L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) giudica “basso”, sulla base delle notizie finora disponibili, il rischio per la salute pubblica dopo la morte di una tecnica dell’Istituto di ricerca contro la peste in Siberia, in Russia. Lo ha detto il portavoce Christian Lindmeier all’agenzia russa Tass. “Sulla base delle informazioni non ufficiali disponibili, il rischio sanitario per la popolazione generale appare basso” ha sottolineato Lindmeier. “Tutti i contatti della paziente sono stati identificati e vengono monitorati, e al momento secondo quanto riferito nessuno ha mostrato sintomi di malattia”.
Le autorità sanitarie russe hanno reso noto per ora la morte della tecnica di laboratorio a causa di una polmonite di origine non ancora chiarita. Media locali, invece, hanno parlato di peste, che la donna avrebbe contratto a causa della rottura accidentale di una provetta in laboratorio. L’Oms, ha dichiarato Lindmeier, “è in contatto con le autorità sanitarie russe per verificare l’episodio, le circostanze, gli esami di laboratorio in corso, i risultati, i metodi per il tracciamento dei contatti, lo stato di salute dei contatti, così come ogni potenziale implicazione per la salute pubblica internazionale”.
Anche gli Usa seguono gli sviluppi
Memori della mai accertata ma sempre aleggiata fuga dal laboratorio del Covid, gli Stati Uniti seguono da vicino gli sviluppi e le iniziative messe in campo da Mosca. “Non penso sia motivo di allarme, ma facciamo attenzione e seguiamo quello che fanno”, ha detto il segretario di Stato Marco Rubio. Trump si è spinto fino a dire che il suo Paese è pronto ad aiutare la Russia nel caso ce ne fosse bisogno.
Cremlino: “Non fidatevi delle dicerie”
La Russia cerca intanto di minimizzare il presunto decesso per peste. “Non fidatevi delle dicerie”, ha tagliato corto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov invitando a fidarsi solo delle dichiarazioni ufficiali di Rospotrebnadzor, l’agenzia governativa russa per la tutela del cittadino.
Cosa sappiamo sulla morte della ricercatrice russa
Daria Shilipova lavorava in istituto di ricerca anti-peste a Irkutsk quando è stata riocevata martedì scorso in ospedale con i sintomi di una forte polmonite. La 28enne è stata immediatamente attaccata al respiratore ma per lei non c’è stato nulla da fare. È deceduta giovedì. I primi segnali di nervosismo sono emersi fra le autorità locali il giorno successivo, quando il governatore della regione di Irkutsk ha organizzato una “riunione straordinaria” in merito a “un caso sospetto di infezione particolarmente pericolosa riscontrato in un residente”.
Tutti i contatti “individuati sono stati posti sotto osservazione medica”, aveva riferito il governatore Igor Kobzev senza esprimersi sul tipo di infezione riscontrata né identificare Shilipova. Lo stesso giorno un ospedale in una città nell’area è stato messo in quarantena, così come 200 persone che erano state in qualche modo vicine a Shilipova. L’ipotesi peste ha preso piede quando le autorità di una regione vicina a Irkursk hanno parlato di una “donna morta per peste“, messaggio successivamente corretto e ammorbidito in un “possibile” caso di peste.
L’ipotesi ventilata ha alimentato il susseguirsi di teorie e speculazioni online. Secondo alcune, Shilipova è deceduta dopo essere entrata in contatto con il contenuto di una fialetta che aveva rotto per errore. Il giornalista locale Pavel Stepanov, riporta il New York Times, ha suggerito alle autorità di indagare se l’incidente non sia stato un “sabotaggio da parte dei nostri nemici che agiscono con metodi sempre più sofisticati”.
Pochi casi di peste l’anno curabili con gli antibiotici
Pur mantenendo alta la vigilanza, gli esperti sanitari invitano alla calma perché i rischi sono limitati. Ogni anno ci sono a livello mondiale sia in Africa che in America Latina. Casi di peste che però vengono facilmente curati con gli antibiotici.
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