Sozza, arbitro milanese, ha fatto chiarezza sull’inchiesta arbitri che ha colpito l’AIA negli ultimi mesi. Ecco le sue dichiarazioni
Alla vigilia dell’avvio della nuova stagione, il fischietto milanese Simone Sozza è tornato a fare chiarezza sulla complessa vicenda che ha riguardato il settore arbitrale nei mesi scorsi. Il dossier, definitivamente archiviato dalla Procura di Milano per la totale assenza di riscontri inerenti all’ipotesi di frode sportiva, aveva sollevato accese discussioni attorno all’AIA. Il direttore di gara, pronto ad inaugurare il suo ottavo campionato consecutivo nella massima serie, ha rilasciato un’intervista al quotidiano Il Messaggero per analizzare il momento della classe arbitrale.
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Studio del regolamento e la risposta sul caso Rocchi
Parlando dell’imminente avvio del torneo, il fischietto lombardo ha rimarcato l’intensa preparazione teorica e atletica svolta dai direttori di gara per farsi trovare pronti di fronte alle recenti modifiche tattiche e normative: “Sarà una stagione ricca di novità sul piano tecnico e del regolamento. Noi arbitri, però, siamo molto preparati e abbiamo studiato tanto in vista dell’inizio dell’annata”.
Sollecitato sul polverone mediatico che ha sfiorato il designatore Gianluca Rocchi e le dinamiche interne all’associazione, Sozza ha ribadito la totale concentrazione del gruppo sull’attività sul rettangolo verde: “Il caso delle intercettazioni non ci condiziona, anche se ovviamente la vicenda non fa piacere. A noi arbitri, che abbiamo la testa solo al campo, non ci importa: il nostro pensiero è quello di allenarci, prepararci e arbitrare bene le gare“.
Voci di corridoio e la difesa delle prestazioni
L’arbitro ha colto l’occasione anche per smentire seccamente le indiscrezioni uscite sul suo conto durante le settimane più turbolente, riguardanti presunte simpatie o antipatie nei suoi confronti all’interno della struttura federale: “Se mi son mai sentito gradito o sgradito? No, nella maniera più assoluta. Se qualcuno dovesse dire che sono gradito o sgradito a qualcuno non sarebbe importante per me”.
A chiusura del suo intervento, il direttore di gara ha rivendicato la massima serenità morale con cui affronta la propria professione, indicando quale sia l’unico aspetto in grado di generare rammarico nel lavoro della domenica: “Personalmente credo nell’idea secondo la quale male non fare, paura non avere. Per cui, quando non dici nulla fuori posto e sei giusto, non devi avere ansia. Il più grande fastidio? Quando veniamo attaccati sulla nostra qualità, sulla nostra performance e sul nostro rendimento nelle partite“.