Roma, 14 luglio 2026 – Nell’adagio popolare c’è del vero: “Il caldo ti ha dato alla testa”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Ebbene, è scientificamente fondata.
Non si trappa di un’iperbole, ma un pericolo concreto a giudicare dall’alert lanciato da un nuovo studio. L’esposizione prolungata a temperature estreme, come quelle sperimentate durante le ondate di calore, è stata associata a un aumento del rischio di ricovero ospedaliero per disturbi mentali e comportamentali. La letteratura medica possiede già dati consolidati e non meramente osservazionali, in merito al fenomeno, ma il lavoro pubblicato su ‘Nature Health’ aggiunge un nuovo mattone. Gli autori – ricercatori della Monash University in Australia – spiegano che si tratta del primo studio multicentrico sui ricoveri per salute mentale correlati ai picchi di caldo. L’analisi è stata condotta dai professori Yuming Guo e Shanshan Li su oltre 2,6 milioni di ospedalizzazioni avvenute durante la stagione calda in 852 località di Brasile, Canada, Cile e Nuova Zelanda tra il 2000 e il 2019.
“I risultati – illustrano – indicano che il caldo estremo prolungato può aumentare acutamente la domanda di assistenza ospedaliera per problemi di salute mentale e supportano la necessità di una preparazione mirata durante le ondate di calore intense”. Il tema sta assumendo un interesse crescente. Li osserva infatti che il cambiamento climatico “è emerso come un fattore pressante che influenza la salute mentale su scala globale, con eventi meteorologici estremi, scarsità di risorse e sconvolgimenti degli ecosistemi che amplificano lo stress psicologico e i rischi per la salute mentale. Un problema evidente legato al clima è la crescente frequenza e intensità delle ondate di calore, come quelle che si stanno verificando attualmente negli Stati Uniti e in tutta Europa”.
Chi rischia di più
Un’ondata di calore è tecnicamente un periodo di temperature ambientali estremamente alte che dura diversi giorni, durante il quale le malattie e i decessi correlati al calore aumentano in modo sostanziale. Lo studio fotografa questo aumento per le problematiche di salute mentale e Guo spiega che l’associazione tra l’esposizione a un’ondata di calore e il ricovero per disturbi di questo tipo risulta più pronunciata fra gli anziani e fra i residenti di aree a bassa densità di popolazione. Le ondate di calore possono scatenare esacerbazioni acute di disturbi mentali e comportamentali preesistenti in più modi: attraverso l’interruzione del sonno e le risposte fisiologiche allo stress, con una maggiore vulnerabilità tra le persone che hanno una termoregolazione compromessa o sensibilità al calore correlata a farmaci.
Anche bambini, adolescenti e giovani adulti non sono al riparo. Una meta-analisi pubblicata su npj Mental Health Research, basata su 28 studi fino ai 24 anni, ha trovato che l’esposizione ad alte temperature è associata a un aumento del 13% del rischio di visite o ricoveri per disturbi mentali, del 14% per schizofrenia e altri disturbi psicotici, del 18% per depressione e dell’1% del rischio di suicidio per ogni grado in più. Il caldo, quindi, non “causa” da solo questi disturbi, ma può agire da acceleratore nei soggetti vulnerabili.
La geografia
La geografia pesa. Lo studio della Monash University segnala un rischio più marcato tra gli anziani e nelle aree a bassa densità di popolazione, dove raggiungere ospedali e ambulatori può richiedere più tempo. Ma anche nelle città il caldo diventa un problema nei quartieri con meno verde, case poco isolate, assenza di condizionamento e notti tropicali che impediscono il recupero. Non conta solo la temperatura massima: conta la possibilità concreta di dormire, bere, rinfrescarsi e chiedere aiuto.
Le patologie più esposte
Le patologie più esposte sembrano essere quelle in cui sonno, idratazione, stress fisico e farmaci giocano un ruolo decisivo: schizofrenia e psicosi, disturbo bipolare, depressione, ansia, demenze, disturbi da uso di sostanze e comportamenti autolesivi. Il caldo può peggiorare la situazione attraverso insonnia, irritabilità, disidratazione, affaticamento, stress fisiologico e difficoltà a mantenere routine e terapie. Alcuni psicofarmaci possono inoltre interferire con sete, sudorazione e dispersione del calore. Per questo il Royal College of Psychiatrists indica tra i gruppi a rischio persone con disturbi mentali gravi, demenza, uso di sostanze, disabilità intellettive, chi assume psicofarmaci, chi vive solo, chi è senza casa o in abitazioni poco raffrescate.
È bene ricordare che, nella maggior parte dei casi, il caldo estremo fa da cassa di risonanza a fragilità già presenti. Le persone con disturbi mentali, o i loro caregiver, dovrebbero quindi mettere in atto strategie preventive: ridurre l’esposizione al caldo, raffrescare gli ambienti, mantenere idratazione e sonno, aumentare il supporto familiare o sociale e, se i sintomi peggiorano, contattare medico o specialista.