Roma, 18 luglio 2026 – Volodymyr Zelensky valuta di silurare il comandante in capo delle Forze armate, Oleksandr Syrskyi, mentre si aggrava la crisi ai vertici della difesa ucraina esplosa dopo il rimpasto di governo e le proteste di migliaia di persone a Kiev. Secondo il Financial Times, il leader di Kiev riunirà nel fine settimana i comandanti militari e valuterà i possibili successori di Syrskyi. Intanto la guerra torna a colpire in profondità la Russia: droni ucraini hanno centrato due centri logistici di Wildberries, con almeno otto morti e oltre 60 feriti secondo le autorità locali. La possibile uscita di Syrskyi segnerebbe il secondo terremoto ai vertici della macchina bellica ucraina in pochi giorni, dopo la rimozione del ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Zelensky aveva ammesso che la frattura tra i due era ormai tale da impedirgli perfino di sedersi allo stesso tavolo senza la sua mediazione. Migliaia di manifestanti hanno scandito ‘Syrskyi via’ davanti alla presidenza.
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di Antonio Del Prete
“Non è un semplice rimpasto”. Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto ucraino di politica, cosa c’è dietro alla rimozione dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, e al cambio del premier?
“Un tentativo di rilancio e di centralizzazione del potere presidenziale. Sergii Koretskyi non è un leader politico indipendente, ma un manager”.
Perché il presidente ha avvertito questa necessità?
“Non si fidava più della prima ministra Yulia Svyrydenko e di alcuni membri del governo, indebolito da conflitti interni e scandali di corruzione”.
Ma la strategia dei droni promossa da Fedorov sembrava produrre risultati.
“Il suo successo lo aveva reso sempre più autonomo. Troppo. Fedorov rappresentava la guerra tecnologica e asimmetrica: gestione digitale, droni, attacchi in profondità. I risultati gli avevano garantito sostegno tra i partner occidentali, i volontari e parte delle forze armate”.
Perché è entrato in contrasto con il comandante delle Forze armate?
“Fedorov e Syrsky operavano in due mondi diversi. Il comando militare accusava il Ministero di finanziare priorità sbagliate. La squadra di Fedorov rispondeva che le risorse venivano usate male. Il conflitto era diventato ingestibile”.
La scelta di Yevhen Khmara per la Difesa fa pensare al timore di divisioni nell’esercito.
“Sì, Khmara è una figura di compromesso in un contesto di malcontento per la mobilitazione, conflitti tra comandanti, stanchezza dei soldati e crescente autorevolezza politica dei veterani”.
Le proteste per Fedorov rivelano un conflitto tra presidenza e forze armate?
“Sì, ma per ora si tratta di una grave frattura politica, non di una ribellione istituzionale. Le manifestazioni in nove città ucraine dimostrano che la decisione ha toccato un nervo sociale più ampio”.
Di cosa si tratta?
“È una protesta condotta da gruppi filoucraini precedentemente leali, i quali ritengono che le decisioni del presidente possano indebolire le capacità di difesa del Paese”.
C’è un problema di legittimità politica?
“Le elezioni sono vietate dalla legge marziale. Ma Zelensky fu eletto nel 2019 con il 73,22% dei voti su una piattaforma diversa dall’attuale agenda di guerra. La sua legittimazione dipende sempre più dai risultati militari”.
Il leader di Kiev vinse grazie al Sud e all’Est russofono. Chi lo sostiene oggi?
“Chi lo identifica con la resistenza, settori dell’apparato statale, cittadini che dipendono dalla stabilità del sistema e persone che temono che un cambio di leadership durante la guerra produca il caos. Ma il consenso è più ristretto e meno stabile del 2019. Alcuni suoi ex elettori ritengono che la promessa originaria di pace non sia stata mantenuta, sebbene l’invasione sia stata una decisione russa”.
Le divisioni tra l’Est che guarda a Mosca e l’Ovest filo-europeo sono state superate?
“La guerra ha rafforzato un’identità politica comune, ma emergono fratture nuove: tra chi presta servizio militare e chi evita la mobilitazione; tra chi è rimasto e i rifugiati all’estero; tra le regioni vicine al fronte e le aree sicure. Cresce inoltre la divisione tra chi vuole proseguire la guerra fino agli obiettivi dichiarati e chi dà priorità a un cessate il fuoco rapido”.