Il tribunale del Lavoro di Venezia ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Paolo Michielotto, dipendente del magazzino Metro di Marghera che si tolse la vita nell’agosto 2024 dopo aver ricevuto il provvedimento disciplinare legato a un presunto danno di 280 euro. A renderlo noto è la Cgil veneziana, che insieme alla Filcams e ai familiari aveva promosso il ricorso contro la decisione dell’azienda.
Michielotto lavorava come addetto alle vendite e, secondo quanto contestato da Metro, avrebbe favorito alcuni clienti permettendo loro di risparmiare sulle spese di spedizione. L’azienda, dopo una prima sospensione, aveva proceduto con il licenziamento il 31 luglio 2024, quantificando il danno economico. Il lavoratore si era rivolto al sindacato per impugnare il provvedimento, ma pochi giorni dopo si era suicidato.
“Questa decisione – commentano Daniele Giordano, segretario della Cgil di Venezia, e Andrea Porpiglia della Filcams – fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto. Purtroppo Paolo non potrà gioire di questo risultato. Ed è proprio per questo che sentiamo il dovere di ringraziare profondamente i suoi familiari, che con forza, dignità e determinazione hanno portato avanti una causa giusta, non solo sul piano umano ma anche su quello civile e del lavoro. Questa vicenda rappresenta per noi l’ennesima dimostrazione di un fatto semplice ma decisivo: il lavoro non può essere considerato una merce. Non è accettabile che il profitto venga anteposto alla vita delle persone, alla loro dignità, alla loro storia, alla loro integrità morale”.
L’articolo Si tolse la vita dopo aver perso il lavoro, la sentenza due anni dopo: “Il licenziamento fu illegittimo” proviene da Blitz quotidiano.