Roma, 1 luglio 2026 – A partire da oggi, 1° luglio, l’Unione europea applicherà un dazio doganale temporaneo di 3 euro sulle merci acquistate online da Paesi extra-Ue e spedite direttamente nell’Unione in invii di valore non superiore a 150 euro. Il Consiglio dell’UE aveva approvato in via definitiva l’11 febbraio 2026 il dazio temporaneo da 3 euro sulle categorie di merci contenute nelle spedizioni extra-Ue di valore inferiore a 150 euro. La misura resterà in vigore per due anni, fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare a regime il nuovo Hub dati doganale europeo per il commercio elettronico.
Dal 2028, con la piena operatività dell’Hub dati UE, le merci vendute a distanza dovrebbero, quindi, passare al regime ordinario dei dazi, calcolati in base alla tipologia del prodotto e alle regole tariffarie applicabili.
Con questa mossa, la Commissione europea spera di prevenire la “desertificazione” delle principali vie commerciali europee, frenando le importazioni cinesi a basso costo. Negli ultimi anni, in particolare dopo la pandemia di Covid19, il numero di pacchi di basso valore in arrivo nell’UE è più che quadruplicato, passando da 1,3 miliardi nel 2022 a 5,9 miliardi nel 2025. Circa il 90% dei pacchi proviene dalla Cina, e la concorrenza di piattaforme online come Shein e Temu sta mettendo a dura prova i rivenditori europei.
Il mese scorso, le autorità di regolamentazione dell’Ue hanno multato Temu per 200 milioni di euro per non aver fermato la vendita di prodotti illegali e pericolosi.
Secondo i dati dell’esecutivo comunitario, queste importazioni rappresentano quasi il 98 per cento degli articoli importati nell’Unione, ma appena il 2,1 per cento del valore complessivo delle importazioni. Il valore medio di ciascun articolo è pari a 8,82 euro.
Secondo una vasta operazione di controllo coordinata dalla Commissione europea tra ottobre e dicembre 2025, la maggioranza dei cosmetici, dei dispositivi di protezione individuale e degli integratori alimentari acquistati online da operatori extra-UE e selezionati per le verifiche non rispettava gli standard europei. Il tasso di non conformità è risultato pari al 65 per cento per i cosmetici, al 60 per cento per i dispositivi di protezione e al 63 per cento per gli integratori.
In cosa consiste la misura Ue
Nello specifico, il prelievo sostituisce l’esenzione dai dazi finora riconosciuta alle spedizioni di modesto valore. Tuttavia, non si tratta di un importo applicato indistintamente a ogni pacco o a ciascun prodotto fisico contenuto nell’ordine: il dazio sarà calcolato per ogni voce merceologica dichiarata in dogana. In pratica, più articoli identici inseriti nella stessa spedizione sconteranno un solo prelievo da 3 euro, mentre prodotti appartenenti a categorie differenti potranno determinare l’applicazione di più importi.
La riforma riguarda le vendite a distanza di beni importati da Paesi terzi, comprese le piattaforme di e-commerce che operano come fornitori o intermediari nell’invio diretto ai consumatori europei. Restano escluse alcune merci che beneficiano di regimi commerciali preferenziali o di unioni doganali, a determinate condizioni procedurali.
Il nodo riguarda soprattutto l’equilibrio competitivo tra rivenditori europei e operatori che spediscono direttamente dall’estero. Finora, le merci sotto la soglia di 150 euro erano già soggette a Iva e a dichiarazione doganale, ma non ai dazi. La Commissione Ue ritiene che l’esenzione, introdotta per evitare costi amministrativi sproporzionati, non sia più giustificata in un contesto nel quale le dichiarazioni elettroniche sono ormai disponibili per tutte le importazioni.
La misura ha anche una finalità di controllo del mercato interno. La Commissione segnala che le verifiche condotte nel 2025 su cosmetici, dispositivi di protezione individuale, integratori alimentari, giocattoli ed elettronica hanno rilevato irregolarità in oltre il 60 per cento dei prodotti controllati, per l’assenza di etichette, documentazione di sicurezza o per la presenza di ingredienti vietati.
Dal 1° novembre 2026 diventerà inoltre obbligatoria l’indicazione di identificatori dei prodotti, pensati per rendere più tracciabili gli acquisti e facilitare l’intercettazione delle merci non conformi.
Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha sostenuto che il nuovo sistema punta a garantire “equità per tutte le imprese” che operano sul mercato europeo, chiudendo le falle che hanno reso più facile l’ingresso di prodotti non sicuri o non conformi.
Da novembre stop alle versioni “nazionali”
Alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo dazio doganale, la Commissione europea ha ribadito che le versioni “nazionali” dovranno cessare a partire da novembre, per fare in modo che la tariffa europea sia l’unica applicabile. Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing a Palazzo Berlaymont a Bruxelles, il portavoce della Commissione Ue per il Commercio, Olof Gill ha affermato che la cessazione delle misure nazionali “è essenziale per tutelare l’integrità del mercato unico e garantire il corretto funzionamento del nuovo dazio doganale”.
Infatti, secondo Gill, “un sistema a macchia di leopardo”, in cui diversi Stati membri applicano forme o aliquote diverse di dazi, apre la possibilità al cosiddetto “border shopping”, dove le spedizioni possono essere dirottate” verso Paesi Ue con dazi più vantaggiosi. Grazie all’introduzione di un unico dazio Ue “questo non è più possibile”.
Gill ha ribadito il duplice scopo della misura, ossia garantire “che questa straordinaria impennata di pacchi di e-commerce di basso valore in ingresso nell’Ue avvenga sulla base di condizioni di parità, nel rispetto della concorrenza leale per le aziende e i retailer europei”, nonché “il massimo livello possibile di protezione dei consumatori, poiché le evidenze mostrano che, a causa del boom delle importazioni di e-commerce di basso valore, prodotti che non soddisfano gli standard di sicurezza per i consumatori stanno entrando nell’Unione, e questo deve cessare”.
Prima dell’entrata in vigore del nuovo dazio europeo, alcuni Stati membri avevano già scelto di intervenire a livello nazionale sui piccoli invii provenienti da Paesi terzi e di valore non superiore a 150 euro, soprattutto per far fronte ai costi amministrativi e logistici legati alla crescita dell’e-commerce a basso costo.
L’Italia ha previsto una misura simile, con un contributo amministrativo di 2 euro per spedizione extra-Ue con valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo entrerà in vigore dal primo luglio, ma il governo italiano ha argomentato che le due misure non si sovrappongono tecnicamente perché il dazio Ue è un diritto doganale, mentre il contributo italiano è classificato come rimborso delle spese amministrative doganali, quindi non un dazio in senso stretto.
In Romania è invece in vigore da primo gennaio una tassa logistica di 25 lei (circa 5 euro) per i pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra UE che resterà applicabile fino alla introduzione della prevista ulteriore componente europea. In Francia è invece entrata in vigore a partire dal primo marzo 2026 la “Taxe sur les petits colis” di 2 euro per articolo/categoria dichiarata per invii sotto i 150 euro.