Operaio in malattia va nelle Marche e in Svizzera: licenziato, ricorso bocciato dai giudici

Un operaio metalmeccanico di Reggio Emilia si era messo in malattia presentando certificati medici per ansia e attacchi di panico. Durante il periodo di assenza, però, gli investigatori incaricati dall’azienda lo hanno seguito e documentato in diversi spostamenti, prima nelle Marche e successivamente in Svizzera.

Secondo quanto ricostruito durante il procedimento, l’uomo aveva viaggiato insieme alla moglie e a una coppia di amici. L’azienda, insospettita dalla situazione, aveva quindi deciso di avviare un’attività investigativa per verificare la compatibilità degli spostamenti con le condizioni di salute dichiarate dal dipendente.

Il lavoratore era stato licenziato e aveva impugnato il provvedimento davanti al tribunale di Reggio Emilia, perdendo sia in primo grado sia successivamente davanti alla Corte d’Appello di Bologna.

Il viaggio nelle Marche e poi in Svizzera

Tra gli elementi acquisiti nel procedimento ci sono le relazioni degli investigatori. “Il 25 febbraio 2022 egli era partito, subito dopo pranzo, con la moglie in direzione Modena e, unitamente ad un’altra coppia di amici, si era diretto presso un’azienda vitivinicola nelle Marche; prima di cena si era recato a Pesaro, dove aveva trascorso la notte; sabato 26 febbraio 2022 aveva pranzato a Pesaro, insieme a molti altri avventori con cui si intratteneva anche nel pomeriggio; nel corso della serata, lui e la moglie, unitamente alla coppia di amici avevano cenato a Urbino; lunedì 28 febbraio 2022 era partito verso Reggio Emilia, sempre in compagnia della moglie, e poi in direzione nord, fino a Lugano, da dove poi si era spostato per Como per poi ritornare in Emilia-Romagna nel tardo pomeriggio”.

L’azienda aveva inoltre contestato la documentazione medica presentata dal dipendente. L’uomo aveva ricevuto la prescrizione di «Xanax al bisogno», ma i certificati erano stati rilasciati da medici generici. Alla richiesta di sottoporsi a una visita specialistica, si era rifiutato.

Per i giudici il licenziamento è legittimo

La Corte d’Appello di Bologna ha ritenuto legittima l’attività degli investigatori, spiegando che l’azienda aveva motivi per verificare la situazione. “Si tratta di elementi incompatibili con lo stato di malattia e, dunque, tali da recidere definitivamente il vincolo fiduciario sul quale si deve fondare il rapporto di lavoro”.

Nel corso del procedimento sono stati inoltre incaricati due medici per una perizia sulle condizioni del lavoratore. Secondo quanto riportato nella sentenza, mancava una documentazione specialistica sufficiente a dimostrare la patologia: “Non sussiste pertanto in atti alcuna certificazione specialistica, espletata da un medico psichiatra; non è presente nella certificazione in atti alcuna descrittiva del quadro clinico, neanche al protrarsi del disturbo, non viene mai indicato l’andamento dello stesso, né l’evoluzione, né la sua gravità, né l’eventuale mancata risposta terapeutica. Mancano pertanto tutti gli elementi certificativi che, in ambito psichiatrico, consentono di formulare una diagnosi”.

Alla luce degli accertamenti, i giudici hanno quindi confermato il licenziamento, considerando determinanti sia la documentazione medica ritenuta insufficiente sia gli spostamenti effettuati dall’operaio durante il periodo di malattia.

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