Stasera in TV “Faccetta nera – Gli Italiani in Africa”, il primo dei due speciali di Una Giornata Particolare

Il balcone è sempre lo stesso, quello di Palazzo Venezia. La voce, tonante e amplificata dagli altoparlanti, annunciava al mondo il ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma.

Era il maggio del 1936, il punto di massimo consenso per il regime fascista, ma l’inizio di una delle pagine più buie, rimosse e tragiche della nostra storia nazionale. A novant’anni da quei giorni, la televisione prova a squarciare il velo del silenzio e dell’autoassoluzione collettiva con un’operazione giornalistica e storica di prima grandezza.

Aldo Cazzullo firma e conduce due speciali di “Una Giornata Particolare“, intitolati “Faccetta nera – Gli Italiani in Africa“, un viaggio senza sconti dentro i crimini e le illusioni del colonialismo italiano.

Il racconto non si limita alla fredda cronaca d’archivio. Cazzullo ha scelto la via del reportage sul campo, volando per tre settimane tra l’Eritrea e l’Etiopia, ripercorrendo idealmente i passi di Indro Montanelli. Il risultato è un percorso che unisce la geopolitica di ieri alla memoria ferita di oggi, analizzando come quel sogno di grandezza si sia rapidamente trasformato in un’occupazione feroce fatta di violenza, propaganda e sangue.

La narrazione si snoda a ritroso, partendo dal trionfo imperiale ad Addis Abeba per poi scavare nelle radici tardo-ottocentesche dell’Italia liberale, ricordando lo shock della sconfitta di Adua e il massacro di Dogali, fino a dimostrare come l’ossessione fascista abbia solo esasperato un’ambizione mai sopita.

Ciò che rende questo dittico televisivo necessario è il coraggio di guardare lo specchio senza filtri protettivi. Non c’è spazio per il mito rassicurante degli “italiani brava gente“. Il reportage affronta a viso aperto l’orrore delle armi chimiche, descrivendo l’uso massiccio dell’iprite sui soldati e sui civili etiopi, nonostante i divieti internazionali. La telecamera scava nelle pieghe del “madamato”, nelle violenze di genere e negli stupri sistematici, smontando pezzo dopo pezzo la retorica della “missione di civiltà”.

Gli ospiti e i collegamenti con gli inviati

Mentre il conduttore si muove sui territori africani, gli inviati Raffaele Di Placido e Claudia Benassi rintracciano le cicatrici di questa avventura coloniale sul suolo italiano, legando i palazzi del potere romano e i musei di Genova, Torino e Vigna di Valle a quel filo rosso di sangue.

A impreziosire una ricostruzione storica rigorosa e arricchita da documenti sonori d’epoca, intervengono voci d’eccezione come quelle di Dacia Maraini, Luca Guadagnino, Marco Travaglio e Igiaba Scego, capaci di offrire sguardi diversi e complementari su un passato che continua a interrogarci.

Il primo capitolo della miniserie si ferma sulla soglia dell’inferno, nel febbraio del 1936, con l’inizio della sanguinosa battaglia dell’Amba Aradam, il momento esatto in cui la maschera propagandistica del regime crolla definitivamente per rivelare il volto più spietato della conquista.

Sarà poi il secondo appuntamento a guidare lo spettatore attraverso l’apice della violenza bellica fino al definitivo e rovinoso crollo dell’Impero con la Seconda Guerra Mondiale. Un appuntamento televisivo che si preannuncia fondamentale, non solo per fare divulgazione, ma per restituire dignità alle migliaia di vittime, italiane e africane, di una tragedia troppo a lungo dimenticata.