Il CT portoghese e Bruno Fernandes hanno parlato alla vigilia della sfida di Nations League: al centro della conferenza anche la rottura con Cristiano Ronaldo
Il Portogallo si prepara a tornare in campo contro la Norvegia all’Estádio do Dragão di Porto, nella quarta giornata di UEFA Nations League. Una sfida importante per il percorso della Nazionale portoghese, ma inevitabilmente segnata anche dal caso legato a Cristiano Ronaldo, dopo la rottura con il commissario tecnico Jorge Jesus e l’abbandono del ritiro.
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Alla vigilia di Portogallo-Norvegia, proprio il tema CR7 è stato al centro di diverse domande rivolte a Jorge Jesus e a Bruno Fernandes, intervenuti in conferenza stampa.
PORTOGALLO-NORVEGIA – «Cosa mi aspetto da questa partita? Quello che voglio e spero è che possiamo vincere, così da qualificarci praticamente ai quarti di finale. Poi, se riusciamo a ripetere la prestazione di Copenaghen, una partita eccellente, con grandi momenti di qualità, anche grazie alla qualità dei giocatori, queste due cose sono ciò che desidero di più. Ma nel calcio non sempre ci riusciamo. A volte sì, ma non in una sola partita. Vorrei che il Portogallo vincesse, così che il nostro Paese possa assicurarsi la qualificazione».
RONALDO E LA POSSIBILE RICONCILIAZIONE – «L’attenzione deve essere rivolta alla Nazionale, in questo caso la Norvegia, a ciò che dobbiamo fare bene, a ciò che anche i nostri giocatori devono fare bene, in armonia con la bandiera e con l’obiettivo di… Non si tratta di ignorare Cristiano Ronaldo, è un simbolo della Nazionale e del Portogallo. Dopo la partita, ci sarà tutto il tempo per parlarne».
LA SCELTA DI NON AFFRONTARE IL CASO RONALDO – «Ora mi concentrerò su quello che ho detto: la squadra, l’avversario. La Norvegia è, a mio parere, una delle prime cinque squadre in Europa, con ottimi giocatori. Dobbiamo rimanere concentrati e so qual è il problema in questo momento. Poi avremo tempo per analizzare cosa succederà qui».
L’AFFETTO DELLO STADIO E I CONTATTI CON RONALDO – «L’affetto che cerco e che vorrei ricevere non è altro che quello che la nazionale simboleggia. L’affetto è per la squadra, per i giocatori. Io faccio parte di una squadra, sono il leader e il punto di riferimento. Tutto ciò si ricollega anche al tema del sostegno e dell’affetto che i tifosi nutrono per il Paese. Prima ero un tifoso sfegatato e un po’ pazzo della nazionale, non mi importava se tifavo per l’allenatore o per i giocatori, guardavo sempre la bandiera. Non voglio essere estraneo a nulla che riguardi la nazionale».
RONALDO, IL 2030 E LA PRIORITÀ NORVEGIA – «Siamo già proiettati verso il 2030, mancano quattro anni… Il calcio è una questione di giorno in giorno, non di mese in mese. La partita di domani è la più importante, sarà giocata benissimo da entrambe le squadre, molto intensa, ed è su questo che voglio concentrarmi. Non voglio distogliere l’attenzione dal tema e dal problema, che in questo momento si chiama Norvegia».
JOAO FELIX E CONCEICAO – «Abbiamo effettuato al massimo quattro sostituzioni nelle tre partite disputate. Questo non significa che non ne farò una quinta. Dipende tutto dalle condizioni dei giocatori e dalle istruzioni che mi daranno. Siamo alla quarta partita. I giocatori con più minuti in campo iniziano a sentire la fatica, rischiano infortuni e fisicamente non saranno al massimo della forma. Domani sarà così; sostituiremo alcuni dei giocatori più affaticati. Credo che Félix si sia ripreso, perché dobbiamo ancora fare una sessione di allenamento, che mi dirà qualcosa su Félix e Conceição».
LA GESTIONE DEL CASO RONALDO – «La cosa più difficile nella carriera di un allenatore è sempre trovare il modo di garantire che, anche quando non si vince, la vittoria sia sempre a portata di mano, partita dopo partita. Per quanto possa dire che la vittoria in Danimarca mi abbia riempito d’orgoglio, per quello che hanno fatto i giocatori, posso anche dire che, alla fine, ero felicissimo, ma avrei potuto essere più felice».
