Lì si è compiuta la sequenza finale dell’orrore: poco prima delle 15, al culmine di un sequestro in auto durato oltre un’ora, Vella ha gettato l’ex compagna dal cavalcavia.
L’ultimo post: “Addio a tutti”
Poi, nell’arco di appena 5 minuti, ha compiuto lo stesso gesto, lanciandosi nel buio. Prima di togliersi la vita, però, ha affidato alla Rete il suo ultimo, agghiacciante congedo: uno schermo nero pubblicato su Instagram, sormontato dalla scritta in stampatello “Addio a tutti”. E: “Il silenzio dopo un litigio non è punizione. Non è abbandono. Non è indifferenza. Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti”. Una deriva che contrasta ferocemente con l’immagine pubblica che l’uomo aveva proiettato fino a quel momento.
Una facciata di normalità
Alla palestra Zerouno di via Caboto, nella periferia nord, era conosciuto come un ragazzo tranquillo, solare, con la passione per la fotografia e i viaggi. Un 36enne che negli ultimi 24 mesi aveva incanalato ogni energia in una vera e propria metamorfosi.
“In due anni Federico, alto quasi un metro e novanta, era diventato enorme, possente. Gli invidiavamo tutti quel fisico. Aveva una volontà e un’autodeterminazione impressionanti”, racconta Lorenzo, un compagno di allenamento che fatica a sovrapporre l’immagine dell’amico a quella dell’assassino. “In palestra era all’apparenza tranquillo, anche se molto selettivo con le amicizie. Tanto che al di fuori della struttura non è mai uscito con noi, nonostante i vari inviti”.
Un’impenetrabilità totale anche tra gli avventori della palestra. Le rare volte che Lorena faceva comparsa in via Caboto, la coppia manteneva un profilo defilato, quasi impercettibile: “Federico e Lorena non si allenavano neppure insieme e l’atteggiamento di Vella era sempre apparso misurato, tanto che ci abbiamo messo del tempo prima di capire che stessero insieme”.
Nessuna scenata, nessun gesto fuori posto, nessuna gelosia esibita. Una facciata di normalità.
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Gli sfoghi sui social
Ma ciò che taceva nel mondo reale, Vella lo rovesciava senza filtri nella Rete. Lì la fine della relazione si era trasformata in un’ossessione, in un tormento esibito pubblicamente. Pochi giorni prima della tragedia, in un’altra storia, si sfogava con amarezza: “È finita. Mi sento affranto, mi ha lasciato solo come un cane”, elencando in modo compulsivo la serie di torti che riteneva di aver subito. Un grido d’aiuto distorto che aveva spinto alcuni conoscenti a cercarlo per offrirgli supporto, ricevendo però un netto rifiuto: “Grazie, ma ora voglio stare solo con il mio dolore”.
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Un cupo isolamento culminato nel post dello scorso 12 agosto: un reel composto da una sequenza di immagini della coppia in momenti felici, incorniciato da parole che oggi suonano come un macabro presagio: “Certi incastri sono così perfetti che, anche se li separi, la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo…”. La testimonianza di una possessione mascherata da sentimento, che in poche settimane si è trasformata in un verdetto di morte. La famiglia di Vella si è chiusa in un doloroso silenzio.