“Morta per meningite e sepsi”, l’addio all’attrice Daveigh Chase, era la bimba Samara dell’horror “The Ring”

Il cinema perde una delle sue icone più spaventose e, paradossalmente, una delle voci più dolci dell’animazione degli anni Duemila. Si è spenta a soli 35 anni Daveigh Chase, stroncata da gravi complicazioni settiche derivanti da una meningite e da un’infezione del sangue. La conferma del decesso, avvenuto martedì 16 giugno, è arrivata direttamente dal compagno, Roy Hernandez, attraverso le colonne di Tmz.

Una fine drammatica arrivata al culmine di un periodo già profondamente segnato dalla fragilità personale e da una salute precaria. Hernandez, poco prima del tragico epilogo, aveva infatti promosso una raccolta fondi sul web nel disperato tentativo di garantirle le cure necessarie e una parvenza di serenità in una fase clinica che si preannunciava già disperata.

Chi era l’attrice

Nata nel 1990, Daveigh Chase era entrata di diritto nell’immaginario collettivo pop nel 2002, anno d’oro che ne ha segnato indelebilmente la carriera. È stata il volto del terrore puro nei panni di Samara Morgan in The Ring, il remake cult diretto da Gore Verbinski. Quella camminata scattosa fuori dal televisore e quei capelli neri calati sul viso le erano valsi persino un premio agli MTV Movie Awards come miglior “villain”, terrorizzando un’intera generazione di spettatori.

Eppure, nello stesso identico anno, quella stessa bambina mostrava una versatilità straordinaria dietro al microfono di doppiaggio, prestando la voce a Lilo, la vulcanica e sensibilissima protagonista del classico Disney Lilo & Stitch (interpretazione premiata con un Annie Award).

La sua parabola artistica, precocissima, l’aveva vista muoversi con disinvoltura tra prodotti d’autore e cult generazionali: era stata Samantha Darko nel film di culto Donnie Darko, per poi trovare spazio sul piccolo schermo in serie di prima fascia come E.R. – Medici in prima linea, Cold Case e nel cast fisso del dramma HBO Big Love.

Dietro i riflettori di una Hollywood che l’aveva cannibalizzata fin troppo presto, la vita privata di Chase aveva però preso binari complessi, fatti di problemi con la giustizia e un progressivo allontanamento dai set.

Il suo ultimo lavoro ufficiale risaliva ormai a dieci anni fa, nel 2016, come doppiatrice del videogame Let It Die. Se ne va una promessa cristallina, spezzata troppo presto da un destino crudele, lasciando una doppia eredità: il brivido di una cassetta maledetta e la tenerezza di un legame alieno rimasto nella storia del cinema.