Ucciso dopo aver protestato per il rumore, addio al chitarrista Vikram Singh

Nuova Delhi, 10 settembre 2026 – Una vita trascorsa con la chitarra tra rock, blues e jazz. Poi una banale protesta per il rumore trasformata in tragedia. Chongtham Vikram Singh, conosciuto musicista originario dello Stato indiano del Manipur, è morto a 54 anni dopo essere stato brutalmente aggredito davanti alla propria abitazione, nel sud-est di Delhi. Quello che è successo ha dell’incredibile: scopriamo di più.

Singh aggredito e inseguito: otto arresti

Secondo la ricostruzione della BBC, Singh era sceso in strada dopo aver sentito alcuni uomini bere e urlare all’esterno del palazzo. Dopo aver chiesto loro di smettere, sarebbe stato aggredito. Il musicista sarebbe poi riuscito a tornare al piano superiore, ma gli assalitori lo avrebbero seguito, picchiandolo nuovamente davanti all’appartamento. Qualche ora dopo Singh ha accusato difficoltà respiratorie. Il figlio ventenne lo ha accompagnato in ospedale, dove è morto nelle prime ore del mattino. Sette uomini e un minorenne sono stati arrestati. La polizia sta ancora ricostruendo dinamica e movente.

Il sospetto della discriminazione razziale

La morte ha provocato proteste e indignazione soprattutto nel nord-est dell’India. Le comunità provenienti da questa regione denunciano da anni episodi di discriminazione, insulti razzisti e violenze nella capitale. La polizia precisa che finora non sono emerse prove di un movente razziale, ma diverse associazioni chiedono un’indagine indipendente. “Non cerchiamo vendetta. Cerchiamo giustizia”, ha dichiarato la moglie Joshna.

Quarant’anni vissuti nella musica

Figlio della cantante Chongtham Kamala, Singh era cresciuto circondato dalla musica. Da bambino suonava la fisarmonica per All India Radio, prima di scoprire la chitarra e diventare uno dei protagonisti della scena rock che esplose a Imphal negli anni Ottanta. Suonò con Ultra Vires, Phoenix ed Eastern Dark, per poi avvicinarsi anche al jazz e alla musica classica. Trasferitosi a Delhi negli anni Duemila, continuò a esibirsi e soprattutto a insegnare. Nel 2010 fondò i Fubar Ghetto, formazione tra rock, blues, jazz e fusion. Un uomo ricordato da tutti per la sua gentilezza è morto semplicemente per aver chiesto un po’ di silenzio sotto casa.