IL DIETROFRONT DELL’UCRAINA
Kiev parla di “fraintendimento” riferendosi alle dichiarazioni importanti lanciate stamani dal suo ambasciatore a Londra: a precisarlo alla Bbc sempre il diplomatico Prystaiko, evidentemente dopo un confronto a distanza con il Governo d’Ucraina.
«È un fraintendimento che l’Ucraina possa rinunciare all’ingresso nella Nato per evitare una guerra con la Russia. Dobbiamo semplicemente trovare una soluzione entro mercoledì», ovvero il giorno in cui secondo il Pentagono la Russia muoverà guerra contro Kiev. «La Russia confina già con Paesi nella Nato, il nostro ingresso non comprometterebbe la sua sicurezza», conclude l’ambasciatore. Nel frattempo da Mosca risuonano veementi le parole del portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov: «il dialogo tra i due presidenti c’è ma le relazioni tra Mosca e Washington sono a un livello bassissimo». Dall’Ue, in particolare dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz, giunge l’appello rivolto alla Russia per raffreddare gli animi e ridurre il rischio di una “terza guerra mondiale”: «servono segnali immediati di de-escalation», altrimenti «ci saranno conseguenze pesanti». Il riferimento è a quanto già minacciato dal G7 tramite un comunicato dei sette ministri della Finanza: «La nostra priorità immediata è sostenere gli sforzi per una de-escalation della situazione ma se Mosca intensifica l’azione militare il G7 è pronto a imporre collettivamente sanzioni economiche e finanziarie con conseguenze enormi e immediate sull’economia russa».
LA RUSSIA INVADE L’UCRAINA MERCOLEDÌ?
Mercoledì 16 febbraio potrebbe essere il “D-Day” per l’Ucraina con l’invasione dei militari russi che viene data dal Pentagono ormai come certa: vedendo però la situazione da “terza guerra mondiale” – o ancora meglio, da “nuova” guerra fredda – che si profila all’orizzonte tutto davvero potrebbe essere incerto fino all’ultimo.
La Russia di Putin ha lanciato diversi “ultimatum”, così come l’Ucraina di Zelensky, la Francia di Macron e gli Usa di Biden: mai come ora però l’escalation non è in mano ad un singolo leader bensì ad una “concausa” di fattori geopolitici alcuni evidenti, altri semi-nascosti. Come ha spiegato in esclusiva per il “Sussidiario” Paolo Quercia, docente di studi strategici nell’Università di Perugia e direttore della rivista GeoTrade, «Ritengo che non voglia combattere e dunque l’opzione n. 1, quella che vedo più probabile, è che non invaderà l’Ucraina. Dopo aver alzato la tensione e averla sfruttata abilmente, tra una decina di giorni inizierà a normalizzare la situazione chiudendo la crisi, di cui risulterebbe comunque il vincitore netto». Bielorussia, Taiwan, Cina e Medio Oriente: nella partita tra Russia, Ucraina e Nato si muovono tutte queste “pedine” sullo sfondo che contribuiscono a rendere il clima da “guerra mondiale” sempre più incerto e dai contorni poco chiari.
LA TERZA GUERRA MONDIALE E IL FATTORE NATO
Le operazioni militari al confine con l’Ucraina continuano ininterrotte, con 130mila soldati russi valutati complessivamente al fronte da fonti di intelligence Usa: i colloqui diplomatici proseguono e non è escluso un nuovo colliquo tra domani e mercoledì sull’asse Putin-Biden. Se è vero che ancora le armi non stanno sparando, Kiev si sta comunque preparando al peggio: come spiega l’ANSA, dalla Lituania è atterrata nella notte una fornitura del sistema missilistico anti-aereo Stinger, mentre altre 180 tonnellate di munizioni le hanno trasferite gli Stati Uniti, per un totale di circa 1.500 dall’inizio della crisi. Secondo il Wall Street Journal, inoltre, Mosca starebbe lanciando sull’Ucraina una sorta di “cyber guerra” volta ad indebolire e innervosire l’avversario: pressione economica, cyberattacchi e la tattica dei falsi allarmi bomba, sulla scia di quanto effettuato già nel 2014 sempre in Ucraina. Il Cremlino smentisce su tutta la linea e accusa la Nato come l’Osce per aver trasferito parte del proprio personale dall’Ucraina: nessuno vuole la guerra ma tutti la “minacciano” rendendo il clima sempre più da terza guerra mondiale “apparente”. Da segnalare una mossa importante lanciata stamani dall’Ucraina nelle parole dell’ambasciatore di Kiev in Regno Unito, Vadym Prystaiko: alla Bbc Radio 5 ha spiegato come l’Ucraina sia disponibile anche a rinunciare all’ambizione di entrare nella Nato, nonostante sia ormai stata inserita nella Costituzione: «Potremmo, soprattutto se veniamo minacciati così, ricattati così e spinti in questa direzione». Da Downing Street filtra però prudenza sul considerare le parole dell’ambasciatore come un segnale di concessione effettiva da poter poi spingere la Russia ad allentare la minaccia invasione.
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