Matteo Porru in esclusiva a TvBlog: “Con Under25 diamo risalto e luce a chi ha talento e continua a crederci. Il mio sogno? Riportare i libri in televisione e un Sanremo dietro le quinte”

Under25 è un programma innovativo, disponibile su RaiPlay sotto la Direzione dei Contenuti Digitali e Transmediali nella figura del Direttore Marcello Ciannamea, perchè dà voce a tutti coloro che hanno un sogno da coltivare o un talento per cercare di capire cosa aspettarsi quando la passione diventa il centro del nostro vissuto. Matteo Porru, giovane giornalista e scrittore, è riuscito a girare diverse parti d’Italia alla ricerca di dieci storie importanti da raccontare. Il valore di questi racconti è proprio l’autenticità che traspare in ogni tappa, non solo la giusta attenzione al lieto fine di ogni vicenda. Anche la possibilità di pensare e affrontare fasi intermedie che spiegano come si è arrivati a determinare la catarsi finale.

Under25 è il primo programma da conduttore solista per Porru che, in televisione, ha già fatto molte cose in qualità di opinionista e ospite. Stavolta ci ha messo la faccia e la competenza, con il placet della Rai, per garantire un salto di qualità ulteriore. Proprio di questo step importante abbiamo parlato con lui, che si è aperto senza remore ai microfoni di TvBlog fra possibilità e ambizioni per il prossimo futuro. Le aspettative sono molte, così come le occasioni da prendere al volo per un giovane professionista che ha ancora molto da dare e da dire, sognando anche Sanremo.

Primo programma da conduttore in solitaria

Under 25 è il tuo primo programma Rai da conduttore solista: che tipo di scuola è stata quella con Enrico Galiano nel corso di Itaca – Un Mare di Storie e quale tipo di conduzione di appartiene maggiormente?

Con Enrico è stata davvero una bell’avventura: si è trattato di una conduzione in tandem, ma articolata in due blocchi diversi. Lui registrava in studio e io avevo una parte esterna e scorporata. Sono stati due blocchi uniti, ma diversi proprio in termini di gestione. In realtà la cosa che mi ha sorpreso di più è stata il fatto di essermi ricordato e aggrappato a quelle che sono state le mie prime esperienze sul piccolo schermo. Avevo registrato un programma all’età di 16-17 anni per una Web tv, mai andato in onda, si chiamava Passanti Cittadini Bersaglio. Avevo fatto tutta una serie di esperienze, ma da ospite. Ho iniziato con Maurizio Costanzo, poi, ho fatto da opinionista a DiMartedì su La7. Ho fatto diverse cose per essermi ritrovato a confrontarmi con il ruolo da conduttore, ma l’ho interpretato veramente come un ruolo alla pari con gli altri protagonisti del programma. Solitamente c’è sempre una sorta di cattedraticità da parte di chi presenta, dev’essere sempre protagonista o al centro della situazione, in qualche maniera. Nel mio caso, ho cercato e voluto dare spazio e risonanza giusta ai miei talent. Ai ragazzi che ho incontrato. La mia priorità è sempre stata dare spazio a loro, senza essere in qualche maniera né prevaricante né, tantomeno, protagonista. I protagonisti erano loro, io sono sempre stato un veicolo attraverso cui loro hanno raccontato storie e vicende della routine quotidiana.

Il giovane conduttore e cronista si racconta a TvBlog (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Maurizio Costanzo e l’importanza dei talent scout

Vieni scoperto a 16 anni da Maurizio Costanzo dopo aver pubblicato alcuni racconti in formato digitale, oggi vai in prima persona a cercare nuovi “talenti” (se così possiamo definirli): quanto è importante avere figure che tendano una mano alle nuove generazioni per portarle alla ribalta?

