Oasis, la reunion è (anche) un film, bagno di folla a Venezia per i fratelli-coltelli

Venezia, 6 settembre 2026 – Il risultato più evidente è che al Lido i telefoni vanno in tilt. E diventa impossibile anche connettersi a Internet. I fratelli Gallagher sono arrivati a sorpresa ieri pomeriggio, a concedersi ai fotografi e anche ai fan. E la gente è impazzita. Liam dal motoscafo ha salutato i fan col braccio alzato e il pugno chiuso. E al photocall, ha scherzato con i giornalisti e anche col direttore della Mostra, Alberto Barbera, chiedendogli se fosse George Clooney.

Al Lido sono sbarcate più di ventimila persone, secondo fonti delle forze dell’ordine. Si aggiungono alle decine di migliaia già presenti per il festival. Attorno al Palazzo del cinema la folla è di otto volte superiore ai giorni scorsi: sarà anche perché è sabato, perché c’è Robert Pattinson, perché c’è Louis Garrel. Ma molti sono per loro, per i fratelli più rissosi del rock, Liam e Noel Gallagher, gli Oasis.

E ieri sera, Liam e Noel sono apparsi sul red carpet della Mostra, ad accompagnare la prima mondiale del film Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario di Dylan Southern e Will Lovelace che racconta la loro riconciliazione e il tour di concerti che ha sancito, nel 2025, la loro reunion. Il film uscirà nelle sale italiane il 10 settembre, per poi approdare su Disney+.

Nel doc, si riparte dal 28 agosto 2009, quando gli Oasis sono in procinto di esibirsi a Parigi, e arriva l’annuncio che il concerto non si terrà. I fratelli Liam e Noel Gallagher hanno litigato di brutto nei camerini e il concerto di quella sera viene annullato, così come le altre date del tour europeo. Liam e Noel non si parlano per i successivi 15 anni.

“Quando abbiamo iniziato a girare, non sapevamo come si sarebbe evoluto il loro rapporto”, dicono i due registi. “Alla prima prova non si sono neanche abbracciati, neanche si sono parlati. Liam è entrato nel capannone e ha cominciato a cantare, punto. Nemmeno noi potevamo sapere l’evoluzione del loro rapporto. Siamo stati fortunati, perché si sono riconciliati. E il nostro è diventato un film sul perdono e sulla redenzione”.

Il film – che è prodotto da Steven Knight, il regista di Locke, uno dei più bei film degli ultimi quindici anni – non ci dice le ragioni del loro scontro, del rancore, della rabbia che li ha tenuti lontani. Documenta, invece, il loro difficile cammino verso la riconciliazione. Un cammino che, nel film, è punteggiato dal linguaggio ruvido dei due fratelli: viene pronunciata per 179 volte la parola f***. E ogni frase, nelle interviste rilasciate dai due fratelli, ha qualcosa di aggressivo, di ruvido: “You know what I mean?”, capisci quello che dico?, è l’intercalare continuo di Liam e Noel.

I registi hanno potuto filmare le prove della band, per un mese e mezzo in un capannone nella periferia industriale di Londra. Un luogo spoglio, scarno e crudo come il linguaggio di Liam e di Noel. Dodici telecamere li hanno filmati minuto per minuto. Poi, altre diciotto telecamere hanno filmato i concerti del loro tour negli stadi. E rubato le espressioni dei fan mentre cantano, mentre si emozionano, mentre piangono, da soli, a concerto finito. Come increduli di essere stati testimoni di un evento così grande, di un “noi” che coinvolge cento, duecentomila anime facendole diventare una.

“È il primo documentario che produco, ho sempre fatto film di finzione”, dice Steven Knight. “Perché stavolta no? Perché chi mai potrebbe interpretare Liam Gallagher, meglio di Liam Gallagher?”.