Roma, 17 luglio 2026 – Dopo l’approvazione alla Camera, la riforma elettorale approda al Senato. Si riproporrà il nodo delle preferenze: qual è la sua posizione?
“Partiamo dall’inizio: la notizia positiva è che finalmente abbiamo una legge elettorale grazie alla quale, come avviene per sindaci e presidenti delle regioni, chi prende un voto in più ha un premio di maggioranza ed è messo in condizione di governare stabilmente per cinque anni – avvisa Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, esponente di punta di Forza Italia –. Questo è un successo che va ascritto alla coalizione di centrodestra e che tutti rivendichiamo. E poi se posso aggiungere…”.
Prego.
“Questa è la legge che avrebbe voluto il presidente Berlusconi”.
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Perché lo sostiene?
“Perché lui era un fautore del sistema bipolare fondato sul confronto tra due coalizioni che si presentano con un programma comune e un candidato Presidente del Consiglio. Diceva sempre che gli italiani devono poter scegliere da chi farsi governare. E questa legge va in questa direzione”.
Il nodo cruciale, però, resta quello delle preferenze, dopo la bocciatura del relativo emendamento alla Camera.
“L’emendamento era una buona mediazione: lo abbiamo firmato tutti e tutti ci credevamo. Personalmente non sono contraria alle preferenze, con cui sono stata eletta al Parlamento europeo. In Senato esiste tecnicamente la possibilità di riproporlo, ma come sempre decideremo con i nostri alleati se presentarlo”.
L’emendamento è saltato – si sostiene – anche perché sarebbe stato penalizzante per le donne.
“Credo che i franchi tiratori, con il voto segreto, siano fisiologici. Ma la responsabilità del voto, va detto, è sempre personale, non di partito. Per questo non trasformerei quanto accaduto in un dramma: si tratta di un incidente di percorso”.
Certo è che l’opposizione bolla come «legge truffa» la riforma approvata: era possibile un diverso atteggiamento?
“Le opposizioni hanno dato, ancora una volta, un pessimo spettacolo. Le scene di giubilo viste in Aula dopo il voto sulle preferenze sono state indecenti. Neanche avessero vinto tutti insieme il Superenalotto. Avrei potuto capirlo se il governo fosse andato sotto su una grande riforma, ma ci si può esaltare, con pugni alzati e abbracci, per un emendamento? Ricordo peraltro che la sinistra che parla tanto di rappresentanza non ha votato la nostra proposta”.
Perché la sinistra non ha sostenuto il ritorno alle preferenze, sia pure parziale?
“È semplice. La segretaria del Pd Schlein vuole poter portare a Roma solo i suoi fedelissimi”.
La bocciatura dell’emendamento è stata, però, un brutto passo falso: i sondaggi danno il campo largo in vantaggio.
“Si è trattato di un incidente parlamentare, come ne succedono. La maggioranza è coesa e va avanti. Quanto ai sondaggi, non ricordo quali siano stati gli ultimi affidabili. Si fotografa una tendenza, ma il voto è un’altra questione”.
Veniamo all’altro nodo politico di questa fase: quali devono essere i rapporti con Vannacci?
“Noi guardiamo ai contenuti. Il centrodestra governa perché ha un programma chiaro e una responsabilità nei confronti degli italiani. Rincorrere Vannacci, o chiunque altro, è uno sport che non pratichiamo. Non permettiamo a nessuno, se non agli elettori, di dettare l’agenda del governo o del Paese. Un conto è il confronto sui programmi, un altro cercare polemiche strumentali per meri calcoli tattici”.
Un’ultima nota: il centrodestra ha promosso una raccolta firme per la grazia a Mario Roggero. Lei l’ha sottoscritta?
“Certo. E con grande convinzione. Non vogliamo entrare nel merito della sentenza, che comunque trovo abnorme. Mi limito a ricordare che parliamo di un uomo di 72 anni, padre e nonno, che ha lavorato per una vita. Una condanna a 14 anni e 9 mesi alla sua età significa carcere a vita. Credo sia doveroso che le istituzioni dimostrino umanità”.