LOMBARDIA ZONA ROSSA, MORATTI “SOSPENDERE PER 48H”/ Cosa succede: domani ricorso Tar

Alla vigilia del ricorso che la Lombardia presenterà al Tar, la vicepresidente e neo-assessore Welfare Letizia Moratti ha emesso una nota molto importante dove richiede al Governo di sospendere la zona rossa almeno per le prossime 48 ore: «la revisione sollecitata per martedì sulla base di questi dati potrà essere molto più puntuale e oggettiva e dimostrare il minor grado di rischio di Regione Lombardia», scrive l’ex sindaco di Milano.

Per la Lombardia la sospensiva di 48 ore troverà poi conferma definitiva «per l’intera Regione a seguito del ricalcolo aggiornato degli indici che alla data del 16 gennaio a Regione Lombardia risulterebbe di 1,01 in decremento dall’1,17 di domenica 10 gennaio». Sempre la Moratti, d’accordo con il Governatore Fontana, ha sollecitato il Ministro della Salute Roberto Speranza a sospendere l’ordinanza siglata solo ieri sera perché nel giro di soli 2 giorni la Lombardia potrà produrre i dati che attestino il «minor grado di rischio» per l’intero territorio.

DOMANI RICORSO AL TER SU LOMBARDIA ZONA ROSSA

Domani la Regione Lombardia presenterà ufficialmente ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) contro la zona rossa scattata oggi fino al 31 gennaio prossimo secondo l’ultima ordinanza del Ministero della Salute firmata ieri sera. Lo ha confermato il Presidente della Regione Attilio Fontana stamattina nell’intervista al Corriere della Sera dopo che già ieri la Giunta aveva fatto sapere di muovere con decisione istanza giudiziaria contro una decisione considerata dal Pirellone «sbagliata» e con «dati superati».

«Il ricorso lo presenteremo lunedì (domani, ndr). Ma l’obiettivo è esattamente quello di ottenere il tavolo tecnico chiesto dalle Regioni che fino a qui non c’è stato. Quella è la cosa più importante», spiega il n.1 della Lombardia ai colleghi del CorSera. Secondo il Ministero della Salute, la Regione rientra in lockdown serrato per l’applicazione dell’articolo 3 del Dpcm 14 gennaio vista «incidenza di contagi superiore a 50 casi per 100mila abitanti», considerata «rischio alto»: Fontana però contesta il dato emerso dal monitoraggio settimanale e rilancia «Sul provvedimento d’urgenza, la giustizia amministrativa è rapidissima. Il governo mi pare impegnato in altre questioni. Ma al di là della battute, c’è qualcosa che non mi spiego».

FONTANA: “PER IL CTS, LOMBARDIA NON ERA CRITICA”

Secondo Attilio Fontana il problema è relativo al complicato e ancora “confuso” sistema di monitoraggio dei vari parametri per classificare le Regioni: «Lo stesso governo aveva detto che i parametri sarebbero stati rivisti. Per giunta, nel verbale che ho potuto leggere della riunione della cabina di regia, il Cts aveva invitato a vigilare in modo specifico su alcune regioni che presentavano particolari profili di allerta. Tra queste, la Regione Lombardia non c’era». Fontana non arriva a definire la Lombardia in zona rossa una scelta “politica” punitiva, anche se non lo esclude «Io credo nella buona fede del ministro Speranza. Se poi qualcun altro ha spinto in questa direzione, non lo so. Però, è curioso».

Passando ai dati effettivi, la Regione Lombardia contesterà domani nel ricorso presentato al Tar che le due settimane (almeno) di lockdown decretato per la regione sono basate su dati della settimana 23-30 dicembre: «La fotografia su cui è basata la stretta è datata. Anzi, superata. I numeri di oggi sono discreti, il rallentamento della corsa del virus c’è. E poi, le continue variazioni al regime cui sono sottoposti i cittadini sono devastanti». Sarà alla nota tecnica preparata dalla nuova direzione del Welfare (Trivelli-Moratti) che la Lombardia affida il buon esito del ricorso: «tempestività dei dati utilizzati per valutare l’Rt», è il primo punto sul documento, con gli indici “datati” che mostrano una Lombardia peggiore nel contagio di quanto non sia poi avvenuto nelle ultime 2 settimane. In secondo luogo, il dossier del Pirellone punta sull’incidenza settimanale: «la Lombardia ha circa 1/3 dei casi del Veneto, la metà dei casi dell’Emilia Romagna, un dato inferiore al Lazio e al Friuli Venezia-Giulia», si legge nel ricorso pubblicato in ampi stralci dal Giornale. Da ultimo, la situazione degli ospedali: «Regione Lombardia sta fornendo un dato di circa 1.200 posti letto, ma è in grado di arrivare a oltre 1.800 posti letto di terapia intensiva come successo nella prima ondata e come previsto nel Piano Ospedaliero regionale approvato dal Ministero nel luglio 2020». Per questo motivo la soglia del 30%, considerata limite dalle regole del Dpcm, non sarebbe stata superata.

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