Spionaggio per la Russia, spunta una presunta talpa in Vaticano. Gli ex 007: “I cinesi volevano la cartella clinica del Papa. Ci fruttò 250mila euro”

Roma, 12 luglio 2026 – Dopo i due ex 007 italiani arrestati, e altri cinque militari indagati, un altro colpo di scena entra nel dossier dello spionaggio russo. Le indagini si allargano e questa volta i riflettori si accendono perfino sulla Santa Sede. 

Una presunta fonte interna al Vaticano avrebbe fornito informazioni riservate da destinare a interlocutori russi. È quanto emergerebbe dalle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta della procura di Roma sul presunto sistema di spionaggio per conto di Mosca. 

Si allarga così l’indagine sulla rete di spie che, secondo i pm, sarebbe stato organizzato da Raoul Gavino Piras e Vincenzo Di Pasquale, i due ex agenti dei servizi segreti italiani finiti due giorni fa ai domiciliari. 

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“Vai avanti con il Vaticano”

“Quando tu con il Generale mi avete detto: ‘Vai avanti con il Vaticano’, io sono andato avanti. Il primo anno con 350 euro, poi ho dovuto dare un obolo a Papa Francesco e uno da 4mila con bonifico e uno 6mila euro in contanti”. È uno stralcio delle intercettazioni dei due agenti segreti italiani in congedo riportata dal quotidiano ‘Il Messaggero’. 

Secondo i due arrestati – al momento non è chiaro se le intercettazioni siano attendibili o se si tratti solo di millanterie – le somme anticipate per “l’obolo di San Pietro con l’allora Papa Francesco” avrebbe “aperto le porte” della Segreteria di Stato. La talpa sarebbe una persona chiama “Gabriele”

Le intercettazioni sui presunti contatti con la segreteria vaticana

Agli arresti domiciliari si trovano Raoul Gavino Piras, 59 anni, e Vincenzo Di Pasquale, coetaneo ed ex collega. Nelle conversazioni intercettate, Piras rivendica il valore delle informazioni raccolte e lamenta di non avere ricevuto compensi adeguati per le attività svolte.

In uno dei passaggi riportati negli atti – e citati dal quotidiano ‘Il Messaggero’ – l’uomo sostiene di essersi attivato per acquisire contatti all’interno della Segreteria di Stato del Vaticano, facendo riferimento anche a somme di denaro che, a suo dire, sarebbero state versate come contributi collegati all’Obolo di San Pietro durante il pontificato di Papa Francesco.

Secondo il racconto dell’indagato, tali iniziative gli avrebbero consentito di ottenere accesso a informazioni d’interesse. Gli investigatori stanno verificando l’attendibilità delle dichiarazioni, che al momento potrebbero configurarsi anche come semplici millanterie.

“I cinesi volevano la cartella clinica del Papa. Ci fruttò 250mila euro”

Di Pasquale progettava di aprire con Piras una società di consulenza paravento che, in realtà, avrebbe svolto attività di intelligence. E l’amico gli racconta “precedente storico” che riguarderebbe un ex dirigente del Sisde, che ià aveva “aperto una cosa del genere”. 

“I cinesi volevano una cartella clinica del Papa, perché si era al primo ricovero. Fecero questa operazioncina – spiega Piras, citato da ‘Il messaggero’ – mettendo in mezzo un prete… un civile dai. Questa operazioncina fruttò 250mila euro. Questa cartella quindi… furono portati a Dubai, tutto pagato, viaggio, dai cinesi… alloggio, casa, auto e sono andati via”. Anche su questo episodio non risultano al momento riscontri investigativi.