L’ex attaccante di Juventus e Nazionale ripercorre la carriera, il trionfo del 2006 e il difficile periodo giudiziario che ha coinvolto la sua famiglia
Vincenzo Iaquinta torna a parlare della sua vita, dentro e fuori dal campo. L’ex attaccante di Juventus, Udinese e della Nazionale italiana, campione del mondo nel 2006, si è raccontato in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, affrontando i momenti più importanti della sua carriera e anche il lungo percorso giudiziario che ha coinvolto la sua famiglia.
Da dieci anni Iaquinta vive una situazione complessa legata alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il padre Giuseppe, condannato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia sulla ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. L’ex calciatore ha sempre rivendicato la propria estraneità ai fatti e ha raccontato il peso umano di questa situazione.
Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano
IL PESO DELLA VICENDA GIUDIZIARIA – «È davvero triste. Io ho giocato 15 anni ad alti livelli, fatto una tripletta in Champions e ho vinto un Mondiale… eppure il mio nome viene associato all’ndrangheta per un’accusa infame. Siamo entrati in un vortice più grosso di noi, da cui veniamo risucchiati a ogni sconfitta».
LA BATTAGLIA PER IL PADRE – «Finiranno per ammazzarmelo lì in carcere. Ci hanno gettato addosso una quantità immensa di fango. Una volta che scivoli nelle sabbie mobili, è difficile uscirne. Ho fiducia nella giustizia, ma così è dura. Lotterò per dimostrare la sua innocenza. È la battaglia della mia vita. Noi con la mafia non c’entriamo nulla, ci fa schifo».
Iaquinta e il Mondiale 2006: «Ho ancora i brividi»
Il ricordo più luminoso resta inevitabilmente quello della vittoria del Mondiale 2006 con la maglia dell’Italia. Iaquinta fu uno dei protagonisti del gruppo guidato da Marcello Lippi, segnando anche nella prima partita contro il Ghana.
IL TRIONFO AZZURRO – «Sì, senza dubbio. La sensazione provata nel momento in cui Cannavaro alza la coppa è indescrivibile. Ho ancora i brividi. In trenta secondi mi sono passati davanti vent’anni di sacrifici».
IL GOL CONTRO IL GHANA – «Kuffour sbaglia un retro passaggio e mi avvento io… segnando il 2-0. Io, partito dai dilettanti, ero arrivato a fare gol in un Mondiale. Ricordo le lacrime di mio padre dopo la partita, è anche suo e di mia mamma quel gol».
L’attaccante ha ricordato anche il segreto di quella squadra, un gruppo unito dentro e fuori dal campo.
IL GRUPPO DEL 2006 – «Semplice, stavamo bene insieme. Eravamo uno spogliatoio di pazzi, consapevoli di poter raggiungere un sogno. E poi… quanti scherzi! Pirlo e Gattuso erano come cane e gatto, ma anche Materazzi, De Rossi e Totti, era un continuo prendersi in giro. E poi eravamo umili: molti di noi arrivano da squadre di provincia».
Da Spalletti a Lippi: gli allenatori che hanno segnato Iaquinta
Nel corso della carriera Iaquinta ha lavorato con tecnici importanti, a partire da Luciano Spalletti ai tempi dell’Udinese fino a Marcello Lippi in Nazionale.
IL RAPPORTO CON SPALLETTI – «Che anni a Udine! Avevamo un gioco spettacolare, Luciano era dieci anni avanti a tutti. Le racconto questa: io in spogliatoio ero il campione di braccio di ferro, battevo tutti. Un giorno si presentò lui, mi sfidò e a momenti mi spaccava il braccio. Tre secondi e via. ‘Così la smetti di fare il bischero’, mi disse. Questo è Spalletti. In campo è un martello, ma fuori sa come fare gruppo».
IL LEGAME CON LIPPI – «So che stravedeva per me già dai tempi in cui allenava la Juve. Io per lui ho fatto l’esterno, la seconda punta e il centravanti, ma avrei fatto anche il portiere. Ha saputo compattare il gruppo, è stato un allenatore speciale».
Juventus, infortuni e il rimpianto Conte
Gli infortuni hanno rappresentato uno dei grandi ostacoli della sua carriera, soprattutto nell’esperienza alla Juventus.
IL RAPPORTO CON CONTE – «Quando è arrivato Antonio mi voleva tenere. Mi portò in ritiro e mi disse ‘Vediamo come va’. Giocavo, stavo bene. Poi ecco l’ennesimo infortunio. Conte mi chiamava ogni giorno per sapere come stessi, sperava in un mio ritorno. Dopo l’ultimo stop s’è dovuto arrendere pure lui. Non aver giocato per lui resta un rimpianto che mi porto dentro».
Udinese, Champions e il mito Buffon
Iaquinta ha infine ripercorso alcuni momenti della sua esperienza europea con l’Udinese, arrivata fino alla Champions League, e ha scelto il miglior compagno affrontato in carriera.
IL RICORDO DELL’UDINESE – «Eh… con Spalletti allenatore, che partite! Io e Di Natale davanti, eravamo imprendibili. Io all’esordio, pronti via, faccio tripletta contro il Panathinaikos. Poi la sfida al Barcellona… insomma tante belle soddisfazioni».
IL CAMPIONE PIÙ FORTE – «Ho giocato con tantissimi fuoriclasse, ma se devo fare un nome dico Buffon. Era impressionante. Quando in allenamento decideva che non avremmo fatto gol, potevamo anche andare a fare la doccia. Non c’era verso, non segnavi mai. È il portiere più forte della storia».