“Meloni, europeista riluttante”. Gentiloni: l’Italia non rafforza l’Ue. “Errore la spesa per tagliare le accise”

Bologna, 15 ottobre 2026 – A Bruxelles oggi e domani il Consiglio europeo è pronto a litigare sul bilancio dell’Unione. Ieri in Aula la premier Giorgia Meloni ha avvisato che l’Italia potrebbe anche non firmare quel bilancio, se non la soddisfa. E tuttavia nella stessa ocacsione ha aperto sul ruolo dell’Europa sui temi energetici. Paolo Gentiloni, ex premier e già Commissario Ue, ha coniato il termine di “europeismo riluttante” riferendosi alla premier.

https://www.quotidiano.net/video/in-vista/schlein-a-meloni-se-non-e-in-grado-di-fare-nulla-per-gli-italiani-cosa-sta-li-a-fare-e2ohuu26

Conferma la definizione?

“Non mi stupisce che non ci sia più una contrapposizione all’Europa come nei programmi di FdI di 7-8 anni fa. Al governo la presidente del Consiglio accetta la realtà della dimensione europea, cerca di dare l’impressione di utilizzarla per fini nazionali ma evita di svolgere un ruolo attivo, propositivo sul futuro della Ue”.

Un futuro su cui lei ha scritto un libro per Rizzoli: “Diventare una potenza”. Quale dovrebbe essere il ruolo più attivo e propositivo?

“I temi di cui parlo hanno bisogno di leader, soprattutto nei paesi fondamentali, che spingano verso la difesa comune o il superamento dell’unanimità. Se spingiamo in direzione opposta ci limitiamo a indebolire l’Unione Europea, con il gioco ormai stucchevole di attribuire all’Europa tutte le colpe mentre si fa di tutto per evitare di darle la forza necessaria”.

Lei sostiene che la vera svolta sarebbe creare un Tesoro e titoli sovrani europei. L’Italia va in questa direzione?

“Assolutamente no. Lo hanno fatto i governi precedenti sostenendo gli eurobond nel piano Covid, ma nel governo attuale c’è resistenza a qualsiasi rafforzamento della dimensione europea. Non ho visto la nostra premier sostenere con forza la necessità di obbligazioni comuni per arrivare, come dice il Governatore Fabio Panetta, ad avere un titolo sovrano europeo”.

L’Italia sta chiedendo maggiore flessibilità per l’inflazione però.

“Che le regole europee vadano applicate con flessibilità è giusto ed è quello che ho cercato di fare a Bruxelles. La Commissione ha già deciso alcuni margini di flessibilità sull’energia o sulla difesa. L’ulteriore richiesta italiana legata all’inflazione va esaminata, ma faccio due osservazioni. Se l’inflazione fa entrare risorse aggiuntive nelle casse dello Stato, queste risorse vanno a discapito del lavoro, perché le entrate fiscali aumentano mentre il valore degli stipendi diminuisce per il drenaggio fiscale. Se fossi ancora Commissario europeo direi: attenzione, se ci si chiede flessibilità per misure non mirate come quelle che il governo italiano ha deciso sull’energia, si accresce l’inflazione”.

Si riferisce alle accise?

“Abbiamo speso quasi 3 miliardi per aggiustamenti generalizzati dei prezzi del diesel. L’esempio perfetto di come si possano utilizzare risorse pubbliche alimentando l’inflazione”.

Capitolo difesa: sempre più delicato vista la deriva di Trump con Ucraina ed Europa?

“La decisione del Presidente Trump di cancellare le sanzioni alla Russia sul diesel è molto grave perché si rompe una solidarietà tra paesi occidentali. Ed è completamente inutile. Basta guardare gli andamenti dei prezzi di petrolio e gas. Mi chiedo se Trump arriverà fino a negare l’ultimo residuo di sostegno all’Ucraina, ovvero la condivisione di informazioni di intelligence. Ho apprezzato la conferma del sostegno a Kiev da parte di Meloni”.

Meloni ha anche criticato Trump per l’accordo con Putin.

“Sì. Anche perché è evidente che le difficoltà delle imprese e delle famiglie italiane per i costi dell’energia sono legate sì a problemi strutturali, ma in questi mesi dipendono da Trump. Peccato che dopo aver preso le distanze da Trump si torna al ritornello per cui la colpa sarebbe invece dell’Europa”.

Come si attua la sua proposta di un piano di difesa europea da 300 miliardi?

“Io parlo della necessità di un incentivo economico con l’emissione di obbligazioni comuni, che dovrebbero individuare alcuni sistemi di difesa che vengono finanziati a livello europeo. Un piccolo passo è stato compiuto col fondo Safe, peccato che l’Italia lo abbia usato a metà. Mi stupisce l’assenza del governo italiano sull’urgenza di una difesa comune. Se non andiamo in questa direzione, alla fine ciascun Paese, secondo le proprie capacità finanziarie, spenderà quello che può permettersi, lasciando inalterato il quadro di scarsa efficienza, sprechi e creando delle disparità tra Paesi europei”.

E la sinistra europea?

“Dovrebbe essere la prima ad alzare i toni sulla necessità di creare una Europa-potenza. Ma mi auguro che a farlo non sia solo la sinistra”.