Nel paese dell’emergenza manca il Codice della Ricostruzione

Dotarsene permetterebbe di avere un approccio razionale verso i numerosi rischi che corre l’Italia, mettendo in atto le procedure necessarie in caso di disastri e tenendo conto delle specificità degli eventi e dei territori. La campagna #Sicuriperdavvero di Action Aid a cui aderisce anche Legambiente

In un Paese con un territorio fragile come l’Italia, colpito ripetutamente da disastri naturali, continua a mancare il Codice della Ricostruzione. Già da anni, all’indomani delle tragedie, tutti lo invocano salvo scordarsene subito dopo.

Dotare il nostro Paese di un Codice della Ricostruzione significa avere delle norme per farsi trovare preparati in caso di calamità naturali, per governare la ricostruzione con celerità ed efficacia, subito dopo la fase di emergenza affidata alla Protezione Civile. In termini pratici, significa avere procedure chiare per tutti i livelli istituzionali (chi fa cosa senza sovrapposizioni e rimpallo delle responsabilità); garantire pari diritti alle popolazioni interessate; dotarsi di linee guida per garantire la massima sicurezza possibile (sismica e idrogeologica) nella ricostruzione, anche prevedendo la maggiore frequenza di eventi metereologici estremi a causa dei cambiamenti climatici; minimizzare i disagi delle popolazioni garantendo alloggi dignitosi e una qualità della vita accettabile in attesa della ricostruzione definitiva; garantire fin da subito un rilancio economico dei territori colpiti con trasparenza, equità e legalità.

Dotare il nostro Paese di un Codice della Ricostruzione significa avere delle norme per farsi trovare preparati in caso di calamità naturali, per governare la ricostruzione con celerità ed efficacia, subito dopo la fase di emergenza affidata alla Protezione Civile

Il Codice della Ricostruzione permetterebbe, quindi, di avere un approccio razionale verso i numerosi rischi che corre il nostro Paese, codificando in modo semplice le invarianti, con relative procedure, che si ripetono in caso di disastri e prevedendo la necessaria flessibilità per tenere conto delle specificità degli eventi e dei territori. Invece, a ogni evento sismico disastroso (1976 Friuli Venezia Giulia, 1980 Irpinia, 1997 Marche e Umbria, 2009 Abruzzo, 2012 Emilia Romagna, 2016 Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) si è proceduto con decreti e ordinanze diversi, creando confusione, disparità di trattamento, ritardi, opacità, spreco di risorse pubbliche e, soprattutto, un surplus di disagi alle popolazioni.

Non solo, ci manca anche una struttura, o dei centri di competenza, che sappiano sedimentare l’esperienza maturata nelle varie ricostruzioni con la conseguenza che ogni volta si riparte da zero. Chiaramente qualsiasi ricostruzione sarebbe facilitata se alcune attività fossero previste e realizzate in tempo di “pace” e non già quando accade la calamità. Ma questa è un’altra storia che attiene alla (in)capacità del nostro Paese di saper fare prevenzione e pianificazione.

La campagna #Sicuriperdavvero

Il motivo per cui continua a mancare tutto ciò è difficile da comprendere, purtroppo la cultura dell’emergenza è pervasiva, difficile da scalfire. Come società civile ci stiamo provando con la campagna #Sicuriperdavvero, promossa da Action Aid, che vede l’adesione di molte professionalità e di varie organizzazioni sociali, tra cui Legambiente. La campagna ha elaborato una proposta messa nero su bianco in un documento che, oltre a motivare la necessità di dotarsi di un Codice della Ricostruzione, ne indica i contenuti principali che dovrebbe contenere. È un contributo che servirà per interloquire e fare pressione sul Governo e sul Parlamento per avere finalmente questo strumento legislativo. L’auspicio è che sia approvato prima della prossima tragedia.

Maria Maranò, segreteria nazionale di Legambiente