Oltre cinquecento migranti, su un vecchio peschereccio in ferro, secondo una stima ancora provvisoria, sono approdati a Lampedusa dopo essere stati intercettati a quattro miglia dalla costa dalle motovedette della Guardia di Finanza che li hanno scortati in porto. Tra i migranti – provenienti da Marocco, Siria, Bangladesh ed Egitto – anche donne e bambini. Nelle ore immediatamente precedenti si erano registrati altri 5 sbarchi sull’isola per un totale di 119 persone.
“Dopo alcuni giorni di maltempo, oggi con il mare calmo sono ripresi gli sbarchi” sottolinea il sindaco di Lampedusa Totò Martello. “Il barcone – prosegue il sindaco – sembrerebbe arrivare dalla Libia. Sono in corso tutte le operazioni previste in questi casi, dalla prima assistenza ai controlli sanitari, alle procedure di identificazione. I migranti saranno accompagnati al Centro di accoglienza, già da domani si dovrebbero avviare i trasferimenti sulle navi quarantena”.
Ieri, sempre a Lampedusa, la macabra scoperta di due femori e un’anca, resti umani recuperati sugli scogli di Cala Pulcino dai vigili del fuoco. Si tratta di una porzione mutilata di cadavere, in avanzatissimo stato di decomposizione. Non è stato possibile, a prima vista, stabilire neanche il colore della pelle. I resti umani sono stati portati alla camera mortuaria dell’isola e sono a disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento che dovrà stabilire a quali esami dovranno essere sottoposti. Verosimilmente si proverà a tracciare il Dna. Non c’è dunque nessuna certezza che i resti recuperati stamani siano di uno dei migranti che hanno perso la vita nel naufragio del 30 giugno scorso. Un’ipotesi che continua tuttavia a essere vagliata dagli inquirenti. Sul naufragio c’è un’inchiesta coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dal sostituto Maria Barbara Cifalinò.
Questo articolo è originariamente apparso su L’HuffPost ed è stato aggiornato.