Sanremo 2027, il caso De Martino: super-budget, ospiti internazionali e malumori in Rai

A far discutere sono le indiscrezioni circolate lunedì 14 settembre su un super-budget per il prossimo Festival di Sanremo: scenografie costose, possibili ospiti internazionali e un trattamento che, secondo alcuni retroscena, avrebbe irritato più di un volto di Viale Mazzini. La storia parte dalle anticipazioni pubblicate da Dagospia e riprese da Libero Magazine. Dalla Rai, per ora, nessun commento ufficiale.

Scenografia, il primo fronte del maxi-investimento Rai

Il primo nodo riguarda la scenografia di Sanremo 2027, indicata come una delle voci più pesanti del nuovo investimento Rai sul Festival. Secondo quanto scritto da Giuseppe Candela su Dagospia, l’azienda avrebbe già detto sì ad alcune richieste di Stefano De Martino, mettendo sul tavolo risorse in più per un impianto visivo definito “poco sanremese e molto impegnativo”. Tradotto: un palco più ambizioso rispetto alla tradizione recente dell’Ariston.

Non è un dettaglio. A Sanremo, la scenografia non è solo sfondo: cambia la regia, i tempi, gli ingressi degli artisti, il modo in cui lo show arriva a casa. Dopo anni in cui il palco è stato raccontato come una macchina sempre più televisiva e meno teatrale, De Martino sembra voler segnare una svolta anche sul piano visivo. Quanto costerà, però, non è ancora chiaro. Non risultano cifre ufficiali sul budget totale, né sulla parte destinata agli allestimenti.

Dentro la Rai, intanto, il segnale sarebbe stato colto. A un volto ancora relativamente nuovo nella guida di un evento di questa portata sarebbe stata concessa una libertà economica importante. “L’Azienda ha già dovuto accontentare il suo pupillo”, scrive Dagospia nel retroscena. E proprio l’etichetta di pupillo Rai pesa forse più dei numeri: racconta un clima, prima ancora di raccontare un bilancio.

Dua Lipa, Olivia Rodrigo e Måneskin: Sanremo guarda ai grandi nomi

Attorno a Sanremo 2027 girano anche nomi internazionali di primissima fascia. Le voci parlano di una possibile presenza di Dua Lipa in un ruolo vicino alla co-conduzione, dell’arrivo di Olivia Rodrigo sul palco dell’Ariston e della reunion dei Måneskin, già vista come uno dei colpi più attesi dell’edizione affidata a De Martino. Per ora, va detto con chiarezza, sono indiscrezioni giornalistiche: non c’è un cast ufficiale annunciato dalla Rai.

La linea, se confermata, sarebbe evidente: costruire un Festival di Sanremo più internazionale, capace di parlare non solo al pubblico televisivo italiano ma anche alla grande conversazione social fuori dai confini nazionali. Una strada già battuta negli ultimi anni, ma non sempre con la stessa forza. Portare all’Ariston artiste come Dua Lipa o Olivia Rodrigo vorrebbe dire alzare l’attenzione mediatica sull’evento. E, insieme, far salire i costi: cachet, produzione, sicurezza, prove, accordi contrattuali.

Stefano De Martino, il suo Sanremo fa rumoreggiare la Rai (TvBlog.it) – Foto da Instagram @stefanodemartino

Il ritorno dei Måneskin, poi, avrebbe un peso simbolico tutto suo. La band romana è uno dei pochi casi recenti di artisti italiani passati dal palco sanremese a una vera esposizione mondiale. Rivedere Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio insieme all’Ariston darebbe a De Martino una storia forte da raccontare: il Festival come punto di partenza e di ritorno. Una narrazione perfetta. Forse fin troppo, per chi in Rai teme nuovi squilibri interni.

Malumori in Rai: tagli, palinsesti difficili e il trattamento De Martino

Il passaggio più delicato riguarda i presunti malumori in Rai. Sempre secondo Dagospia, da settimane alcuni volti importanti dell’azienda sarebbero irritati dal trattamento riservato a Stefano De Martino, percepito come più favorevole rispetto a quello di altri conduttori alle prese con tagli, risposte negative e collocazioni di palinsesto meno comode. “Il fastidio è concreto”, scrive Candela, aggiungendo che molti colleghi appariranno comunque accanto a De Martino tra gag, sorrisi e frasi di circostanza.

È il doppio livello tipico della televisione pubblica: davanti alle telecamere compattezza, dietro le quinte conti, spazi e rapporti di forza. Chi conduce programmi quotidiani o prime serate meno protette sa bene quanto possano pesare un traino debole, una fascia oraria complicata o una promozione ridotta. In questo quadro, vedere risorse e attenzioni concentrate sul Sanremo di De Martino può alimentare nervosismi. Soprattutto se, nello stesso momento, l’azienda chiede prudenza sui costi ad altri reparti.

Nelle ultime settimane è stata citata anche Antonella Clerici, che aveva invitato la Rai a fare più “gioco di squadra” e a sostenere meglio i propri artisti. Non ci sono elementi per collegare direttamente quelle parole al caso De Martino, e attribuire intenzioni precise sarebbe una forzatura. La coincidenza, però, ha fatto discutere. Nei corridoi della tv, a volte, una frase detta in trasmissione basta per diventare un segnale.

Il nodo politico-editoriale: De Martino pupillo Rai e il silenzio di Viale Mazzini

Il punto politico-editoriale sta tutto nella nuova posizione di Stefano De Martino dentro la Rai. Ex ballerino, poi conduttore cresciuto tra intrattenimento leggero e access prime time, il volto di Affari Tuoi è oggi uno dei nomi più esposti dell’azienda. Affidargli Sanremo 2027 significa farne il perno della stagione televisiva e, allo stesso tempo, provarlo su un evento che non perdona esitazioni.

Da Viale Mazzini, finora, non sono arrivate né conferme né smentite sulle cifre, sugli ospiti o sulle tensioni interne. Il silenzio può essere una scelta precisa: evitare di alimentare retroscena mentre la macchina del Festival è ancora in costruzione. Ma lascia anche spazio a letture diverse, soprattutto quando il racconto pubblico insiste sull’idea di un conduttore “coccolato” più degli altri.

Per De Martino la partita è doppia. Dovrà costruire un Sanremo 2027 riconoscibile, competitivo e all’altezza delle attese, senza passare per il beneficiario di un investimento sbilanciato. Per la Rai, invece, il problema è tenere insieme ambizione editoriale e gestione interna. Perché il Festival dura cinque serate. I rapporti aziendali, molto di più.