La Lombardia torna in zona arancione, Letizia Moratti ha vinto la sua prima “battaglia”. Da due settimane assessore al Welfare della Regione guidata da Attilio Fontana, l’ex sindaco di Milano ha spiegato ai microfoni di Repubblica di essersi sempre basata sugli indicatori e già sette giorni fa era stata annotata un’incidenza di contagi ogni 100 mila abitanti inferiore ad altre regioni e sotto la media nazionale.
«Quello che chiedevamo era una valutazione basata su indicatori in grado di dare una fotografia più puntuale rispetto a un indice Rt riferito a dati non recenti», ha spiegato Letizia Moratti, che ha smentito una rettifica dei dati: «A seguito di un approfondimento relativo all’algoritmo dell’Iss, condiviso con lo stesso, per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’Rt, abbiamo inviato la rivalorizzazione di dati richiesta che ci auguriamo porti alla revisione dell’assegnazione di zona rossa».
LETIZIA MORATTI: “MIA SANITA PIU’ SUL TERRITORIO”
Dopo essere tornata sulla polemica legata alla campagna vaccinale – «è stata strumentalizzata una frase, estrapolata senza tener conto del contesto e del significato che avrei voluto dare a una parola» – Letizia Moratti ha ribadito che serve più sanità sul territorio: «I nostri ospedali sono eccellenti, tanto che vengono a curarsi qui da altre regioni 113 mila persone all’anno. Ma, sì, il sistema è troppo ospedalo-centrico. Dobbiamo incrementare i servizi di prossimità e il ruolo dei medici di base e dei pediatri, anche facendo in modo che possano associarsi tra di loro, sarà fondamentale. I privati? La libertà di scelta del cittadino è un valore e va preservato. Il ruolo del pubblico è centrale, i privati possono portare modelli di efficienza ed efficacia, ma sempre con prestazioni pianificate dalla Regione». Una battuta poi sulla fase 2 della campagna vaccinale: «Stiamo cercando di mobilitare tutte le forze: dai medici di base agli specializzandi, che ho proposto al governo di coinvolgere. Attiveremo ogni possibile canale di prenotazione (call center, piattaforme informatiche, medici di famiglia), per raggiungere i più fragili e con luoghi di vaccinazione massiva».
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