Salvini contro Richard Gere: “Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l’attore senza dare lezioni agli italiani”

Roma, 5 ottobre 2026 – “Richard Gere, il ricco signore che doveva testimoniare contro di me per mandarmi in galera perché avevo chiuso i porti ai clandestini, torna ad attaccare l’Italia e gli Italiani. Siamo razzisti perché non accogliamo tutti gli immigrati che lui vorrebbe? Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l’attore (peraltro bravo) ma evita di dare lezioni non richieste agli Italiani”. Ufficiale: non è uno scambio da gentiluomini.

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Matteo Salvini si affida a X per rispondere a muso duro all’attore hollywoodiano. Richard Gere ha prestato voce e volte ad ActionAid a supporto del report ‘Trattenuti’ che analizza il sistema dei Cpr italiani e le politiche di espulsione dei migranti irregolari: “I diritti umani non si fermano alle frontiere – l’affondo-video del protagonista di Ufficiale e gentiluomo – La detenzione, la deportazione e l’invio di persone oltre i confini europei vengono sempre più presentati come soluzioni normali. In Italia, questa direzione si vede nel crescente ricorso ai centri di detenzione e nel modello sviluppato con l’Albania”.

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“La paura sta sostituendo la compassione. Le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce”, afferma ancora Richard Gere nel video per la ong. Chiosa finale: “Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo”.

Nel 2025, si legge nelle anticipazioni del report, l’Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati. Di questi, “soltanto 1.732 sono partiti da un Cpr, mentre 3.052 hanno riguardato persone che non erano mai entrate in uno di questi centri”. Nello stesso anno, “gli ingressi nei Cpr hanno raggiunto il record di 6.835 persone, ma soltanto il 25,3% è stato effettivamente rimpatriato”. I rimpatri dai Cpr, inoltre, “sono diminuiti del 45,1% rispetto al 2022, mentre il numero complessivo dei rimpatri forzati è aumentato”.

L’attore Richard Gere

I dati, sostiene ActionAid, mostrano che l’aumento della detenzione “non produce automaticamente un aumento dei rimpatri”. Al contrario, “migliaia di persone vengono private della libertà personale all’interno di un sistema che non garantisce trasparenza né efficacia e che può prolungare la detenzione anche quando il rimpatrio non viene eseguito. La detenzione amministrativa si traduce così in una concreta compressione dei diritti fondamentali, senza rappresentare una soluzione efficace alla gestione delle migrazioni”.