Maas, la rivoluzione digitale della mobilità

Milano si conferma capitale della mobilità sostenibile. Foto Atm

L’avvento del digitale nel settore della mobilità sta rivoluzione i modelli di business e, conseguentemente, il modo di fruire dei trasporti pubblici e privati. La nuova frontiera è la possibilità di combinare condivisione di viaggi (ride-sharing), trasporto pubblico, bike-sharing e altri servizi di mobilità condivisa

grazie a una piattaforma dove pianificiare viaggi e spostamenti in maniera semplice e veloce. Scegliendo l’opzione più conveniente. Di questo parliamo quando parliamo di Mobility-as-a-Service (Maas) o mobilità a domanda, come una specie di menu alla carta, personalizzato alle proprie esigenze.
Progetto di MAAS mobility as a serviceIl digitale e non il motore elettrico mette fine alla mobilità centrata sulla proprietà dell’automobile, caratteristica dell’Italia, grande paese con il maggior numero di auto su strada in rapporto agli abitanti (65 auto ogni 100 abitanti) dopo Stati Uniti e Australia (e tolto i piccoli come San Marino, Emirati Arabi, Lussemburgo e analoghi). Forse la destra italiana sembra ossessionata dall’auto elettrica perché mette fine al predominio del petrolio, ai proventi delle tasse sui carburanti, all’era delle fossili. Ma è la rivoluzione digitale a mettere a rischio l’auto di proprietà, tradizione italica anche per una seconda ragione: siamo uno dei pochi paesi europei ad avere meno veicoli in flotte, flotte aziendali (anche per i dipendenti), flotte a noleggio, flotte di servizi di car sharing aziendali o cittadine.
Con il digitale arriva la Maas. Il Mobility-as-a-Service è un tipo di servizio che, grazie a una piattaforma digitale – nella maggior parte dei casi si tratta di una app per smartphone – consente agli utenti di pianificare, prenotare e pagare più tipi di servizi di mobilità. Il concetto descrive un passaggio dai modi di trasporto di proprietà personale e verso la mobilità offerta come servizio: si “comprano” i viaggi, anche compositi, non i tanti mezzi di trasporto utilizzati.
Per esempio? Nella città di Helsinki, circondata dal Mar Baltico su tre lati, lo spazio per le strade e per i parcheggi è realmente limitato. Così lo stato e la municipalità ha contribuito a sviluppare accordi tra i fornitori di servizi di mobilità e un’app, chiamata Whim, lanciata nel dicembre del 2017, che consente ai cittadini di accedere, usare e pagare tutti i servizi di mobilità, pianificando all’istante i percorsi e i mezzi più convenienti. Essa analizza anche il comportamento dei viaggiatori e sceglie le soluzioni più interessanti, anche in funzione delle propensioni di ciascuno, in autobus, tram, taxi, bicicletta (anche in funzione del tempo) e car-sharing, e suggerisce persino in proposte di pacchetti di abbonamenti. I livelli di abbonamento integrato tra tutti i servizi sono quattro: “Whim to Go” (prepagato base, a consumo), “Whim Urban” (€ 59 al mese per un utilizzo illimitato dei trasporti pubblici e delle city-bike, oltre a sconti sulle tariffe dei taxi), “Whim Weekend” (€ 249 al mese, incluso il noleggio di auto nei weekend), e Whim Unlimited (€ 499 al mese per spostamenti illimitati). E’ evidente che quelli più cari, compreso il noleggio delle auto usate, rendono inutile l’auto di famiglia: si tenga presente che il possesso di un’auto di proprietà ha un costo fisso medio di almeno 2 mila euro all’anno, oltre all’acquisto e il garage (assicurazione, bollo, manutenzione).
MaaS sostituirà ogni anno oltre 2,3 miliardi di viaggi in auto private entro il 2023: in pole le aree urbani di Helsinki, Stoccolma, Vienna e Amsterdam. A queste si aggiungeranno le città italiane, grazie ai progetti europei del PNRR, di Roma, Milano e Napoli e forse altre 3 o 4 altre città che saranno scelte sulla base dei primi progetti presentati dalle città metropolitane al Dipartimento per la trasformazione digitale (Dtd) e dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims). Ricordiamo che Milano con Helsinki svuluppò un progetto sperimentale di Maas già nel 2013-2014: partecipò anche Legambiente e si chiamava “Sueprhub”. Auguriamoci che i progetti servano per realizzare la rivoluzione verde e digitale dei trasporti in Italia, facendoci uscire dalla crisi dell’automobile di proprietà, sempre più cara, vecchia e inquinante.

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