 È fondamentale. Io credo che ci sia un piano utilissimo in questo ragionamento: chiunque abbia una voce importante deve fare di tutto affinché il mondo che abitiamo si possa arricchire di nuove voci e nuovi volti. Non credo molto nell’idea che ci siano i soliloqui da parte degli artisti o un protagonismo disinteressato, credo molto che i talenti salvino il mondo. Credo moltissimo che ci sia la possibilità di riscoprire, di reinventare, di ricomporre, di ricostituire il mondo che abitiamo con delle persone che hanno il coraggio e l’intraprendenza oltre che l’ambizione e la volontà di farlo. Questo forse è stato il tema più interessante: non è soltanto necessario trovare persone che diano la possibilità ad altre di avere una voce, ma è anche fondamentale riuscire a dare risalto e luce a chi una voce ce l’ha già ma non è abbastanza ascoltata. Noi abbiamo scoperto e conosciuto storie in cui veramente mancava soltanto un megafono per portarle alla ribalta. È un tema rilevante: cercare persone per far aver loro una voce, ma anche trovare quelli che una voce l’hanno già e metterli in risalto. Quindi ben venga Costanzo e ben vengano i programmi come Under25.

Passione e lavoro

Il futuro è un’incognita per molti, in questo viaggio televisivo che tu hai intrapreso hai notato molti volenterosi che nonostante tutto non rinunciano ai propri sogni: è più difficile oggi far diventare un lavoro la propria passione?

È difficile sia far diventare un lavoro la propria passione, ma è ancor più difficile far diventare la passione un lavoro. Sono due binari abbastanza paralleli perchè se tu guardi il mondo che abitiamo oggi, molto spesso, siamo costretti a fare delle scelte che non sempre rispecchiano le nostre ambizioni. Si pensa ancora al lavoro come un tesoretto con cui poi trovare dei fondi per sognare, io invece credo che sognare e lavorare siano la stessa cosa. Io mi sentirei male se dovessi pensare di fare tutta la vita un lavoro che non mi soddisfa: è anche vero però che in un lavoro particolarmente ordinario si può trovare la passione di continuare a farlo perchè ricevi, in qualche maniera, una spinta e una curiosità che prima non pensavi di avere. Ognuno di noi, dal punto di vista pratico, può far coincidere passione e lavoro ma è altrettanto vero che sta diventando complicato portare avanti le due cose. Cosa permette a questi due mondi di comunicare? L’amore per quello che si fa. Se c’è una dedizione quasi ossessiva per quel che facciamo, poi, i sacrifici compiuti, anche alla lunga, pagano inevitabilmente.

Il programma del futuro

La Rai ti ha tenuto a Battesimo, televisivamente parlando, questo è un nuovo inizio: oltre alla scrittura, vedi il piccolo schermo come un possibile sentiero lavorativo. Quale contenuto vorresti condurre o a quale programma vorresti prendere parte?

Io non mi sono mai posto limiti sui mezzi a disposizione per raccontare storie. Il mio lavoro è questo, che io lo faccia sul piccolo, grande schermo, nei saggi o con i romanzi sempre valore hanno. Quindi, sì, io vedo tutta la possibilità del mondo nel piccolo schermo che tanti erroneamente bistrattano. Secondo me, resta fondamentalmente una grande verità e certezza nel mondo. Bisogna evolversi nel digitale, ma con criterio. Per questo io sono contento di lavorare con RaiPlay che è un ibrido fenomenale che racconta passato, presente e futuro degli utenti in maniera fenomenale. Credo molto nel fatto che una parte della mia vita professionale possa essere in tv, in futuro vorrei riportare i libri in primo piano. Vorrei fare un format come Per un Pugno di Libri, sarebbe bello riportare un contenuto televisivo che racconti i libri come non siano mai stati raccontati finora. Sarebbe bello riportare il peso della cultura, citando Calvino, nella leggerezza pensante. La capacità di snellire i pensieri, gli sgravi del mondo, assumendo quasi una forma di grazia. Vorrei portare un programma per cui la leggerezza pensante è al centro di ogni possibile sviluppo ed espansione dialettica. 

Social network: croce o delizia?

 Sei anche un tipo molto social: usi le piattaforme principalmente per lavoro, ma come gestisci il rapporto con gli haters e principalmente con la tua fanbase?

