Riscaldamento globale, quali sono le prove che sia colpa dell’uomo?

Roma, 22 agosto 2026 – Ma come facciamo a essere certi che il riscaldamento globale in atto sia colpa dell’uomo? Parte da questa domanda Fabio Trincardigeologo marino, già direttore del Dipartimento di scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr.


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“Riscaldamento globale colpa dell’uomo? Ecco le prove”

E risponde così: “Innanzitutto le carote di ghiaccio in Antartide hanno attraversato i livelli delle ultime 5 glaciazioni, ognuna della durata di circa 100.000 anni e dei periodi interglaciali tra di esse, ognuno lungo circa 10.000 anni. Il ghiaccio intrappola bolle d’aria e quindi possiamo sapere quanti gas climalteranti c’erano in atmosfera durante i precedenti periodi interglaciali uguali al nostro. La massima concentrazione di CO2 è stata di 300 ppm (parti per milione) e oggi siamo a 420 ppm. Il carbonio immesso dall’uomo in atmosfera oggi è carbonio vecchio (non contiene Carbonio 14) e quindi deriva dai combustibili fossili. In nessun periodo geologico della lunghissima storia della terra si è mai registrato un aumento di concentrazione di CO2 e di temperatura media della Terra così rapido come negli ultimi 80 anni. Cambiamenti considerati “repentini” nel passato hanno sempre implicato centinaia di migliaia di anni per realizzarsi.

Poi ci sono altre evidenze: la crisi climatica di cui finalmente ci stiamo accorgendo perché a subirla non è più soltanto un Paese lontano, come il Bangladesh, ma arriva a colpire noi, è una delle tante crisi generate dalla nostra economia. La crisi della biodiversità dovuta alla distruzione di ambienti naturali come le foreste, l’aumento del consumo di acqua e uso di additivi chimici. Si va verso la sesta grande estinzione e questa volta a causarla non è un meteorite ma la specie umana! Crisi della biodiversità significa meno resilienza cioè meno capacità di adattamento degli ecosistemi, agli stress causati dall’aumento delle temperature. Due anni fa l’autorevole rivista Nature ha pubblicato un articolo che documenta il sorpasso della “tecnosfera”, tutto ciò che è stato costruito artificialmente dall’uomo (dal computer su cui scrivo a Manhattan ai mattoni cotti dagli antichi romani per costruire le loro città). Poi c’è la crisi dell’inquinamento, nell’Oceano ci sono sempre più ampie “zone morte”, prive di vita perché l’arrivo di fosforo e azoto dai nostri fiumi genera effimeri momenti di diffusione di alghe che “mangiano” l’ossigeno disponibile e rendono la vita impossibile agli altri organismi”.

La fusione dei ghiacciai in tutto il mondo per il geologo marino Fabio Trincardi è il tallone d'Achille di tutto il sistema: negli ultimi 4 anni abbiamo inanellato record nella perdita di massa

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“Vi spiego le responsabilità dei super ricchi”

Nell’analisi di Trincardi “il modello attuale è diverso da quello del Dopoguerra: il boom economico, per chi come noi era nella parte fortunata del mondo, distribuiva benessere e “occasioni/opportunità” ad ampie fasce di popolazione che produceva e consumava, ovviamente a spese delle risorse del pianeta ma con una sorta di solidarietà. Il modello affermatosi nell’ultimo decennio è invece quello delle grandi concentrazioni di capitali, fantastiliardi accumulati nelle mani di poche migliaia di persone con uno stile di vita insostenibile e insulso ma molto ammirato. Un altro articolo di Nature ha dimostrato che se tutto il pianeta consumasse risorse ed emettesse CO2 come lo 0.01% di popolazione super ricca, la temperatura media del pianeta sarebbe oltre 12 gradi in più rispetto all’era pre-industriale rendendo impossibile la vita agli umani e probabilmente a qualunque tipo di mammiferi. Saremmo nell’Eocene, uno dei periodi più caldi della complessa storia climatica della Terra”.

“Ecco come rispondere alla crisi”

Ma allora, quali sono le risposte possibili a questa crisi? Trincardi mette in fila: “Etica, adattamento e soprattutto mitigazione. Senza una riflessione etica su dove stiamo andando e la consapevolezza di quanti umani e quante specie viventi stiano pagando un prezzo intollerabile all’arricchimento di pochissimi non si va da nessuna parte. Sul piano pratico, poi, dobbiamo riuscire a conciliare due componenti. Prima di tutto l’adattamento, che è l’insieme delle risposte tecnologiche che possiamo dare alle condizioni climatiche che noi stessi stiamo determinando: fare dighe, barriere, spostare porti e infrastrutture costiere perché il riscaldamento causa anche l’innalzamento accelerato del livello del mare globale; piantare tre miliardi di alberi perché, in trent’anni e non in cinque minuti purtroppo, catturino anidride carbonica dall’atmosfera; fare rifugi climatici per aiutare la popolazione più debole quando arrivano le sempre più frequenti ondate di calore (previste da decenni da tutti i modelli climatici)”. Ma tutto questo non basta ancora. “L’adattamento serve per darci tempo per mettere in atto politiche di mitigazione, cioè di riduzione delle emissioni di combustibili fossili e del danno che stiamo creando. Senza questo non ci sarà una soluzione al problema. Siamo a 1.4 gradi di temperatura media in più rispetto all’era pre-industriale. Gli accordi di Parigi si proponevano di rimanere in 1.5 gradi perché oltre ci sono delle accelerazioni non lineari e il sistema climatico evolve in una Terra senza ghiacci”. Nell’analisi dello scienziato “è facile capire che le terribili ondate di calore di quest’estate, il susseguirsi di anni record uno dietro l’altro, le piogge torrenziali che puntualmente si presentano causando morte e danni economici sempre più ingenti sono tutti fenomeni innescati con un aumento di temperatura globale ancora dentro gli accordi di Parigi. Oggi stiamo andando verso un aumento quasi doppio di temperatura, si parla di 2.8 gradi e oltre, al di sopra dell’era pre-industriale. In questo scenario la sola fusione della calotta di ghiaccio in Groenlandia porta il livello del mare a + 7 metri, praticamente a Ferrara. Siamo sicuri che un po’ di adattamento (a costi sempre crescenti) ci possa salvare?”. Trincardi suggerisce che l’unica strada è quella di “ridurre drasticamente le emissioni, riavviare il green deal e fermare le guerre senza senso”.