Tre anni senza Kata, l’appello della madre: “Non ho perso le speranze. Continuerò a lottare per la verità”

Firenze, 10 giugno 2026 – Era il 10 giugno del 2023 quando sulle bacheche Facebook di molti fiorentini iniziò a comparire la foto di una bambina sorridente con i capelli scuri e gli occhi vispi. Era un appello a chiunque avesse sue notizie di far sapere qualcosa alla famiglia. Tre anni dopo, della piccola Kataleya Alvarez, per tutti Kata, non c’è ancora traccia. La piccola, che allora aveva 5 anni, scomparve nel nulla dall’hotel Astor di Firenze, struttura occupata nel cuore di via Maragliano. Da allora nessuno ha più saputo nulla.

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L’appello della mamma

Katherine Alvarez Vasquez non si è mai arresa alla scomparsa della figlia. “Sono passati tre anni dalla scomparsa di mia figlia”, esordisce in un video. Sto facendo quest’appello – prosegue – per dire a lei e a tutti che non ho perso le speranze, che continuerò a lottare, e che alla fine la verità si saprà”. Se all’inizio qualcuno aveva pensato ad una sorta di allontanamento volontario, le indagini danno da tempo per scontato che la bambina sia stata prelevata da qualcuno contro la sua volontà. Ma nessuno ha mai scoperto cosa sia accaduto in realtà. E soprattutto chi siano i responsabili. “Prego Dio che faccia un miracolo, che le persone che sono con lei o hanno visto possano finalmente dire la verità”, conclude la madre.

Pressphoto Firenze Secondo anniversario dalla scomparsa di Kata , mamma appende cuori su il muro dell’albergo Foto Gianluca Moggi/ NewPressPhoto

Le indagini del 2023

L’hotel Astor è stato rivoltato da cima a fondo per mesi. Per le indagini fu dispiegata una vera e propria task force. Esperti hanno setacciato la struttura, scandagliando ogni angolo e scavando a fondo alla ricerca di tracce. Niente. Della piccola Kata non si è mai saputo nulla. Sono state visionate a lungo anche le telecamere presenti nella zona, sono state seguite diverse piste investigative, ma nessuno è mai riuscito a chiarire cosa sia successo e da che parte sia stata fatta uscire la bambina. 

Il ricordo

Quel giorno, era sabato, Katherine era uscita la mattina presto per il suo turno al supermercato. Come accadeva ogni volta, aveva affidato sua figlia ai due zii, residenti anch’essi nel turbolento albergo occupato, dove la difficile convivenza fra etnie di occupanti scatenava sovente dissidi, risse e, giusto qualche settimana prima, anche un tentato omicidio. L’ultima prova della presenza della bambina è data proprio dalle immagini della telecamera di un negozio di via Boccherini, che inquadra la scala esterna. Kata, dopo essere salita poco prima all’ultimo piano, ridiscende. E al pian terreno la inghiotte il buio.

Cosa succede adesso

Le indagini della famiglia di Kata, affidate alla criminologa Stefania Sartorini, vogliono riempire quel vuoto riempito finora solo da un’ipotesi: e cioè quella che Kata sia uscita da via Monteverdi, la strada sul retro dell’Astor, verso cui si sbocca solo attraverso passaggi non ordinari e non immediati, ma conosciuti e forse anche studiati. Nelle 97 telecamere consegnate dalla procura, alcune insistono proprio su via Monteverdi e su un ipotetico percorso che, per puro caso o per raffinata strategia, è finora sfuggito a mesi e mesi di approfondimenti più disparati.

L’indagine affidata al pm della Dda, Christine Von Borries, è arrivata fino al Perù, in cerca di un possibile movente di un rapimento o di una vendetta nei confronti della famiglia. Il babbo della piccola era in carcere a Sollicciano quando sua figlia sparì; il fratello di mamma Katherine, Abel detto Dominique, è ancora oggi imputato nel ruolo di ’ras’ del racket delle camere che avrebbe ammorbato il clima dentro l’occupazione, iniziata sotto l’egida del Movimento lotta per la casa ma ben presto naufragata nella guerra fra i dominanti clan di peruviani e rumeni.

Ma in realtà il vuoto più grande da colmare sono le tante, troppe ore in cui la situazione dentro l’Astor ha potuto modificarsi. La denuncia alle autorità da parte della mamma è arrivata soltanto a tarda sera e dopo che ormai tutti dentro l’albergo occupato sapevano. Il primo blitz dei carabinieri è avvenuto soltanto la mattina dopo e lo sgombero dell’immobile addirittura a distanza di una settimana. In queste falle, oltre a Kata si è smarrita anche la verità.