Le relazioni, di qualsiasi natura siano, formano fili sottili che si intrecciano nella nostra esistenza e mutano con il passare del tempo: si allentano, si trasformano, sopravvivono persino alla morte oppure si spezzano nel giro di qualche giorno. A volte si imprimono in maniera così violenta nella nostra vita che non riusciamo a distinguerne l’inizio e la fine. In aiuto arrivano le storie che custodiscono e, allo stesso tempo, restituiscono voce a questi legami, che magari hanno attraversato generazioni ed epoche lontanissime e che influenzano ancora oggi ciò che siamo. La sorella prediletta (Garzanti), il nuovo romanzo di Sonia Milan, ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, parla proprio di questo: legami e storie.
Protagoniste sono Olympia ed Estelle Marchand, sorelle con un legame profondissimo anche perché orfane di madre fin dalla tenera età. Sono profondamente diverse: Olympia è studiosa, responsabile, timida, si prende cura degli altri; Estelle è luminosa, esuberante, quella destinata a ricevere tutto l’amore del mondo, la figlia prediletta. I legami profondi, però, hanno anche un’altra faccia della medaglia: nascondono segreti difficili da confessare, capaci di cambiare per sempre il corso di una vita.
La vicenda si svolge a Parigi nei primi decenni del Novecento, dove Estelle si innamora del giovane scrittore Paul. Nel frattempo il destino separa le sorelle e ad Olympia resta un manoscritto inedito, il romanzo di Paul, che dovrà vedere la luce. Ci ritroviamo poi nella Spagna sconvolta dalla guerra civile, negli Stati Uniti e a Roma dove Caterina, giovane giornalista insoddisfatta, si imbatte in un mistero letterario.
Come si evince, quindi, La sorella prediletta attraversa oltre un secolo di storia e intreccia personaggi inventati e figure storiche realmente esistite, tra cui Oliver Sacks, neurologo e scrittore. Sonia Milan racconta anche l’epidemia di encefalite letargica degli anni Venti, una malattia poco conosciuta e misteriosa. Per anni questi malati sono rimasti intrappolati in corpi immobili. Una tragedia che si fatica a raccontare, forse perché non c’è mai stata una spiegazione esauriente dell’accaduto, ma la bellezza della letteratura è quella di riportare alla luce anche queste vicende.
L’autrice, infatti, dice che scrivere per lei è come vivere in una vita parallela. Si entra nei personaggi, si sentono le loro emozioni, ci si dimentica del rumore del mondo reale. E i libri, sostiene, raccolgono anche frammenti di noi, di chi abbiamo incontrato nella nostra vita, delle esperienze vissute. L’arte riesce a fermare il tempo, abbastanza da permetterci di non perdere tutto.
Nel romanzo si riflette anche sulla libertà femminile. Attraversando un secolo, vediamo come sia cambiato il mondo delle donne dalle suffragette a oggi, la strada verso l’indipendenza è stata lunga, ma non è irreversibile. “Bisogna sempre difendere ciò che abbiamo conquistato con estrema fatica”, osserva Sonia Milan, mentre ricorda quanto possa essere concreta la tentazione – ancora odierna – di relegare le donne al ruolo tradizionale di mogli e madri. La storia ci insegna che non esistono diritti acquisiti, ma bisogna lottare ogni giorno per difenderli e conquistarne di nuovi.
La sorella prediletta ci stuzzica su molti temi cardine della società odierna: il destino, il libero arbitrio, la solitudine, la verità, il confine tra cura e accanimento terapeutico. Ed è il compito dei romanzi: non darci le risposte, ma spronarci a fare delle domande.