Al 30 aprile di quest’anno, nelle carceri italiane risultavano presenti 64.436 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.265 posti che, nella disponibilità effettiva, scendono a 46.318. Ne deriva un tasso reale di sovraffollamento del 139,1%. Sono 73 gli istituti penitenziari che registrano un indice pari o superiore al 150%, mentre in 8 casi si supera persino la soglia del 200%. Le strutture non sovraffollate sono appena 22 sull’intero territorio nazionale. Nonostante l’annuncio di un Piano carceri da parte del governo, i posti disponibili risultano diminuiti di 537 unità dall’avvio dell’iniziativa. È quanto emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulla detenzione.
Secondo il rapporto, oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi l’intera giornata chiusa in cella, mentre solo il 22,5% è inserito in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi, alcune circolari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno ulteriormente ristretto gli spazi di movimento e le attività. “Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione”, osserva Antigone, che segnala un aumento degli episodi critici: le aggressioni contro la polizia penitenziaria passano da 2.154 a 2.423 (+12,4%), quelle tra detenuti da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%), mentre gli atti turbativi dell’ordine crescono del 27,6%. “È la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto”, sostiene l’associazione.
Sul fronte più drammatico, nel 2025 si contano almeno 82 suicidi in carcere, mentre nei primi mesi del 2026 sono già 24. In totale, 106 persone si sono tolte la vita in meno di un anno e mezzo. Nel solo 2025 i decessi complessivi sono stati 254, il valore più alto da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti, cioè circa un detenuto su cinque.
Di fronte a questo quadro, Antigone propone un “piano Marshall” per le carceri, insieme al ritiro delle circolari restrittive, a misure urgenti contro il sovraffollamento, all’ampliamento delle misure alternative e alla detenzione domiciliare per chi deve scontare meno di 12 mesi. Tra le altre indicazioni figurano lavoro e formazione, accesso all’università, sport estivo, carcere aperto, telefonate quotidiane, riduzione dell’isolamento e maggiori garanzie sanitarie.
“Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell’apatia, con l’uso di psicofarmaci come elemento calmante e stabilizzante. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività”, afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
Cambia anche la composizione della popolazione detenuta: diminuiscono i più giovani e crescono gli over 50, passati dal 15,8% del 2010 al 29,5% del 2025. Aumenta però anche la quota dei giovani adulti tra 21 e 24 anni, segnale di una dinamica demografica più articolata.
L’articolo Nelle carceri italiane 64.436 detenuti, il sovraffollamento è del 139% proviene da Blitz quotidiano.