
Gli spostamenti più brevi
Nel biennio 2017-2019 si era assistito ad una ripresa dei “consumi” di mobilità dei cittadini (+8% gli spostamenti, +14,3% i passeggeri*km ovvero il totale delle distanze coperte) dopo una fase quasi decennale di contrazione dalla crisi economica del 2008 in avanti. Nel 2020 si è inevitabilmente interrotto questo trend positivo con il crollo verticale della mobilità durante il lockdown, stimabile nell’ordine del 67% in meno di spostamenti giornalieri e dell’84% in meno di passeggeri*km, solo in parte recuperato dal vigoroso rimbalzo della domanda in particolare nella prima fase post-restrizioni. Consolidati al 31 ottobre i dati “Audimob” attestano che nel 2020 i volumi di mobilità sono ancora significativamente inferiori alla media 2019, di poco più del 20% nel numero di viaggi e di quasi il 40% nel numero di passeggeri*km (totale delle distanze percorse). È noto che il modello generale di mobilità degli italiani è dominato dalla prossimità (3 viaggi su 4 si svolgono nel perimetro dei 10 km e il 60% di quelli urbani si esauriscono entro i 15 minuti), tuttavia la media distanza (raggio 10-50 km) ha guadagnato peso nelle ultime due decadi, oltre 5 punti dal 2001, attestandosi nel 2019 al 22,3% del totale. Il 2020 segna invece un ulteriore rilevante ricentraggio della domanda: da un lato, i tragitti più brevi, inferiori ai 5 minuti a piedi, sono passati dal 6% del 2019 al 17% del periodo del lockdown per poi riassestarsi al 10% nei mesi successivi – è la cosiddetta “mobilità di quartiere” sperimentata dagli italiani durante il confinamento e poi in parte strutturata nelle abitudini quotidiane. Nella dimensione temporale le percorrenze urbane entro i 15 minuti sono cresciute di 10 punti salendo al 70,6% del totale
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