Morte di Andrea Purgatori: due cliniche citate come responsabili civili

Roma, 19 settembre 2025 – Entra nel vivo il procedimento per la morte di Andrea Purgatori. Si è aperta oggi l’udienza preliminare davanti al gup di Roma che, dopo aver ammesso come parte civile la famiglia del giornalista e l’associazione Cittadinanza attiva, ha autorizzato la citazione di due cliniche, Villa Margherita e la Casa di Cura Pio XI, e un’assicurazione come responsabili civili.

La prossima udienza, in cui dovranno comparire per discutere le due strutture sanitarie e la compagna assicurativa, è fissata per il 20 febbraio. Soddisfazione da parte dell’avvocato Alessandro Silveri Gentiloni, legale dei Purgatori. ”Se sarà affermata la responsabilità dei medici e anche delle strutture presso cui hanno operato dovranno risponderne nei confronti della famiglia” sottolinea il penalista.

La procura di Roma, che ha chiuso le indagini lo scorso dicembre, ha chiesto il rinvio a giudizio per 4 medici accusati di omicidio colposo. Rischiano il processo il radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, e il cardiologo Guido Laudani. 

Secondo la perizia disposta dalla Procura, il giornalista è morto per un’endocardite, che “avrebbe potuto essere individuata più tempestivamente”. I periti sostengono che le lesioni al cervello, scambiate per metastasi, fossero in realtà ischemie, e che questa diagnosi errata abbia portato a terapie aggressive e a non curare la patologia che lo ha effettivamente ucciso. 

“Due mesi e mezzo di agonia studiati meticolosamente – riassumevano i figli del giornalista in una lettera idealmente inviata al padre morto – e riassunti con precisione all’interno di 115 pagine (il fascicolo dell’inchiesta, ndr). Il libro sul tuo decesso. Le risposte alle domande che, in tua mancanza, abbiamo posto noi. Risposte pesanti che feriscono il cuore. Le metastasi cerebrali? Mai esistite, ma non solo… perché quelle pagine parlano di molto altro. Una catastrofica sequela di errori dovuti ad imperizia e imprudenza che, oltre a costringerti ad una dura terapia inutile, hanno anche e soprattutto ritardato le diagnosi e cure di cui avevi realmente bisogno. Per non parlare della possibile falsità di certificazioni sanitarie necessarie a nascondere il tutto…”.