Meloni-Trump, l’analista del Ppe: “L’America del tycoon vuole solo vassalli”

Roma, 15 aprile 2026 – Dottor Federico Ottavio Reho, coordinatore della ricerca del Wilfried Martens Centre, gabinetto studi del Ppe, come valuta l’escalation polemica che sta incrinando il rapporto Meloni-Trump?

“L’America di Trump non ha alleati stabili. Vede solo vassalli e clienti, che vuole spartirsi con gli altri bulli dell’agone internazionale. I soli ‘patrioti’ che piacciono loro sono quelli che obbediscono senza fiatare”.

Meloni ha investito sul dialogo a destra. La vittoria di Magyar e lo scontro con Trump sanciscono il declino dei populismi e la crisi di quel disegno?

“Per citare Mark Twain, credo che la morte dei populismi sia largamente esagerata. Sono al potere negli Usa, che non è cosa da poco. E l’anno prossimo si vota in Francia, Italia, Spagna, Polonia: dove ci sono forti partiti di destra, anche se con articolazioni differenti. Specie in Francia partono favoriti. Quindi in Europa potremmo registrarne ancora importanti affermazioni”.

Cosa significa quindi la sconfitta di Orbán?

“Orbán non è un populista tra gli altri, ma il capostipite, ispiratore persino del trumpismo e finanziatore – in modo non sempre limpido – di forze e iniziative in Europa. La sua non è la sconfitta del populismo, ma una discontinuità simbolicamente e politicamente importante”.

REHO

In cosa si differenzia il nazionalismo di Magyar?

“Orbán proviene dalla tradizione calvinista ungherese, storico pilastro delle rivendicazioni nazionali anti-asburgiche. Magyar invece dal patriottico conservatorismo cattolico, europeista, sostenitore dello stato di diritto e degli istituti di garanzia, che invece Orbán ha smantellato, teorizzando la necessità di farlo per allinearli alla logica democratica della maggioranza”.

La destra italiana quanto sconta quel risultato e le tensioni con Trump?

“Non lo interpreto come una sconfitta di Meloni, bensì come la conferma della linea di chi in FdI da tempo professa un conservatorismo moderato che vada incontro al popolarismo europeo contro le forze anti-sistema che vogliono distruggere l’Ue. Su Trump si è notato un indurimento dopo le elezioni ungheresi: la critica esplicita dell’attacco al Papa lo sancisce”.

https://www.quotidiano.net/video/politica/schlein-condanna-attacco-di-trump-a-meloni-non-accettiamo-minacce-lsmk4z2q

Ciò destabilizza il disegno meloniano di “destra che guarda al centro” in Europa?

“Non mi sembra che Meloni, nonostante i rimproveri, si sia mai appiattita né su Orbán né su Trump. Ha agito da equilibrista: coltivando ottimi rapporti con Ue e Ppe, senza rompere con le destre, ma mantenendo un distinguo, nella consapevolezza che appiattirsi avrebbe sabotato il suo desiderio di integrarsi e avere peso nelle istituzioni Ue”.

A Roma possono esserci inasprimenti dei rapporti con Forza Italia, a cominciare dalla legge elettorale?

“Non saranno le elezioni ungheresi a decidere le sorti della legge elettorale italiana, ma il punto di caduta interno al centrodestra”.

Il tacito contenzioso non riguarda la preferenza bipolare di Meloni (e Schlein) rispetto ai perenni vagheggiamenti centristi di larghe intese?

“Mi sembra che su questo Meloni sia sempre stata categorica, facendo della coerenza la propria bandiera: mai con le sinistre. Del resto, per le forze di centrodestra che si sono buttate a sinistra è andata sempre male. Non ci sono alternative al bipolarismo, per quanto imperfetto, storicamente introiettato dagli italiani. Anzi. L’incapacità della Dc di accettare la prospettiva bipolare negli anni ‘90 è stata tra le cause della sua rovina”.