Roma, 26 maggio 2026 – Burocrazia, caro energia, competitività, questione salariale. Sono alcuni dei temi al centro della relazione di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Parlando davanti alla platea di industriali riuniti a Roma per l’assemblea annuale e davanti a numerosi politici, tra cui la premier Giorgia Meloni, Orsini ha lanciato un messaggio chiaro e forte al governo: la burocrazia rischia di soffocare le imprese. Il nostro appello è uno solo: fermatevi” ha detto il capo degli industriali criticando l’accumulo di regole, modifiche frequenti, sovrapposizioni e oneri eccessivi e definendo “lunare la burocrazia europea”. Orsini ha ricordato che “solo tra novembre e dicembre 2025 sono stati presentati 10 nuovi pacchetti legislativi” e che “nel 2026 ne arriveranno altri 12”. Orsini ha inoltre citato “le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto bollette del nostro governo” come “ultima conferma” delle difficoltà burocratiche europee.
Cinque leve per rimettere l’impresa al centro
Per una crescita “robusta”, bisogna “reagire uniti e mettere gli imprenditori in condizione di fare il loro lavoro”, metterli “nelle condizioni di crescere significa rafforzare il Paese”, ha sottolineato Orsini chiedendo “responsabilità nazionale” e declinando la proposta degli industriali a partire da cinque leve per rimettere l’impresa al centro. Le elenca dal palco dell’assemblea annuale degli industriali: “Energia; crescita dimensionale delle Pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa; risorse adeguate agli obiettivi”.
Orsini: “Caro energia minaccia esistenziale per l’industria”
Per Orsini la prima leva è l’energia. “Per le imprese – avverte – il prezzo dell’energia è una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa. L’appello che lanciamo a tutte le forze politiche è sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Proprio quelle aree che continuano a incontrare forti resistenze a livello regionale e locale, indipendentemente dal colore politico”.
Dopo aver dato “atto al Governo di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo” il presidente degli industriali ha chiesto “coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni”. Secondo Confindustria ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano ad oggi bloccati, un problema che – dicono – deve essere risolto subito. Infine Orsini punta sul ritorno al nucleare: “Continuare a sostenere che il nucleare sia inutile perché servono 10-15 anni per attivarlo è falso. Inutile è ogni anno, ogni mese, che si perde. Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”.
“La Cina è l’unica vera superpotenza industriale”
Parlando poi della competitività globale, Orsini ha lanciato l’allarme. “La Cina sta colonizzando i nostri mercati”. Nel suo intervento il numero uno di Confindustria ha definito la Cina “l’unica vera superpotenza industriale”, spiegando che “da sola genera il 35% della produzione manifatturiera mondiale”. Il presidente di Confindustria ha denunciato peròo che Pechino “gioca con regole falsate” ed esporta “deflazione e carenza di domanda interna” verso i mercati europei. “Sposta un carico gigantesco di merci verso i mercati europei, non solo prodotti a basso costo, ma anche tecnologie avanzate”, ha dichiarato. Orsini ha inoltre avvertito che senza sostegno immediato alle produzioni europee “saremo destinati al deserto industriale“.
“La retribuzione è questione di attrattività”
Infine resta aperta la questione salariale. Un nodo ancora irrisolto in Italia e su cui il presidente degli industriali si è soffermato. “Lo dico con chiarezza: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla. Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia. Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti”. Per affrontare seriamente il problema, avverte Orsini, bisogna condividere il principio per cui “la retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese. I salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l’unico per molte piccole realtà”, ha concluso.