Marco Columbro, l’allievo di Dario Fo che ha cambiato il piccolo schermo: dal teatro d’autore a Paperissima

Se hai tra i 35 e i 40 anni, come minimo, almeno una volta nella vita – durante l’infanzia – alla domanda chi ha scoperto l’America hai risposto Cristoforo Columbro anziché Colombo. Questa non è ignoranza: è un lapsus normalissimo, per chi ha avuto un determinato tipo di imprinting catodico, tra gli anni ’80 e ’90. Quando Marco Columbro, noto presentatore e attore, era praticamente ovunque. Il piccolo schermo era casa sua. Nel senso che entrava nella quotidianità degli italiani con un garbo e un’ironia senza pari.

Riusciva a farsi apprezzare dagli adulti, ma anche e soprattutto dai bambini. Celebri sono, infatti, gli aneddoti dello stesso conduttore nato a Lucca che racconta proprio come ogni volta che incontrasse un bambino, all’apice del suo successo, quest’ultimo gli chiedesse – con la naturalezza più normale del mondo – come facesse a uscire dalla televisione. Questo è un buon parametro per rendersi conto di come Columbro fosse una certezza.

Marco Columbro e il pubblico degli anni ’80

I suoi baffi e quel sorriso smagliante entravano in camera e non andavano più via. Gli appassionati lo aspettavano, così come attendevano i suoi programmi. La forza del conduttore era proprio quella di riuscire a essere sè stesso e i contenuti che mostrava in televisione avevano una traccia definita che riusciva a restituire l’impressione di avere un amico in più sul divano con cui passare una porzione di giornata. Non sembrava possibile, eppure Columbro ce la faceva.

Marco Columbro, simbolo della tv degli anni ’90 (Screenshot Wikipedia) – TvBlog

Un’impresa per lui, nato dall’amore di una casalinga e un ragioniere, forgiato alla Tecnica Industriale di Pisa con il sogno dell’attore in tasca e tanta ambizione. Il suo debutto televisivo risale al 1975 dopo un provino in Rai, l’interprete riuscì a ottenere una piccola parte all’interno dello sceneggiato Marco Visconti, con la regia di Anton Giulio Majano. Due anni più tardi torna al suo primo amore: il teatro e forma con Andrea Brambilla, Antonino Formicola (i quali anni dopo diventeranno il celebre duo comico Zuzzurro e Gaspare) e Barbara Marciano una compagnia teatrale.

Il successo teatrale

La compagnia della Forca. Insieme girano i teatri più importanti d’Italia. Columbro, in solitaria, si distinse anche nell’opera Histoire Du Soldat diretto da Dario Fo che divenne per lo stesso interprete toscano una sorta di mentore. La Rai torna a bussare alla sua porta nel 1979: Columbro partecipa a Fantastico e nella primavera dell’80, sull’onda di quel successo, prende parte al Varietà di Enzo Trapani C’era Due Volte. Successivamente arrivarono Cinzia De Carolis e Patrizia Pilchard che lo coinvolsero nella prima edizione di Fresco Fresco. La cavalcata televisiva era cominciata, ma il vero e proprio salto di qualità lo ha fatto con Fininvest e Silvio Berlusconi.

Columbro durante la pubblicità della Standa
Columbro durante la pubblicità della Standa (Screenshot Wikipedia) – TvBlog

Gli albori di Mediaset, infatti, hanno visto anche l’affermazione di Marco Columbro sul piccolo schermo. Silvio Berlusconi lo conobbe nel 1981 e ne rimase immediatamente estasiato. Chiusero il contratto in pochissimo tempo e Columbro iniziò a lavorare con Antonella Vianini a Buongiorno Italia. Nel frattempo era diventato anche il doppiatore ufficiale del pupazzo Five. Il provino, davanti al Patron di Mediaset, rimane ancora parte della memoria storica dell’azienda.

Gli anni ’90 e il sodalizio con Lorella Cuccarini

Nello stesso periodo appare anche in numerosi spot pubblicitari, i più celebri e ricorrenti sono quello della Braun e quello della Kinder Brioss. Da Drive In in poi è tutta discesa: gli anni ’90 arrivano con furore e il sodalizio con Lorella Cuccarini funziona. I due si trovano a meraviglia e fanno diverse cose insieme: dal Varietà Bellezze al Bagno alle maratone benefiche per Trenta Ore per La Vita. Poi ci sono i fasti di Buona Domenica al fianco di Maurizio Costanzo e l’epopea di Paperissima, sempre con la Cuccarini divenuta nel tempo molto più di una semplice spalla artistica.

Il 7 dicembre 2001 la sua vita cambia: dopo tanto successo, una battuta d’arresto improvvisa. Mentre è in visita al monastero tibetano Samteng Ling di Graglia viene colpito da un aneurisma cerebrale: Columbro resta in coma per 20 giorni all’ospedale di Novara. Esperienza particolare che mette l’attore e conduttore in una posizione complicata. Viene sostituito da Teocoli a Paperissima, Columbro dopo uno stop forzato torna sul piccolo schermo con la serie Ugo affiancato da Barbara D’Urso e nel 2003 conduce un’edizione di Scommettiamo Che? al fianco di Lorella Cuccarini con bassi risultati d’ascolto.

La malattia e la scrittura

Il successo sembra essere un ricordo, ma è solo un’illusione perché Columbro si rifà a teatro. Recita in spettacoli molto importanti sempre con il cruccio della televisione: “Dopo la malattia, mi hanno voltato le spalle molti”, tranne Lorella Cuccarini che lo ha invitato anche in numerose puntate del suo format su YouTube. Il prestigio di Columbro sul piccolo schermo si deve anche a fiction molto fortunate concepite per tutta la famiglia: da Caro Maestro a Il Commissario Raimondi.

Oggi Marco Columbro ha lasciato il piccolo schermo e si è dedicato prevalentemente all’attività teatrale, inoltre ha scritto anche diversi libri: Autoguarigione tantrica di Lama Gangchen con Anna Tagliacarne è uno tra i più letti. Attualmente lo abbiamo riascoltato all’interno del podcast di Alessandro Cattelan dove ha raccontato le parti più importanti della sua carriera. Un percorso lavorativo non ancora finito che vuole avere ulteriori motivi di vanto. Qualora non bastasse la schiera di TeleGatti a scandirne i momenti più significativi.

Il ritorno sul piccolo schermo

Columbro prosegue nella propria dimensione, aspettando un’ultima grande sfida televisiva da vivere appieno. In fin dei conti, il successo che ha suscitato non si è mai scalfito. Proprio perché l’autenticità – anche in televisione – resta un segno indelebile difficile da dimenticare. La luce rossa può spegnersi, ma la voglia di tornare protagonista sul piccolo schermo resta sempre accesa aspettando il momento giusto per tornare a sorridere tra un lancio pubblicitario e uno sketch da preparare.

Certi meccanismi non si dimenticano mai, proprio come gli sguardi di chi gli ha voluto bene per tanto tempo e continua a volergliene. Anche lontano dalle telecamere. Non a caso colleziona pietre preziose: ogni frammento è un ricordo da custodire e molti – non tutti ma abbastanza – hanno a che fare con la sua epopea televisiva. A caccia di una ciliegina sulla torta per un ultimo inchino che lo consegnerebbe ulteriormente alla storia del piccolo schermo tra palco, realtà e ambizione. “Tutti d’accordo?” – soleva dire – la risposta, ancora oggi, scatta in automatico.