Sesto Ulteriano, il magazzino della paura: “Se non fai come dicono loro, ti senti sotto pressione”

Nel magazzino di un fornitore di GLS di Sesto Ulteriano, frazione di San Giuliano Milanese, affiora dalle testimonianze raccolte un quadro di forte tensione interna, fatto di pressioni tra colleghi, intimidazioni percepite, rallentamenti organizzati e un clima che diversi lavoratori descrivono come pesante, a tratti soffocante. Il sito, dedicato alle attività di primo e ultimo miglio per l’area milanese, continua a garantire il servizio, ma la criticità operativa raccontata da chi ci lavora ogni giorno disegna una realtà ben più complessa, nella quale una parte del personale si è sentita condizionata nelle scelte e nei comportamenti sul lavoro da un gruppo di colleghi.

Il punto più delicato, nelle testimonianze, è proprio quello delle pressioni morali. “Da dicembre ci siamo trovati davanti a indicazioni imposte di fatto dal gruppo: ‘solo 50 spedizioni, non di più’”, racconta un lavoratore. “E se provavi a fare il tuo lavoro normalmente, caricando secondo gli standard, partivano richieste, controlli, interventi diretti. Ti veniva fatto capire che dovevi adeguarti”. Un altro dipendente descrive lo stesso meccanismo in modo ancora più netto: “Decidevano loro quanto caricare. Se uscivi da quello schema, ti chiedevano di scaricare la merce già caricata. Il problema non era solo operativo: tanti avevano paura di opporsi”. 

La paura, appunto, è il filo che unisce gran parte dei racconti. “Il clima è pessimo”, dice un addetto. “Molti si sentono condizionati, intimoriti. Io stesso ho avuto la sensazione di poter subire ritorsioni. Ti viene da pensare: mi graffiano la macchina, mi tagliano le gomme. Non posso dire chi sia o se sarebbe successo davvero, ma questa è la tensione che si respira”. In un altro passaggio emerge la difficoltà di lavorare seguendo procedure regolari senza essere isolati: “Se fai correttamente le consegne o rispetti quello che l’azienda ti chiede, rischi di essere visto come quello che non sta al gioco”. 

Il presidio sindacale alla Gls
SAN GIULIANO – 24-03-2026 – PRESIDIO SINDACATO USB DAVANTI ALLA SEDE GLS – FOTO CANALI/ANSA – PER REDAZIONE SUD MILANO/METROPOLI – LUCIDI/TAVECCHIO

Accanto alle pressioni, le testimonianze descrivono disfunzioni concrete nell’organizzazione del lavoro. Rientri simultanei dei mezzi, clacson suonati in contemporanea, piazzali congestionati, carichi prima abbassati sotto i livelli abituali e poi, in una fase successiva, aumentati in modo anomalo senza che le consegne venissero completate. “Ci sono stati giorni in cui caricavano 180 o 200 spedizioni e poi ne consegnavano 10 o 20”, riferisce un lavoratore. “La merce tornava indietro, il magazzino si intasava e tutto diventava ingestibile”. Un impiegato amministrativo conferma il riflesso sull’operatività interna: “Quando i mezzi rientravano tutti insieme, suonando e bloccando il piazzale, per chi restava dentro diventava impossibile gestire i flussi normali. Il carico di lavoro aumentava e il disordine cresceva”. 

Nel racconto dei dipendenti compaiono anche altri comportamenti ritenuti non conformi: utilizzo improprio dei veicoli aziendali per attività personali durante il turno, assenze prolungate dalle mansioni assegnate, rientri ritardati, riduzione dell’orario effettivo di lavoro. Ma è soprattutto la dimensione relazionale a colpire. “Non era solo una questione di spedizioni o di turni”, spiega un operatore. “C’era un’influenza costante sulle persone, un modo di farti sentire che dovevi stare dentro certe regole non scritte. E se non ci stavi, partivano frasi aggressive: ‘tu non sei nessuno’, ‘fatti i fatti tuoi’”. 

Il quadro si è aggravato, secondo la bozza, con un episodio di violenza fisica avvenuto a gennaio, quando un capoturno sarebbe stato colpito da un lavoratore mentre organizzava le attività di distribuzione. L’episodio è stato segnalato alla Procura ed è oggetto di accertamenti; all’interno del sito sono presenti sistemi di videosorveglianza che potrebbero aver documentato la scena. È il punto più estremo di una tensione che, nelle parole raccolte, covava da tempo. “A un certo punto non era più solo un conflitto sul lavoro”, osserva un dipendente. “Si era passati a un livello in cui il timore diventava quotidiano”. 

Resta però, nelle stesse testimonianze, anche un elemento da non trascurare: la maggioranza dei lavoratori viene descritta come impegnata a mandare avanti il servizio con professionalità, nonostante il clima interno. Ed è forse proprio questo il dato più significativo. Perché dietro i rallentamenti, le interferenze e le intimidazioni raccontate, emerge soprattutto la condizione di chi prova a fare il proprio lavoro e si ritrova stretto tra procedure da rispettare e pressioni da subire. In controluce, più che un semplice problema organizzativo, si delinea così una questione di libertà e dignità del lavoro.