Ranucci dopo l’attentato. “Ha chiesto più scorta. Conosceva il mandante”

Roma, 16 agosto 2027 – Il complesso caso giudiziario legato all’attentato intimidatorio ai danni di Sigfrido Ranucci si arricchisce di nuovi retroscena legali e di un duro scontro politico attorno al servizio pubblico. Al centro della vicenda resta salda la posizione di Valter Lavitola, attualmente recluso nel carcere romano di Rebibbia con la pesante accusa di essere stato il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta lo scorso ottobre davanti alla dimora del conduttore e autore di Report.

https://www.quotidiano.net/video/cronaca/legale-lavitola-ha-ammesso-di-essere-il-mandante-dellattentato-a-ranucci-r1edhwp8

La strategia difensiva di Lavitola

Nelle ultime ore, la strategia del collegio difensivo dell’ex editore si è fatta decisamente più incalzante. L’avvocato Sergio Cola ha preannunciato il ricorso al Tribunale del Riesame per contestare sia le esigenze cautelari sia l’aggravante del metodo mafioso. Contestualmente, la difesa chiederà un nuovo interrogatorio dinanzi ai magistrati di Piazzale Clodio per integrare e chiarire le precedenti dichiarazioni dell’indagato. Lavitola sostiene di aver commissionato il gesto unicamente per provocare un innalzamento della scorta del giornalista, suo amico da tempo, e non per arrecargli un danno fisico.

La gip: “Ricostruzione priva di riscontri”

L’avvocato Cola sostiene inoltre che dagli atti emergerebbe come lo stesso Ranucci avesse sollecitato un potenziamento della propria protezione già prima dell’atto. Tuttavia, la giudice per le indagini preliminari nei giorni scorsi ha bocciato seccamente questa ricostruzione, definendola “fumosa, generica e priva di riscontri”. Per la gip Iole Moricca, infatti, Lavitola potrebbe porre in essere “vere e proprie opere di depistaggio”, motivo per cui fino ad oggi non sono state accolte le richieste di domiciliari. Intanto, i quattro presunti esecutori materiali arrestati a fine giugno parrebbero ormai pronti a rompere il silenzio dinanzi ai pm della Dda. I risvolti dell’inchiesta hanno infiammato il dibattito sulla Rai.

Valter Lavitola arriva in procura a Roma, 8 luglio 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI (piazzale Clodio, tribunale, interrogatorio)

La Russa: “Report va cambiata, non eliminata”

Enrico Costa (Forza Italia) ha attaccato la trasmissione accusandola di far scattare un “processo mediatico a senso unico che getta fango e costruisce mostri, dimostrando l’inciviltà del metodo Report”. Sulla stessa linea il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia), che evidenziando il “torbido quadro che sta emergendo” sostiene che “crollano i falsi miti a sinistra” e ricorda come perfino la redazione abbia sfiduciato il suo conduttore. Sul caso è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, affermando che “Report va cambiata, non eliminata” e lamentando come solo l’1,5% delle inchieste abbia riguardato il principale partito di sinistra. «La credibilità di Report era vicina allo zero – ha aggiunto La Russa – ora dopo questa cosa Ranucci-Lavitola…».

Le reazioni in Commissione di Vigilanza Rai

Immediata e durissima la replica degli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai. I pentastellati hanno ironizzato sulle parole della seconda carica dello Stato chiedendosi se “vuole fare anche la scaletta, decidere la messa in onda o indossare la camicia di Sigfrido Ranucci”, denunciando un’ingerenza impunita sul servizio pubblico. I parlamentari M5S hanno poi accusato Fratelli d’Italia di fornire materiale alle inchieste con casi come Santanchè e Delmastro, concludendo che le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, confermano quale sia il vero obiettivo della maggioranza: “Vuole solamente fare fuori Sigfrido Ranucci dalla conduzione”.