Un milione di scale: la Milano delle donne che hanno cambiato tutto

Quando si parla di emancipazione femminile, a volte si dimenticano le donne che non sapevano che stavano cambiando la storia. Quelle che cucivano, vendevano, disegnavano vetrine, piegavano abiti e intanto, senza proclami, conquistavano uno spazio nel mondo. Queste donne sono le protagoniste di Un milione di scale – Le ragazze della Rinascente (Neri Pozza) di Giacinta Cavagna di Gualdana, ospite del vodcast Il Piacere della Lettura. Nel libro si mostrano quelle vite rimaste troppo spesso ai margini del racconto ufficiale, ma fondamentali per capire il Novecento italiano.

Un milione di scale è un romanzo storico, ma anche un grande affresco corale che attraversa Milano dalla fine dell’Ottocento al boom economico. Intreccia la nascita della Rinascente con le storie di tre generazioni di donne. Bice, Eleonora e Cristina diventano il filo invisibile che unisce lavoro, emancipazione e memoria collettiva.

“Dietro quelle vetrine scintillanti si nascondeva un piccolo sogno”, racconta l’autrice durante l’intervista, spiegando come tutto sia nato dal desiderio di osservare la Rinascente non solo come icona commerciale, ma come luogo umano, vivo, attraversato da desideri, ambizioni e trasformazioni sociali. A colpirla è stata soprattutto la storia dei fratelli Bocconi, fondatori del primo negozio di abiti confezionati a Milano: un’intuizione modernissima che avrebbe cambiato per sempre il rapporto degli italiani con la moda e il consumo.

Ma Cavagna di Gualdana sceglie di spostare il centro della narrazione lasciando sullo sfondo le grandi dinastie maschili e ponendo i riflettori sulle “rinascentine”, le commesse, le sarte, le donne che dentro quei corridoi hanno costruito identità e indipendenza. “Mi piace raccontare la Storia attraverso più voci”, spiega. Definisce il romanzo “una sorta di Downton Abbey milanese”, dove le vite dei proprietari si intrecciano a quelle delle lavoratrici.


Il romanzo, quindi, è costruito intorno ai caratteri delle protagoniste. Bice, che a nove anni entra per la prima volta nelle sale delle sarte e comprende immediatamente il proprio destino, incarna un’idea di emancipazione femminile moderna. Eleonora attraversa il fascismo, la guerra e le restrizioni trovando nella Rinascente una famiglia alternativa. Cristina, adolescente inquieta degli anni Cinquanta, cerca disperatamente una strada diversa da quella imposta dai genitori. Tre donne diverse, ma unite dalla stessa ostinazione: scegliere chi diventare.

Un’altra protagonista indiscussa è Milano, città amata e contraddittoria, frenetica e instancabile. “È una città che non si ferma mai”, dice l’autrice. E nel romanzo la si vede davvero muoversi: tra tram, vetrine, bombardamenti, pubblicità, guglie e cantieri. La Rinascente diventa il cuore pulsante di una città che cade e rinasce continuamente, proprio come le donne che la attraversano.

Da storica dell’arte, Cavagna di Gualdana usa una scrittura estremamente visiva, piena di dettagli, manifesti, stoffe e atmosfere. Nel libro passano Gio Ponti, Munari, Dudovich, Armani: non semplici citazioni, ma tasselli di una Milano che ha fatto dell’estetica una forma di identità culturale.

Un milione di scale sottolinea che la libertà femminile non è nata all’improvviso, ma è stata costruita lentamente, un gradino alla volta. In silenzio, spesso. Ma con una forza capace di attraversare le generazioni.