Rolando Maran, diventato nuovo ct dell’Albania, ha rilasciato queste dichiarazioni anche sull’Italia. Le dichiarazioni
Di squadre in Italia ne ha allenate davvero tante. Adesso Rolando Maran è stato nominato CT dell’Albania: sarà la sua prima volta all’estero ed è l’occasione per trarre un bilancio di oggi e di ieri. Il mister lo ha fatto con La Gazzetta dello Sport.
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CAMBIARE VITA A 62 ANNI «Perché quando l’Albania mi ha chiamato, mi sono emozionato. Ho subito percepito che è una nazione con orgoglio e senso di appartenenza incredibili».
DOVE VIVRA’ «A Tirana. Per me l’esperienza va vissuta in questo modo: domenica mi trasferirò e inizierò il lavoro vero. E poi la città è bellissima, con una ospitalità incredibile. Mia moglie, che è una interior designer, andrà e verrà: siamo abituati».
HA SENTITO DE BIASI «Certo, Gianni è un amico, è la prima persona che ho chiamato. Ricordo benissimo quella sua avventura, tifavo per lui. Mi ha detto di non avere dubbi, che stavo facendo la scelta giusta. E che l’Albania ha fatto la scelta giusta puntando su di me. Questo mi ha fatto piacere. Curiosamente, ho anche parlato con Igli Tare 20 giorni fa a Milanello. Non potevo immaginare che avrei allenato la sua nazionale».
L’EMOZIONE «La maglia dell’Albania con il mio nome e il numero 28, come l’Europeo che vogliamo giocare. Mi ha dato una sensazione di responsabilità e gioia».
LE ORIGINI «Vengo da una famiglia di artigiani, persone che hanno sempre lavorato. Papà e i miei fratelli erano nell’edilizia, imbiancatura e rivestimenti. Io sono uguale, non cerco il palcoscenico e mi piace lavorare».
SILVIO BALDINI É UN FOLLE «Non così tanto, fidatevi. Ha un carattere molto deciso ma sa sempre quello che fa. Io a lui sarò sempre riconoscente, mi aveva promesso che mi avrebbe portato in B e un’ora dopo aver avuto una panchina mi ha chiamato. In 10 secondi ho smesso di giocare e gli ho detto di sì».
MOMENTI «Il più difficile al Genoa, quando abbiamo avuto 22 giocatori positivi al Covid. Un’incertezza totale. Il più bello l’esordio in Serie A, Roma-Catania 2-2 nell’agosto 2012: vincevamo giocando bene, ci hanno fatto il 2-2 al 91′ e nel recupero abbiamo preso una traversa con Castro. La prova del fatto che eravamo andati lì per vincere, non per prendere un punto».
IL GIOCATORE PIU’ FORTE CHE HA ALLENATO «Difficile rispondere. Il Papu, Barella, Srna, Nainggolan, Almiron, Pandev a fine carriera…».
L’OBIETTIVO «L’obiettivo è tornare nella Serie B di Nations League e qualificarci all’Europeo. Sogno di fare grandi risultati e scrivere una pagina di storia. Ringrazio il presidente federale Duka per la scelta: lo stadio di Tirana mi ha lasciato a bocca aperta, non vedo l’ora di allenare lì dentro. Voglio andare a vedere più allenamenti possibile e studiare l’albanese per parlare con i giocatori. Vorrei allenare il mio calcio di sempre: propositivo, verticale, di lotta. Arrivare ai risultati con sudore e fatica è nel dna di questa nazione».
LA SUA NAZIONALE PREFERITA «L’Italia dell’82. Avevo 19 anni e volevo fare il calciatore: l’età giusta per apprezzarla. Poi l’Olanda di Cruijff. Giocava un calcio talmente evoluto che a noi bambini sembrava di sognare».