Premessa importante: io sono più per Facebook. Instagram mi piace meno, detesto i paradigmi che propone, detesto i trend, detesto pensare che si possa raccontare a un pubblico giovane che vada tutto bene a prescindere. Io ritengo che Instagram anestetizzi la capacità di reagire alla vita. Credo non sia un buon viatico da seguire. Ce l’ho perchè lo devo avere, ho pensato di chiuderlo non so più quante volte. Le storie che puoi vederci dentro ti costruiscono una versione eterea della vita che toglie tutto il resto. Io diffido molto dalle narrazioni perfezioniste del mondo perchè sono fallaci e fatali per il proseguo dell’esistenza. Se io mi alleno a pensare che ci sia un modello di cose che rispecchi un canone, a quel punto mi ritengo sbagliato io. Pensiamo a tutta la devastazione che questo social ha fatto sui corpi delle donne e per me è qualcosa che non può esistere. Mi piace molto di più Facebook perchè posso raccontare le mie storie e quelle degli altri, poi per quel che riguarda il rapporto con gli haters sono abbastanza pronto a rispondere ma non è mai accaduto nulla di trascendentale a me personalmente. Credo, però, che sarebbe opportuno impartire una condotta anche per quel che riguarda l’uso dei social. Altrimenti si dà adito anche a manifestazioni di comunicazione esasperanti che, spesso, trascendono in odio e provocazioni.

Sanremo tra ricordi e nuove idee

Sei stato già a Sanremo: in primis che emozione è stata arrivare al DopoFestival, poi ti aspetti di tornare su quel palco magari in un’altra veste?

L’approdo a Sanremo è stato bellissimo a teatro, tremendo in città. Sono entrato a Sanremo alle 15.00, l’evento era all’una e mezza, due di notte, e ho pensato che non ce l’avrei fatta ad arrivare all’Ariston. Dal traffico che c’era ho pensato di non farcela ad arrivare in hotel, questa è la premessa fisica di Sanremo. È stato un delirio (ride ndr). Il tema, però, è stato geniale perchè quest’anno il DopoFestival, secondo me, si è svecchiato molto. La conduzione di Savino è stata particolarmente briosa e accattivante, il grande valore aggiunto è stata l’accoglienza che mi ha dato nel programma. Si è rivelata una persona straordinaria, un grandissimo professionista. Ovvio che le ambizioni ci sono tutte: chiunque lavori nel settore televisivo ti dirà che punta a Sanremo. Dal mio punto di vista vorrei raccontare tutto il percorso che c’è dietro. Le varie fasi che hanno dovuto attraversare i partecipanti. Non ti dico accedere all’Ariston subito, ma vorrei raccontare le fasi che anticipano l’accesso al Festival: come si manda la candidatura, come l’hai attesa, tutto il gioco che c’è dietro. Mi piacerebbe fare un dietro le quinte narrato perchè secondo me è un aspetto che in Italia ancora non è stato affrontato appieno. Questa idea non è stata ancora vagliata, ma sarei un grandissimo stolto se non ti dicessi che l’ho già scritta (ride ndr). Non è stata ancora letta da nessuno, ne sto parlando per la prima volta con voi. Il bello della Rai è che è sempre stata molto propensa all’ascolto, spero possa ascoltare e accogliere anche questo progetto.

Un romanzo in uscita

Matteo Porru è ancora un giovane talento che si sta confermando: cosa bolle in pentola per continuare ad alimentare il fuoco sacro delle tue passioni?

Credo che la vita ci conceda sempre la possibilità di rimanere incantati dalle cose che facciamo, questo ritengo sia un tema fondamentale perchè senza rimanere folgorati positivamente dalle cose che facciamo non siamo in grado di vivere come vorremmo. Quindi il fuoco delle passioni parte proprio dal fatto che ci sia ancora qualcosa che continui a incantarci. Di sicuro ci sono, per quanto mi riguarda, ci sono tantissimi progetti editoriali. Tra poco esce un mio nuovo saggio, poi ci sarà un nuovo romanzo nell’anno che verrà. Televisivamente per ora pensiamo ad Under25, poi è tutto un mondo da scoprire. Diffondiamo prima queste storie meravigliose su RaiPlay, poi si vedrà cos’altro fare e come farlo.