Bruno Fernandes difende Ronaldo: «Sarà sempre la più grande icona della nostra nazionale»
Accanto a Jorge Jesus ha parlato anche Bruno Fernandes, capitano del Portogallo e uno dei leader dello spogliatoio. Il centrocampista del Manchester United ha affrontato sia il tema della qualità della rosa portoghese sia la situazione legata a Cristiano Ronaldo.
JOAO NEVES E LA QUALITÀ DEL PORTOGALLO – «Partendo dall’ultima parte, è l’allenatore a decidere. C’è molta qualità in questa nazionale e noi ne beneficiamo, con giocatori che possono giocare in diverse posizioni, come nell’ultima partita. João Neves era in campo contemporaneamente a Vitinha, a me e a Rúben Neves, e questo è un punto a favore. Far parte della nazionale è qualcosa di straordinario e non dovrebbe essere visto negativamente, a prescindere dal fatto che giochiamo o meno. Siamo tutti titolari nei nostri club e vogliamo giocare titolari nelle partite, creando grattacapi all’allenatore e rendendo le scelte più difficili.
Per quanto riguarda l’altra questione, per chiarire la situazione una volta per tutte, non ho bisogno di parlare con i miei colleghi. Sappiamo come gestire le nostre situazioni. Ci troviamo in una situazione che non ha nulla a che fare con i giocatori, e il nostro ruolo più importante è quello di ottenere risultati. Ho parlato con Cris. Gli ho detto che la cosa più importante, a prescindere da ciò che accadrà, è che lui non smetterà mai di essere il simbolo più grande della nostra nazionale e del nostro Paese, per tutto ciò che ha fatto in Portogallo e nel mondo. Ha un posto riservato non solo tra i più grandi di tutti i tempi, ma anche nel cuore del popolo portoghese. Non possiamo dividere le cose; la nazionale è un’entità unica e tutti i club dovrebbero risolvere i loro problemi a porte chiuse. Credo che andrà così e che tutto si risolverà per il meglio per entrambe le parti. Siamo fuori dai giochi su questa questione; abbiamo passato troppo tempo a giocare a carte e siamo al di fuori della controversia che la circonda, ma chiedo che il Paese non si divida, non prenda posizioni e accetti tutte le parti. Cris sarà sempre la più grande icona della nostra nazionale, del calcio mondiale, e merita il rispetto di tutti i portoghesi, a prescindere da chi lo apprezzi di più o di meno».
L’INFLUENZA SUL GIOCO DEL PORTOGALLO – «Ho già lavorato con l’allenatore; è lui che mi ha portato ai grandi palcoscenici in Portogallo. Conosco le esigenze e i momenti difficili, alcuni più giustificati di altri, ma le richieste dell’allenatore derivano anche dalla sua fiducia nelle nostre qualità e in ciò che possiamo dare alla nazionale. Ci sono margini di miglioramento e le parole dell’allenatore mi hanno aiutato a crescere nella seconda parte della stagione».
LA CONCENTRAZIONE NONOSTANTE IL CASO RONALDO – «È un processo naturale. Ci siamo abituati. Ho giocato con Cristiano Ronaldo nel club, molti di noi hanno giocato con lui in nazionale per anni, e l’attenzione dei media non ci distrae. Sappiamo che stiamo facendo le cose per bene, Cris compreso, perché fa parte della squadra ed era presente anche nella prima partita. Sappiamo di essere sulla strada giusta, più vicini al nostro obiettivo, e la cosa importante è saper mettere da parte tutto ciò che può essere fonte di rumore e concentrarsi su ciò che conta di più in campo. Fuori dal campo, sta a noi gestire le nostre emozioni quando siamo in campo».
L’ESULTANZA DI HOJLUND ALLA RONALDO – «Ho visto l’esultanza, ma l’aveva fatta anche l’ultima volta. È un grande fan di Cristiano. L’aveva fatta anche l’ultima volta con Cristiano Ronaldo in campo, aveva persino paura che Ronaldo si arrabbiasse. È solo un altro, come tanti di noi, cresciuto con Cristiano Ronaldo e che vuole imitarlo. Vedremo questa esultanza per i prossimi 30 o 40 anni, e sono contento che qualcuno stia replicando qualcosa che ha fatto un giocatore portoghese».
Il Portogallo prova quindi a riportare il focus sul campo, con l’obiettivo di avvicinarsi alla qualificazione ai quarti di finale di Nations League. Il caso Cristiano Ronaldo resta però sullo sfondo e verrà affrontato soltanto dopo la sfida contro la Norvegia, come ribadito da Jorge Jesus.
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