Roma, 26 ottobre 2026 – Il dossier Ucraina è il nodo principale sul tavolo dell’esecutivo, ingombrante e irrisolto. Un elefante nella stanza che continua a provocare discordia. La premier Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini scambiano reciproci complimenti sui social, dopo la rielezione a segretario della Lega, ieri al congresso straordinario di Milano. Lì, dove lo stesso leader del Carroccio poche ore prima, dinanzi alla platea aveva giurato: “Mai più aiuti all’Ucraina”. Provocando inevitabilmente l’ira della premier: il dossier resta uno dei punti cardine della coalizione.
Meloni frena Salvini: “Così mi metti in difficoltà”
In assenza di svolte sostanziali nei negoziati di pace, entro il 31 dicembre il governo dovrà varare e sottoporre al voto del Parlamento un nuovo decreto per autorizzare gli aiuti militari e civili a Kiev, poiché quello in vigore scade a fine anno. Il timore, dunque, è che la Lega, incalzata da Roberto Vannacci, potrebbe opporsi per rivendicare il no in campagna elettorale. I tempi stringono, dal momento che prende sempre più piede l’ipotesi di elezioni anticipate a marzo. Meloni quindi usa il pugno di ferro: secondo le ricostruzioni di stampa, ieri avrebbe contattato il suo vice, con una telefonata o un messaggio, per contestargli l’uscita poco gradita: “Così mi metti in difficoltà”. Dopo il contatto, il leader leghista avrebbe ammorbidito i toni, spostando l’accento sul ricorso alla diplomazia e sulla necessità di interrogarsi sull’efficacia degli aiuti. La frattura, tuttavia, resta. E potrebbe essere oggetto di discussione durante il vertice di maggioranza in programma oggi, in vista del Cdm di domani sulla Manovra.
Le parole alla platea: “Mai più aiuti all’Ucraina”
“Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina“, ha scandito ieri Salvini davanti ai delegati. Poi la domanda alla platea: “Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato”. Una linea ribadita anche dopo la rielezione, quando il leader del Carroccio ha invitato a chiedersi se, dopo quattro anni di conflitto, “pensare per altri anni di mandare altre armi, altri soldi e approvare altre sanzioni sia la via migliore per tornare alla pace”. La sua ricetta è puntare sulla diplomazia: “Questa maledetta guerra finirà al tavolo diplomatico e prima si riporta il conflitto sul tavolo della diplomazia, meglio è per tutti”.
La tregua sui social
Dietro le quinte la messa in riga. Sui social, Meloni e Salvini ritrovano una conciliazione. E in tarda serata arrivano le “congratulazioni a Matteo Salvini” della premier, per la riconferma alla guida della Lega. “A lui e a tutta la comunità del partito i miei auguri di buon lavoro. Continuiamo a lavorare insieme, con responsabilità e determinazione, nell’interesse dell’Italia”, ha scritto la presidente del Consiglio. Un messaggio istituzionale che prova a ricondurre il confronto dentro la cornice della collaborazione di governo. Salvini ha risposto questa mattina su X: “Grazie Giorgia Meloni! Obiettivo continuare a vincere e ben governare insieme, con una Lega sempre più forte al tuo fianco”. Parole concilianti, accompagnate però da una rivendicazione politica che guarda anche al consenso del partito e alla prossima campagna elettorale. Ieri, dal palco, il segretario aveva del resto ricordato agli alleati che la coalizione è composta da “amici, ma diversi”, aggiungendo: “Sono quattro anni che siamo leali. Leali su tutto”. E avvertendo che, dopo i passi compiuti dalla Lega per sostenere le scelte comuni, “in altri casi dovranno essere gli altri a ragionare”.
Tajani conferma la linea del governo, Calenda attacca
A ribadire la posizione italiana è intervenuto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha preso le distanze dalla proposta leghista: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”. Una dichiarazione che ribadisce, a scanso di equivoci, la linea del governo: sostegno all’Ucraina, nonostante le pressioni interne alla maggioranza. Dalle opposizioni è arrivato l’attacco di Carlo Calenda. “Se oggi, sulla base delle dichiarazioni folli che ha fatto Salvini, Meloni avesse il coraggio e lo mandasse a casa e facesse largo a quel pezzo serio della Lega — Garavaglia, ma anche il ministro Giorgetti — il centrodestra avrebbe tutto da guadagnarne e anche la Lega”, ha dichiarato il leader di Azione. E ha aggiunto: “Salvini è all’interno del centrodestra un problema enorme per il centrodestra e per l’Italia”.