Londra, la vita di una richiedente asilo, in attesa di giudizio: “Non voglio andare in Ruanda”

Ha 23 anni, si chiama Hayen (nome di copertura), è eritrea: vive da richiedente asilo in un quartiere periferico di Londra, in attesa del secondo decisivo colloquio per ottenere asilo nel Regno Unito.

Se la risposta sarà negativa, Hayen rischia di essere trasferita in Ruanda, come decine di migliaia di altri immigrati illegati arrivati via in Inghilterra.

Il discusso piano, varato a suo tempo dal governo di Boris Johnson, prima di Natale è stato definito “legittimo” dall’Alta Corte di Londra.

Secondo gli accordi – criticati a livello internazionale, anche dalla Corte europea di Strasburgo – dei mesi scorsi e dopo l’incontro del 19 maggio 2022, all’Onu a Ginevra, tra l’allora ministra britannica degli interni, Priti Patel, e il ministro degli Esteri del Ruanda, Vincent Biruta, il Regno Unito pagherà l’equivalenne oltre 140 milioni di euro al Ruanda per la “custodia” degli immigrati arrivati illegamente sulle coste inglesi.

“Quando penso al Ruanda, non riesco a dormire la notte, perché ho già avuto molti problemi nella mia vita precedente e non ne voglio altri…
Non voglio andare in Ruanda!”

“Penso che non sia un Paese sicuro, non lo so. Non conosco il Ruanda, non ho idea del Ruanda, di cosa sia il Ruanda: sicuro, non sicuro, non ne so niente”, dice Hayen.

“Ho lasciato il mio Paese, l’Eritrea, quando avevo 16 anni… Ho viaggiato dall’Eritrea al Sudan a piedi e dal Sudan all’Egitto, poi dall’Egitto all’Italia, poi dall’Italia alla Svizzera, poi dalla Svizzera alla Francia, quindi dalla Francia al Regno Unito: e ora sono molto stanca. Non ho più l’energia per andare in un altro Paese, un nuovo Paese, una nuova vita… Penso che per me sia finita. Non ho più le forze per fare niente”, conclude Hayen.

Screenshot AFP

Durante l’intervista, in un parco nella periferia di Londra. (5.1.2023) – Screenshot AFP

Nell’attesa di un possibile (e auspicabile) futuro nel Regno Unito, per Hayen non può lavorare, non ha soldi, non conosce nessuno a Londra.
Ma è qui – e non in Ruanda – che vuole rifarsi una vita.

di asilo non ha il diritto di lavorare e non ha soldi per spostarsi in città, dove non ha parenti