Rabbia e rassegnazione emergono dalle testimonianze di alcune cassiere della grande distribuzione che per anni si sono viste negare un contratto a tempo pieno, pur lavorando spesso molte più ore rispetto a quelle previste dal loro part-time. A denunciare il fenomeno è la Filcams Cgil, secondo cui il part-time, nato come strumento di flessibilità, in diversi casi sarebbe diventato un meccanismo capace di alimentare precarietà e bassi salari. A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto le donne. In un iper di Seriate, ad esempio, su 368 dipendenti a tempo indeterminato soltanto 187 hanno un contratto full-time. Tra i 160 lavoratori con part-time da 24 ore, ben 150 sono donne.
Le storie di Anna e Simona
Anna, nome di fantasia, lavora da 26 anni in un supermercato. “Non ho mai lavorato il monte giusto di ore, ne ho sempre fatte il doppio, 40 o 45 alla settimana, e quando ho chiesto di diventare full-time, me l’hanno sempre negato”. Dopo quasi vent’anni di richieste è riuscita a ottenere il tempo pieno, ma a condizioni diverse da quelle sperate: è stata spostata dalla cassa alla gastronomia e il suo contratto, dopo diversi rinnovi annuali, non potrà essere ulteriormente prorogato da fine settembre. Anche Simona, altro nome di fantasia, racconta una situazione simile: “Ormai mi sono rassegnata, chiedere non serve a niente”. La lavoratrice spiega di avere un contratto part-time, ma di essere arrivata a svolgere le stesse ore di un tempo pieno, attraverso gli straordinari.
I numeri e la denuncia della Cgil
Secondo il sindacato, il fenomeno è particolarmente evidente nella grande distribuzione bergamasca. Alla Lidl, che conta 18 punti vendita e 315 dipendenti, soltanto 83 lavoratori hanno un contratto a tempo pieno, mentre la maggioranza è impiegata con orari da 30 o 25 ore, per circa tre quarti composta da donne. In Iperal i dipendenti part-time rappresentano il 75%. Anche i dati di Esselunga mostrano differenze tra uomini e donne nella distribuzione degli orari. “La deregolamentazione degli orari — commenta il segretario locale della Filcams Cgil, Nicolas Pezzè — non ha portato una crescita della qualità del lavoro, ma a salari ridotti che non consentono un reddito adeguato e legano lavoratrici e lavoratori a una disponibilità continua per far fronte ai propri bisogni primari”.
L’articolo Supermercati, la denuncia delle cassiere: “Part-time negato e straordinari continui”. La Cgil: penalizzate soprattutto le donne proviene da Blitz quotidiano.