Putin al telefono un’ora con Trump: “Non vogliamo aggredire l’Europa”

Roma, 9 settembre 2026 – Continuano le guerre, quella convenzionale e quella ibrida, con la Russia che non ha intenzione di cedere su nessuno dei due fronti. E se l’impegno americano va a singhiozzo, con gli Stati Uniti che vogliono chiudere la partita al più presto, quello europeo prende sempre più corpo. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ha aperto alla possibilità di usare i fondi europei per l’acquisto dei missili Patriot. Intanto, si stringe il cerchio attorno a Mosca all’interno dell’Ue, con l’Ungheria che ha espulso dieci diplomatici russi rei di aver svolto in Ungheria “attività inaccettabili ai sensi della Convenzione di Vienna”.

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La telefonata Putin-Trump

Il presidente russo, Vladimir Putin, ieri ha sentito l’omologo americano Trump in una conversazione durata circa un’ora, che è stata definita “franca, costruttiva e professionale”, e dove gli unici dettagli sono arrivati dal Cremlino. Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo, ha dichiarato alla TASS che, durante la conversazione, Putin ha spiegato a Trump cosa “potrebbe fare la parte americana per mettere fine alle ostilità in Ucraina il prima possibile”. Il numero uno di Mosca avrebbe anche esposto “un’analisi oggettiva e approfondita della situazione attuale riguardo all’operazione militare speciale e alle prospettive di avanzamento” in modo tale da convincere il tycoon che la Russia sta vincendo la guerra.

In ultimo, Putin avrebbe rassicurato l’inquilino della Casa Bianca sul fatto che Mosca “non ha piani aggressivi” nei confronti dell’Europa. L’Ucraina, intanto, rimane vittima di raid spietati. Ieri un bombardamento diurno sulla capitale Kiev ha provocato due morti. Il presidente ucrainoVolodymyr Zelensky spera di incontrare Trump nelle prossime settimane e spinge per un trilaterale in autunno sullo sfondo delle parole di Steve Witkoff e Jared Kushner dopo la missione Usa a Mosca e Kiev.

Bruxelles si compatta

Il Pentagono ha fatto sapere che l’Europa dovrà sostenere l’Ucraina ancora per diversi anni, altro segno che il disimpegno americano è sempre più evidente. Von del Leyen, sentito il parere dei 27 Stati, ha dato il via libera a Kiev a utilizzare i fondi europei per l’acquisto dei missili Patriot. “Insieme al segretario Generale della Nato Mark Rutte, accolgo con favore l’accordo raggiunto dagli Stati membri sulla deroga concessa all’Ucraina per l’acquisto di prodotti essenziali per i sistemi di difesa aerea Patriot. La prossima erogazione di 3,2 miliardi di euro consentirà all’Ucraina di proteggere meglio i propri cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia”.

Rutte, dal canto suo, ha dichiarato: “Dobbiamo continuare a sostenere la sicurezza dell’Ucraina e aiutarla a difendersi dai brutali attacchi della Russia. Ciò significa sostenere l’Ucraina con la massima urgenza”. Si muove anche il Regno Unito, con 116,5 milioni di euro per fornire all’Ucraina capacità di difesa aerea, inclusi missili Patriot, “prima dell’inverno”.

Manovre ibride

Continua anche l’altra guerra contro Mosca, quella che si muove su binari ibridi e difficilmente attribuibili. Ieri è arrivato l’ordine di espulsione per dieci diplomatici russi che si trovavano in Ungheria e che avrebbero svolto attività inaccettabili ai sensi della convenzione di Vienna del 1991. Si tratta di un cambio di passo importante da parte del nuovo premier, Peter Magyar, che sta lentamente portando il Paese su un binario diverso dagli oltre sedici anni di potere di Viktor Orban. Dura e telegrafica la risposta che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affidato alle agenzie di stampa nazionali: “La risposta alla lobby russofoba di Budapest sarà dura e dolorosa”.