Per il centenario della nascita del pedagogista, avvenuta il 17 febbraio 1922, Beccogiallo ristampa il graphic novel dedicato alla sua idea rivoluzionaria di scuola
Dal mensile di febbraio. Mario Lodi. Pratiche di libertà nel Paese sbagliato è il primo titolo della collana che Beccogiallo ha scelto di dedicare a quei maestri che hanno cambiato il mondo dell’educazione in Italia. E che finora ha messo in fila sullo stesso scaffale anche le storie e gli insegnamenti di Danilo Dolci, Maria Montessori e don Lorenzo Milani. Un fumetto, quello dedicato a Lodi, uscito nel 2015 ma che l’editore ha appena ristampato per celebrare il centenario della nascita del grande pedagogista, che cade il 17 di questo mese. Gli autori sono due professori dell’Università di Padova – Alessio Surian e Diego Di Masi – e l’illustratore Silvio Boselli. In centocinquanta pagine, in gran parte realizzate con i toni dell’arancio, i tre raccontano così la vita e il modello di scuola del maestro Lodi, fatto di ricerca, riflessione e partecipazione.
Il fumetto comincia durante la guerra, nel 1944, quando il futuro maestro è uno dei tanti giovani che diserta per non trovarsi a combattere con i fascisti di Salò. Si ritrova in mezzo alla neve con un fucile in mano e potrebbe usarlo per liberarsi del soldato che lo sta portando in prigione, ma glielo restituisce: preferisce il carcere piuttosto che uccidere un suo coetaneo. Dopo la guerra, nel ’48, Lodi va a insegnare nelle scuole elementari di San Giovanni in Croce, dove rimane fino al ’56 per poi trasferirsi a Vho (frazione del comune cremonese di Piadena Drizzona, ndr), dove rimarrà fino alla sua pensione, nel ’78. È da lì che prende il via la rivoluzione della didattica che porta la sua firma e quella di altri maestri che, come lui, scelgono una scuola diversa da quella autoritaria lasciata in eredità dal fascismo. 
Per ricostruire la vita del maestro – fra progetti di mongolfiere e giornalini, l’incontro con un passero di nome Cipì e quella con una chiocciola – gli autori hanno lavorato con la sua famiglia e le tante persone che hanno avuto modo di confrontarsi con lui. Quando sulla Rai, nel ’73, arriva Il diario di un maestro di Vittorio De Seta, molti insegnanti parlarono di finzione: nella scuola reale non era pensabile che si lavorasse così. De Seta decise allora di mostrare in quattro documentari, trasmessi nel 1979, che quella scuola – a volerla – esisteva davvero. Ecco, il primo di quei film era Partire dal bambino: Mario Lodi. Da qui dovrebbe ripartire la “buona” scuola.
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Silvio Boselli vive a Milano. Ha illustrato libri per Salani, Giunti, Rizzoli, Mondadori, Emi, per le edizioni la Meridiana e Terre di Mezzo. Le sue storie sono comparse, fra gli altri, sul “Corriere dei Piccoli”, “Snoopy”, “Airone” e “Linus”. Conduce laboratori creativi sull’intercultura e l’educazione alla mondialità nelle scuole. Insegna Acquarello e Editoria presso la Scuola superiore d’arte applicata del Castello di Milano.
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Alessio Surian, Diego Di Masi, Silvio Boselli
“Mario Lodi. Pratiche di libertà nel Paese sbagliato”
Beccogiallo pp. 175, 18 euro
L’INTERVENTO
Mario Lodi, prima persona plurale
di ANNA D’AURIA *
“Un giorno, un mio amico mi disse che a San Marino si riunivano alcuni maestri un po’ strani… così ci andammo per quattro giorni. Lì ho conosciuto maestri come Quercioli, Bruno Ciari, Giuseppe Tamagnini, Aldo Pettini, Maria Luisa Bigiaretti…e attraverso l’incontro con questo gruppo che in pochi anni è cominciata la conoscenza del mondo del bambini” .
È partecipando al convegno di San Marino, nel 1955, che Mario conosce il Movimento di cooperazione educativa (Mce). A partire da quel momento pubblica le sue esperienze didattiche in Cooperazione Educativa con il titolo “Pagine di diario”. La sua capacità di raccontare il fare scuola, attraverso una narrazione che insieme a quella dei bambini libera e forma la cultura e la biografia del maestro, è uno tra i grandi contributi che Mario ha lasciato a Mce, al Paese, a tante generazioni di insegnanti. Lodi è stato un ricercatore e un grande documentatore di esperienze pedagogiche e didattiche. Molti gli stimoli, le riflessioni e le pratiche che ha messo a disposizione degli altri con dedizione e generosità, parte integrante del suo impegno militante di maestro.
La cooperazione, come dovere degli insegnanti ed elemento per una trasformazione sociale più vasta, è sempre stata al centro del suo impegno per l’emancipazione culturale e sociale. La classe, la scuola, il territorio erano concepiti come spazi in cui porre al centro i diritti, a partire da quelli di bambini e bambine, in un orizzonte interculturale capace di riconoscere, dare ascolto e dignità alla cultura di tutti e tutte. La classe come laboratorio sociale per imparare ad apprezzare il valore del “noi”, dove imparare a dotarsi di dispositivi istituzionali, darsi obiettivi, trovare la soluzione a problemi comuni.
“Quando l’io diventa noi, i cittadini dell’aula hanno bisogno di darsi norme condivise”, diceva Lodi. Da qui il suo impegno a spiegare e far praticare la Costituzione “per imparare a usare la vera politica, fatta da persone elette perché oneste e competenti, che sono al servizio del popolo e credono nei grandi ideali che hanno fatto la storia dell’umanità”. L’educazione ai diritti è quanto Lodi – nella sua lunga esperienza di maestro, amministratore locale e scrittore – ha promosso come processo globale che investe la responsabilità di ognuno, dentro e fuori dalla scuola, nello sviluppare la coscienza di essere cittadini del mondo.
* Movimento di cooperazione educativa




