Stranger Things: Storie dal 1985 è su Netflix: cos’è, di cosa parla e perché è diverso dalla serie originale

Ci sono serie che continuano anche quando tutto sembra finito. E in qualche modo si pensa che non ci sia alcun modo per ripartire. È da questa riflessione che sono nati i prequel. Se proprio non si può estendere in lunghezza si può pensare di anticipare. Anche se in questi giorni si è concretizzata una operazione ancora diversa, sicuramente un precedente interessante.

Stranger Things si è concluso il 1° gennaio scorso. L’ultima stagione ha chiuso la storia di Undici, Mike, Will, Dustin, Lucas e Max con una certa definitezza, almeno sulla carta. Anche se on line si trovano decine di migliaia di messaggi che da una parte chiedono e dall’altra ipotizzano un possibile prolungamento della serie che più di ogni altro ha dato successo, condivisione e identità a Netflix, l’impressione è che questa volta la storia sia davvero conclusa. Anche se….

Stranger Things in qualche modo continua

…Anche se appena quattro mesi dopo, Hawkins è già tornata. Non in live action, non con gli stessi attori, ma in versione animata, con voci nuove ma anche con la promessa di una storia che si inserisce tra la seconda e la terza stagione come se nessuno avesse mai pronunciato la parola fine e sviluppando un nuovo binario narrativo.

Stranger Things: Storie dal 1985 — titolo originale Tales from ’85 — è disponibile su Netflix da questa settimana con tutti e dieci gli episodi. Ognuno dura circa mezz’ora. L’ispirazione dichiarata dei fratelli Duffer, produttori della serie insieme a Shawn Levy, era quella dei cartoni del sabato mattina degli anni Ottanta, successi globali come Transformers, The Real Ghostbusters, Goosebumps.

Il risultato è interessante, una sorta di ibrido tra animazione CGI e nostalgia costruita, creato dallo showrunner Eric Robles, che ha lavorato al progetto dal 2023 quando la serie madre era ancora in pieno svolgimento.

Strangers Things 1985, un prequel animato
Strangers Things diventa un prodotto animato che estende ulteriormente la serie – Credits Netflix (TVBlog.it)

La trama e il cast vocale

La storia ci riporta all’inverno del 1985 a Hawkins, Indiana. La neve ricopre la città, il varco con il Sottosopra sembra chiuso, e i protagonisti tornano a una vita normale fatta di Dungeons and Dragons, battaglie a palle di neve e pomeriggi relativamente tranquilli. Ma sotto il ghiaccio qualcosa si è risvegliato — qualcosa che potrebbe provenire dal Sottosopra, o dalle profondità del Laboratorio di Hawkins, che riaffiora nonostante tutto sembri concluso.

I protagonisti sono gli stessi della serie originale — Undici, Mike, Will, Dustin, Lucas e Max — con l’aggiunta di Nikki, una nuova compagna di scuola che non sopporta i bulli e diventa parte integrante (e motivante) del gruppo. Il cast vocale è completamente nuovo: Brooklyn Davey Norstedt è Undici, Elisha Williams è Lucas, Braxton Quinney è Dustin. Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo e gli altri non sono in alcun modo coinvolti: una scelta coraggiosa ma anche rischiosa di questa operazione

Stranger Things, il modello e il rischio

Netflix ha costruito Stranger Things nel corso di dieci anni di messa in onda come uno dei brand più riconoscibili del catalogo mondiale. La quinta stagione è stata un evento globale. La serie ha prodotto merchandise, collaborazioni, esperienze immersive, e una nostalgia per gli anni Ottanta che era essa stessa nostalgia della nostalgia — costruita su rimandi che una parte del pubblico non aveva vissuto ma aveva imparato ad amare attraverso lo schermo. Le t-shirt di Stranger Things sono tra i maggiori successi di vendita per prodotti tradizionalmente televisivi.

Il fatto che la formidabile macchina organizzativa della serie venga messa a lavorare su un prodotto nuovo, con un linguaggio diverso, senza i volti che il pubblico ha seguito per anni, è una scommessa che merita di essere raccontata.

Perché un’operazione così diversa

Il precedente più vicino Tales from ’85 è The First Shadow, lo spettacolo teatrale prequel ambientato prima degli eventi della serie originale: ha funzionato come evento unico, circoscritto, per un pubblico già devoto e insaziabile, sempre alla ricerca di contenuti e di nuovo materiale. Ma una serie animata è qualcosa di completamente diverso —un prodotto permanente nel catalogo, disponibile per sempre, che però deve giustificare la sua esistenza non come curiosità ma come esperienza ripetibile.

I primi giudizi emersi dopo il lancio sono divisi tra chi trova il tono dell’operazione fedele allo spirito della serie originale e chi rileva che quattro mesi sono troppo pochi per far dimenticare il finale.

Teorie Stranger Things

Una critica

Una delle critiche più ricorrenti riguarda proprio l’eccessiva prossimità dell’operazione: Stranger Things aveva costruito la sua identità sull’attesa, sulle pause tra una stagione e l’altra che diventavano esse stesse parte dell’esperienza. Storie dal 1985 arriva prima che la nostalgia si sia trasformata in desiderio. Ma soprattutto molto prima di qualsiasi seguito agli episodi precedenti.

La scelta di Netflix

La scelta di uno spin-off animato, a pochi mesi dalla conclusione della serie madre, racconta qualcosa di preciso sulla strategia di Netflix: trasformare i titoli di punta in franchise capaci di generare contenuto indipendentemente dalla storia originale. È lo stesso modello che Disney ha applicato a Star Wars e Marvel. Certo, con risultati alterni e non sempre di successo, ma anche con il rischio di saturare il pubblico invece di trattenerlo e coccolarlo.

Stranger Things: Storie dal 1985 è il primo vero test di questa strategia su uno dei brand più forti della piattaforma. Se funziona, Netflix ha trovato il modo di tenere vivo Hawkins indefinitamente. Se non funziona, avrà comunque dimostrato che certi universi narrativi esistono solo attraverso le persone che li abitano — e che affrettarsi a sostituirle è il modo più rapido per svuotarli.