Dopo le interviste della mattina che avevano visto Bonetti e Bellanova schierate con Renzi nel “minacciare” conseguenze qualora il Premier Conte non avesse cambiato la linea sul Recovery Plan, è ancora la Ministra delle Pari Opportunità ad “Un Giorno da Pecora” a lanciare un altro ultimatum «L’ipotesi è che se non ci sono le condizioni per andare avanti ne trarremo le conseguenze, ma lavoriamo sul fatto che ci siano». Intanto la Camera ha approvato stamane la risoluzione del Governo sulle comunicazioni di Conte in merito alla riforma del Mes, rimandando al Senato i possibili rischi di tenuta della maggioranza: intervenendo in Aula, il presidente di Italia Viva Ettore Rosato ha sottolineato rivolgendosi direttamente a Conte «Serve rispetto per quest’aula, è inutile dire le cose con i giornali e le interviste e non qui. Una leadership non è la fortunata coincidenza di trovarsi al momento giusto al posto giusto, ma saper mettere insieme cose, persone, idee, tenere insieme maggioranza e opposizione». Per i renziani non ci si può «chiudere in uno stanzino e decidere in tre o quattro. Non esiste. Come non esiste che si commissarino ministri e Pubblica Amministrazione. E’ la fatica della democrazia, che noi dobbiamo fare – ha concluso Rosato – Questo governo deve fare la sua parte con senso di responsabilità e sapendo che i poteri straordinari affidati in tempo straordinario vanno utilizzati con straordinaria saggezza e senso dello Stato». Se il M5s si spacca sul Mes (con alcuni parlamentari che votano i dissenso al Governo) e Italia Viva contesta la task force e il “comitato esecutivo” scelto da Conte per il Recovery Plan, anche dal Pd non arrivano parole “tenere” nei confronti del Premier: «Sulla governance del Recovery plan cercate di trovare una sintesi. Noi non siamo partigiani, le chiediamo che ci sia pieno coinvolgimento del Paese sui progetti, vogliamo che il Paese discuta in maniera fondamentale, profonda», spiega alla Camera il capogruppo Graziano Delrio, «Signor presidente del Consiglio le indichiamo l’immagine di papa Francesco ieri, da solo a pregare la mattina alle 7. Serve umiltà, ascolto, capacità di ascoltare un Paese che sta soffrendo. Molte donne e uomini hanno perso il lavoro». Intanto è attesa a ore la convocazione del Cdm stasera, probabilmente dopo le ore 21.
CAOS SUL RECOVERY PLAN
Dopo le ultime 48 ore iper convulse, il Governo si appresta a convocare un nuovo Consiglio dei Ministri stasera per provare a trovare una quadra sul Recovery Plan: dopo la presentazione della bozza complessiva del Piano Italia sui come spendere i soldi del Recovery Fund (196 miliardi di euro a regime per i prossimi anni, ndr) lo scontro tra Italia Viva, parte del Pd e la restante parte del Governo si è fatta consistente fino alle minacce giunte ieri dall’ex Premier Matteo Renzi. «Insistere su una misura che sostituisce il governo con una Task force, la seduta del Parlamento con una diretta su Facebook e che addirittura pretende di sostituire i servizi segreti con una fondazione privata voluta dal premier significa una follia. Noi abbiamo mandato Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che li diamo a Conte», ha attaccato dal Tg2 il leader di Iv. A domanda secca sul rischio di rottura del Governo proprio sul tema del Recovery Plan, Renzi ha ammesso «spero di no, ma temo di sì se il Premier tiene il punto». Il rischio strappo non si è poi materializzato nell’altro punto nodale dello scontro politico di questi tempi, il Mes: oggi in Parlamento – seppur senza ricevere mai un singolo applauso dai banchi di Pd e Italia Viva – il Presidente Conte otterrà con ogni probabilità i numeri necessari per appoggiare la riforma del Mes al prossimo Consiglio Ue di domani. I renziani hanno annunciato infatti di votare la risoluzione del Governo e con loro anche i “ribelli” del M5s che pure continuano a ritenere inutile il Fondo Salva-Stati: sul Mes, insomma, il Governo non cade, ma diversa e decisamente più ampia la “possibilità” sul Recovery Plan ancora in pieno stallo.
LO SCONTRO CON ITALIA VIVA
A non convincere affatto renziani e dem è la cabina di regia per gestire i soldi del Recovery Fund: Ettore Rosato, Presidente di Italia Viva, ha spiegato a Un Giorno da Pecora «Non abbiamo nessuna voglia di far cadere il governo. Semplicemente, un governo è fatto da una maggioranza politica che decide insieme e porta avanti un progetto condiviso. Non possiamo sempre leggere sui giornali le cose che si vogliono fare. E’ una questione di contenuto, poi c’è anche il principio. Il contenuto è assolutamente inaccettabile». Una governance accentrata su Palazzo Chigi, con una struttura che è quasi un “governo parallelo” non piace affatto e il rischio di rottura si fa molto serio dopo le ultime dichiarazioni delle 2 Ministre renziane in Cdm: «Se si arrivasse a una rottura sulla task force esterna per il Recovery fund io e Teresa Bellanova daremmo le dimissioni», ha spiegato a Radio Capitale la titolare della Famiglia e Pari Opportunità Elena Bonetti, «Io sarei pronta a dimettermi nel momento in cui non avrei più la possibilita’ di rispondere al giuramento che ho fatto. Ho giurato sulla Costituzione Italiana che prevede un processo democratico che deve essere tutelato e mantenuto. Nel momento in cui non fossi messa nelle condizioni di rispettare questo giuramento, anche per coscienza personale, si’ sarei pronta anche a dimettermi». Il Pd lavora ad una mediazione, ma non sono pochi i retroscena che vedono in Zingaretti e Franceschini la scelta oculata di mandare Renzi in “battaglia” per indebolire la leadership di Conte a Palazzo Chigi. L’unica ‘exit strategy’ pensata dal Premier e dal portavoce Casalino sarebbe al momento il maggior coinvolgimento dei Ministri per avere più presenza e forza nella partita Recovery Plan: «Se salta questo governo non ci sono altri possibili. Si andrebbe a votare e sarebbe un disastro», ha spiegato sibillino un importante Ministro all’agenzia Agi. Si attende il voto finale al Senato sul Mes per capire se verrà convocato per stasera il Cdm – e, nel caso, a che ora – e solo lì probabilmente si avrà la sensazione più completa sullo stato dello scontro interno al Governo Conte-2.
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