Val Susa, mille No Tav identificati al campeggio di Venaus: lì s’erano rifugiati dopo gli scontri a Chiomonte

Quattro antagonisti stranieri fermati e oltre mille persone identificate, alle quali vanno aggiunti i 436 identificati nella giornata di domenica. È il primo bilancio del lavoro della Polizia per individuare gli autori delle violenze avvenute sabato ai cantieri dell’Alta velocità ferroviaria in Val di Susa.

Al reato di devastazione si aggiungerà quello di terrorismo?

Gli investigatori della Digos e della Squadra mobile sono coordinati dalla Procura del capoluogo piemontese, guidata da Giovanni Bombardieri, che al momento ipotizza il reato di devastazione. Nel prosieguo dell’inchiesta, però, non si esclude che possano essere ipotizzati anche reati associativi, con contestazioni ancora più gravi.

I quattro fermati in differita, durante controlli a Susa, sono cittadini tedeschi, tutti ventenni. Mentre per due di loro potrebbero essere confermate responsabilità tali da giustificare il fermo, il Tribunale di Torino ha convalidato l’esecuzione dell’allontanamento immediato dal territorio italiano nei confronti degli altri due antagonisti stranieri.

Il provvedimento, emesso dal prefetto Donato Cafagna per motivi di ordine pubblico, prevede il divieto di reingresso in Italia per tre anni. Domenica mattina sono scattati controlli delle forze dell’ordine sulle strade della Val di Susa e in particolare nelle aree limitrofe al campeggio allestito a Venaus nell’ambito del Festival dell’Alta Felicità, promosso dal movimento No Tav e giunto quest’anno alla decima edizione.

Per gli investigatori gli antagonisti appartenenti al Blocco Nero che hanno assalito i cantieri, in particolare quelli di San Didero e di Chiomonte, potrebbero essere partiti proprio dal campeggio e avervi trovato rifugio dopo gli scontri, per evitare i controlli immediatamente successivi agli assalti.

È nel corso di questi controlli che sono state identificate le oltre ottocento persone di ieri. Nel campeggio erano ancora presenti circa un migliaio di No Tav e, prima dei controlli, le forze dell’ordine avevano garantito agli attivisti che non sarebbero entrate nel campeggio, come invece avevano temuto gli organizzatori alla vista dello schieramento di polizia.

Così è stato: i controlli sono stati effettuati all’esterno, sulle strade. Le persone identificate sono state riprese in volto dagli agenti mentre mostravano il documento d’identità. Pochi minuti dopo l’avvio dei controlli il movimento No Tav ha utilizzato i social per denunciare quanto stava accadendo, parlando di “un massiccio dispositivo di forze dell’ordine” e di “due posti di blocco sulle strade di accesso a Venaus”.

I controlli all’esterno del camping

Il movimento ha inoltre sospeso il servizio di navette che fino a quella mattina aveva consentito alle persone presenti al campeggio di lasciare il Festival Alta Felicità.

Val Susa, mille No Tav identificati al campeggio di Venaus: lì s’erano rifugiati dopo gli scontri a Chiomonte (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“È evidente che questa sia una chiara prova di forza della Questura di Torino e del Governo a seguito della grande manifestazione di sabato scorso e della straordinaria partecipazione al Festival Alta Felicità”, hanno affermato i No Tav.

Le indagini intanto proseguono. È un lavoro certosino quello degli investigatori per dare un volto a chi formava il Blocco Nero, che si è scagliato con violenza contro i cantieri. Vengono visionati filmati, le riprese effettuate con i droni, ma anche le immagini che circolano in queste ore sui social, spesso pubblicate dagli stessi antagonisti.

Un lavoro complesso, visto che le centinaia di antagonisti che hanno preso parte agli assalti erano coperti dalla testa ai piedi. In molti casi, indossavano maschere antigas e occhialoni e alcuni avevano anche del nastro isolante su braccia e gambe, per coprire tatuaggi che potrebbero consentire il riconoscimento.

Al cantiere di Chiomonte sono arrivati attraverso i sentieri e, poiché molti provenivano da altre città italiane, ma c’erano anche numerosi stranieri, in particolare francesi, gli inquirenti ritengono che siano stati accompagnati da No Tav che conoscono bene i luoghi e i boschi che circondano il cantiere.

Boschi che sarebbero poi serviti a coprire la loro fuga e a consentire agli antagonisti di liberarsi della loro divisa nera.

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